Tutele e trattamento economico della malattia

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In caso di malattia ci sono specifici obblighi da rispettare, sia da parte del lavoratore sia da parte del datore di lavoro. Vediamo quali sono gli adempimenti a loro carico e le tutele previste dal Ccnl Studi professionali. La malattia, insieme alla maternità, rappresenta la causa più comune di assenza che genera la sospensione del rapporto di lavoro, a seguito della temporanea incapacità del lavoratore di adempiere alla propria obbligazione.

La nozione di malattia, secondo la dottrina ormai consolidata, si identifica in: “uno stato morboso determinato da una patologia che impedisce l’esecuzione della prestazione lavorativa”.

Tutele normative ed economiche
Nei contratti a prestazioni corrispettive, quale è il contratto di lavoro subordinato, quando uno dei contraenti non adempie alle sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento oppure la risoluzione del contratto.
La particolare tutela che il nostro ordinamento giuridico riserva al prestatore di lavoro fa sì, invece, che la malattia, in deroga al principio appena enunciato, pur determinando la temporanea sospensione della prestazione lavorativa e, quindi, un temporaneo inadempimento contrattuale, non determina l’immediata possibilità per il datore di lavoro di recedere dal contratto.
Nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato l’evento morboso beneficia di una serie di tutele di carattere normativo, quali la conservazione del posto, nonché di carattere economico, quali l’indennità di malattia.
Il loro riconoscimento è però subordinato al rispetto di una serie di condizioni.

Nell’ambito del campo di applicazione del Ccnl degli Studi professionali sottoscritto dalla Consilp il 3 maggio 2006, la regolamentazione di tali diritti ed obblighi è riassumibile come segue.

Obbligo di informazione
Il lavoratore ha l’obbligo di dare immediata notizia della propria malattia al suo datore di lavoro; in caso contrario, trascorso un giorno dall’inizio dell’assenza, questa sarà considerata ingiustificata, con le conseguenze previste dal contratto per tale tipo di mancanza, consistenti nella trattenuta di quote giornaliere della retribuzione e nell’applicazione di sanzioni disciplinari.

Certificato medico
Dopo aver inizialmente informato dell’assenza il proprio datore di lavoro, entro il 3° giorno dall’inizio della malattia il lavoratore deve fargli recapitare il certificato medico che attesti l’impossibilità di prestare attività lavorativa.
Tale obbligo deve essere rispettato anche in caso di prolungamento della prognosi iniziale, attestato dal rilascio di successivi certificati di continuazione e/o ricaduta.
Quale giustificativo dell’assenza, il certificato deve essere recapitato qualunque sia la durata della prognosi (quindi, anche se la malattia dovesse durare un solo giorno).

Il lavoratore, entro 2 giorni dal rilascio, deve inoltre recapitare il certificato medico anche all’Inps, mediante consegna diretta dello stesso ovvero mediante invio a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.
L’Inps, con circolare n. 95-bis del 6 settembre 2006, ha chiarito che la certificazione deve essere inviata anche relativamente alle malattie di durata inferiore a quattro giorni (per le quali, come noto, non viene riconosciuto il trattamento previdenziale a carico dell’Istituto stesso). Il ritardato invio del certificato medico, non determinato da cause di forza maggiore, comporta la perdita dell’indennità economica per i giorni di ritardo.

Fasce orarie di reperibilità
Per permettere l’attività di controllo da parte delle strutture sanitarie, sia essa spontanea sia su richiesta del datore di lavoro, il lavoratore malato deve rimanere reperibile presso il proprio domicilio dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 di tutti i giorni, comprese le domeniche e le festività infrasettimanali.

La durata del periodo di comporto
Il Ccnl degli Studi professionali prevede che, durante la malattia, i lavoratori non in prova hanno diritto alla conservazione del posto per un periodo:

• di 180 giorni continuativi, in caso di comporto cd. “secco” o “ininterrotto”;
• di 180 giorni cumulando nell’anno solare i vari periodi di assenza per malattie anche di breve durata, in caso di comporto cd. “per sommatoria” o “frazionato”.

Decorso tale termine e perdurando l’assenza per malattia, il datore di lavoro può procedere al licenziamento riconoscendo al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso.

Tfr: b ase di calcolo
Per quanto riguarda la maturazione del Tfr, in luogo degli importi erogati a titolo di indennità economica di malattia, concorre alla determinazione della retribuzione utile al calcolo del trattamento di fine rapporto l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento dell’attività lavorativa.

L’assenza per malattia, inoltre, è utile ai fini del riconoscimento della maturazione dell’anzianità aziendale.

Trattamento economico
Il contratto collettivo degli Studi professionali prevede che, nel corso del periodo di malattia debitamente certificato, il lavoratore abbia diritto a:

• indennità economica a carico dell’Inps, nelle misure previste dalle norme generali per gli impiegati e gli operai appartenenti alle aziende inquadrate dall’Istituto nel settore Terziario;
• in aggiunta, a carico del datore di lavoro, un’integrazione a tale indennità che permetta di raggiungere complessivamente le seguenti misure:
• 100% della retribuzione di fatto per i primi 3 giorni (periodo di carenza);
• 75% della retribuzione di fatto dal 4° al 20° giorno di malattia;
• 100% della retribuzione di fatto dal 21° giorno in poi, in modo che al dipendente spetti lo stesso importo al netto dei contributi previdenziali che avrebbe percepito se, anziché essere assente, avesse lavorato (necessità, quindi, di operare il calcolo dell’integrazione utilizzando la modalità della lordizzazione).

Riguardo l’erogazione dell’integrazione da parte del datore di lavoro va precisato che essa non è dovuta nel caso in cui, per qualsiasi motivazione, l’Inps non riconosca l’indennità a proprio carico; inoltre, il Ccnl specifica che se l’indennità viene corrisposta dall’Inps in misura ridotta (ad es. in caso di ricovero ospedaliero di lavoratore che non abbia familiari a carico), il datore non è tenuto a integrare la parte di indennità non corrisposta dall’Istituto.

Come si calcola l’indennità economica
L’indennità economica a carico dell’Inps è dovuta, per tutte le giornate indennizzabili, nelle seguenti misure della retribuzione media giornaliera (R.M.G.):

• primi 3 gg. (carenza): non dovuta;
• dal 4° al 20° giorno: 50,00% della R.M.G.;
• dal 21° al 180° giorno: 66,66% della R.M.G.

In caso di ricovero ospedaliero, ai lavoratori non aventi familiari a carico l’indennità giornaliera è ridotta ai 2/5 delle misure sopra riportate (si ricorda che il giorno di dimissione dall’ospedale va indennizzato in misura normale).

Per le sole finalità appena menzionate, il riconoscimento della “vivenza a carico” viene attribuito ai familiari che non posseggano un reddito superiore ai limiti previsti annualmente dall’Inps che, per l’anno 2008, sono stati determinati in misura pari a € 624,06 mensili per il coniuge, un genitore e ciascun figlio, e pari a € 1.092,10 mensili per i due genitori (circ. n.6/2008).

La retribuzione media giornaliera si determina con le seguenti modalità:

• impiegati: retribuzione lorda del mese precedente l’inizio dell’assenza per malattia, aumentata del rateo mensile delle mensilità aggiuntive, il tutto diviso 30. Qualora il mese precedente non fosse interamente retribuito, il divisore sarà dato dal numero delle giornate di lavoro prestate nel mese precedente, aumentato delle domeniche e festività cadenti in tale periodo, per quanto riguarda la retribuzione corrente, mentre per quanto riguarda il rateo delle mensilità aggiuntive il divisore sarà comunque 30;
• operai mensilizzati: retribuzione lorda del mese precedente diviso 26, aumentata del rateo mensile delle mensilità aggiuntive diviso 25.

L’indennità giornaliera così determinata spetta ai lavoratori per le seguenti giornate:

• impiegati: per tutte le giornate comprese nel periodo di malattia (eccetto il periodo di carenza) con esclusione delle festività cadenti in domenica;
• operai: per tutte le giornate feriali comprese nel periodo di malattia (eccetto il periodo di carenza).

L’integrazione dell’azienda
Ad integrazione dell’indennità a carico dell’Inps, il datore di lavoro deve erogare alcune somme a proprio carico.
Per le giornate per le quali il datore deve riconoscere un’integrazione fino al raggiungimento del 100% della retribuzione netta, considerato che l’indennità economica Inps non è soggetta a contribuzione, per evitare che il lavoratore percepisca una retribuzione netta (indennità Inps più integrazione datore) maggiore rispetto a quella normalmente spettante in caso di attività lavorativa, l’integrazione a carico del datore di lavoro va erogata applicando il criterio della lordizzazione, che consiste nel lordizzare la somma a carico dell’Istituto dell’aliquota contributiva a carico del lavoratore prima di determinare l’importo integrativo a carico del datore:

Normale retribuzione lorda mensile – Indennità di malattia Inps lordizzata = Retribuzione lorda integrabile.

Per il calcolo dell’indennità lordizzata si consiglia di utilizzare il seguente sistema di calcolo:

Indennità Inps : (1 – aliquota contributiva a carico lavoratore) = Indennità lordizzata
Trattamento previdenziale e fiscale L’indennità giornaliera a carico dell’Inps è esente da contribuzione previdenziale ed assistenziale, mentre è soggetta ad imposizione fiscale.
L’integrazione a carico del datore di lavoro è soggetta sia a contribuzione che ad Irpef.

Scarica QUI, un esempio pratico di calcolo dell’indennità economica in busta paga.

Fonte: Bruno Bravi – shop.wki.it

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