Violazioni antinfortunistiche, sanzioni: termini perentori per il datore di lavoro

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In caso di violazioni antinfortunistiche il datore di lavoro è tenuto a provvedere al pagamento della somma prevista dalla legge per la violazione accertata entro e non oltre i 30 giorni dalla data in cui l’organo di vigilanza lo ammette alla oblazione amministrativa. In caso di ritardo è soggetto a condanna penale e non potrà detrarre dalla pena pecuniaria che gli sarà inflitta la somma pagata in ritardo.

Pronunciandosi su una vicenda che vedeva imputato un datore di lavoro cui era stato addebitato di non aver rispettato la disciplina in materia di ponteggi, il quale, ammesso ritualmente dall’organo di vigilanza al pagamento della sanzione amministrativa ridotta una volta eseguita la regolarizzazione delle violazioni accertate, aveva poi provveduto al pagamento in ritardo senza alcuna giustificazione, la Cassazione ha annullato la sentenza del giudice che, nel determinare la pena pecuniaria da infliggere, aveva “detratto” la somma tardivamente versata, affermando l’importante principio di cui in massima.

Il fatto
La vicenda processuale che ha fornito l’occasione alla Corte per occuparsi della questione trae origine dalla sentenza di condanna emessa nei confronti di un datore di lavoro alla pena di € 1.500,00 di ammenda, detratti da tale somma € 1.200,00 già versati oltre il termine di 30 gg. previsto dalla legge per la definizione amministrativa (art.21, comma 2, d.lgs. 19 dicembre 1994).

All’imputato era contestato di avere, in qualità di amministratore unico di una s.r.l. e datore di lavoro, in riferimento ad un cantiere all’interno del quale erano in corso, utilizzando un ponteggio riferibile alla predetta s.r.l., lavori di rifacimento della copertura e restauro facciate di un edificio, omesso di disporre che i lavori di montaggio e smontaggio di un ponteggio fossero accompagnati da idoneo piano che contenesse il calcolo di resistenza e stabilità, anche a fronte della presenza di teli di protezione. Il tribunale, dopo aver ritenuto provata la responsabilità, aveva precisato che l’imputato era stato ammesso al pagamento della sanzione amministrativa da parte dell’organo di vigilanza, provvedendo tuttavia a pagare la relativa sanzione (€ 1.200) oltre il termine di legge, senza fornire alcuna giustificazione al riguardo sicché, nell’impossibilità di ritenere estinto il reato, aveva determinato la pena finale in € 1.500,00 di ammenda, dai quali aveva detratto i 1.200,00 euro già versati, pur se tardivamente.

Il ricorso
Contro la sentenza di condanna presentava ricorso per cassazione il pubblico ministero, in particolare sostenendo che il Tribunale non poteva attuare alcuna compensazione tra quanto versato dal contravventore a titolo di oblazione amministrativa, oltre il termine di decadenza di giorni 30, e quanto dovuto a titolo di sanzione penale, non avendo detta compensazione alcun fondamento normativo.

La decisione della Cassazione
La tesi della difesa è stata accolta dalla Cassazione che ha annullato la sentenza.

Al fine di meglio comprendere l’approdo cui sono pervenuti i Supremi Giudici, è utile un, seppur sintetico, inquadramento giuridico della questione.

Sul punto è opportuno ricordare, per quanto qui di interesse, che il D.Lgs. n. 758 del 1994, oltre a riformare l’apparatosanzionatorio (prevedendo, da un lato, la depenalizzazione di alcune contravvenzioni minori, dall’altro la pena alternativa all’arresto e ammenda in luogo della sola pena pecuniaria) ha modificato la procedura per l’accertamento dei reati in materia di sicurezza ed igiene del lavoro.

Il sistema è incentrato sull’istituto della prescrizione che, per espressa previsione (art. 25), sostituisce per quanto attiene alle violazioni penalmente sanzionate, la diffida e la disposizione mutuandone i rispettivi contenuti; a differenza di tali atti, però, viene emessa nell’ambito delle funzioni tipiche di polizia giudiziaria, con la duplice conseguenza di far rientrare tutta la procedura nell’ambito della giurisdizione penale e di sottrarre l’atto al regime delle impugnazioni avanti al giudice (amministrativo o civile a seconda dei casi). Il procedimento amministrativo si divide in due fasi:

– La prima, consistente nell’imposizione della c.d. prescrizione al contravventore da parte dell’organo di vigilanza
– La seconda, con cui invece si fissa la somma da versare, pari ad un quarto del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge per la violazione accertata.

Focalizzando l’attenzione sulla seconda fase (successivo pagamento dell’oblazione), la normativa prevede che, verificato l’adempimento, l’organo di vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa la predetta somma, nel termine di trenta giorni. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l’organo di vigilanza comunica al Pubblico Ministero l’adempimento alla prescrizione, nonché l’eventuale pagamento della predetta somma.

Il termine di 30 gg. per il pagamento è perentorio o se si paga in ritardo non vi sono conseguenze?

La Cassazione ha sempre risposto nel primo senso, affermando che la speciale causa di estinzione delle contravvenzioni in materia di prevenzione antinfortunistica non opera se il pagamento della somma determinata a titolo di oblazione amministrativa avviene oltre i trenta giorni fissati dalla legge, trattandosi di termine avente natura perentoria e non ordinatoria (v., da ultimo: Cass. Pen., Sez. 3, n.7773 del 05/12/2013 – dep. 19/02/2014, B., in CED Cass., n.258852).

Le conseguenze sul piano pratico – operativo
Tornando al caso esaminato dalla Cassazione nella sentenza qui commentata, la Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha annullato la sentenza che aveva “detratto” l’entità della sanzione tardivamente pagata dal contravventore dalla pena pecuniaria prevista dalla legge, precisando che le diverse finalità perseguite dal procedimento amministrativo e dal procedimento penale, essendo l’esaurimento del primo condizione di procedibilità del secondo, e la mancanza di referenti normativi escludono che la sanzione penale, determinata all’esito del giudizio di responsabilità, possa essere compensata con la somma tardivamente corrisposta in via amministrativa, residuando il solo diritto di ripetizione di questa ma non la possibilità di incidere sulla consistenza legale dell’altra.

In altri termini, quindi, il datore di lavoro che – dopo aver adempiuto alle prescrizioni impartite dall’organo di vigilanza che le abbia positivamente riscontrate – intenda ottenere subito la”chiusura” della pratica, è tenuto a provvedere al pagamento della somma pari ad ¼ del massima dell’ammenda prevista dalla legge per la violazione accertata, entro “e non oltre” i 30 gg. dalla data in cui l’organo di vigilanza lo ammette alla c.d. oblazione amministrativa, consapevole che, ove paghi anche con un sol giorno di ritardo, sarà costretto ad andare davanti al giudice penale ed a subire la condanna, senza poter “detrarre” la somma pagata in ritardo dalla pena pecuniaria che gli sarà inflitta.

Fonte: Ipsoa.it

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