Trasformazione del CFL: anzianità e emolumenti da contrattazione collettiva

0
44

Il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio anche quando l’anzianità sia presa in considerazione dalla contrattazione collettiva. In caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, ovvero nel caso di assunzione a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro, il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio. Il principio opera anche quando l’anzianità sia presa in considerazione da discipline contrattuali ai fini dell’attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva, come nel caso degli aumenti periodici di anzianità per i dipendenti di aziende di “trasporto in concessione”.

La Corte d’appello, in riforma della decisione di primo grado che l’aveva rigettata, accoglieva la domanda proposta da alcuni lavoratori contro l’A. s.p.a., intesa al riconoscimento del diritto al computo nella anzianità del servizio prestato in base ad un contratto di formazione e lavoro poi trasformato in contratto a tempo indeterminato alla sua scadenza, con conseguente condanna della società alle differenze retributive.

La Corte di appello aderiva alla tesi interpretativa secondo cui la garanzia prevista dalla normativa in materia di contratto di formazione e lavoro è vincolante anche in relazione agli istituti previsti non già dalla legge ma, come nel caso degli scatti di anzianità, dalla contrattazione collettiva.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’A. s.p.a., in particolare sostenendo che la normativa applicata dalla Corte d’appello, allorché stabilisce che il periodo di formazione e lavoro, in caso di trasformazione del rapporto in quello di lavoro a tempo indeterminato, deve essere computato nell’anzianità di servizio, si riferisce solo agli effetti ricollegati al decorso del tempo direttamente dalla legge, ma non anche a quelli derivanti dalla contrattazione collettiva, quali appunto gli scatti biennali di anzianità.

La Cassazione ha respinto il ricorso della società, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della Corte ma che, per la sua importanza, dev’essere in questa sede ribadito.

Va sul punto ricordato che le Sezioni Unite della Cassazione hanno ritenuto che il principio secondo il quale, in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, ovvero nel caso di assunzione a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro, il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio, opera anche quando l’anzianità sia presa in considerazione da discipline contrattuali ai fini dell’attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva, come nel caso degli aumenti periodici di anzianità per i dipendenti di aziende di “trasporto in concessione”.

Con riferimento al profilato contrasto della normativa in questione, così come interpretata dalle Sezioni Unite, con i principi sull’autonomia e libertà sindacale di cui agli artt.3, 39 e 41 Cost., i quali comporterebbero l’intangibilità della competenza della contrattazione collettiva nel determinare i livelli retributivi e il complessivo trattamento economico dei lavoratori, a meno che non si ponga la questione di una contrarietà della disciplina all’art.36 Cost. e con il principio di razionalità non potendo la posizione dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro essere equiparata a quella dei lavoratori “provetti” a tempo indeterminato, la stessa Cassazione ha avuto modo di precisare che non si è in presenza di una immotivata o irrazionale interferenza del legislatore rispetto al potere delle parti collettive di disciplinare l’entità e la struttura del trattamento retributivo dei lavoratori, ma della determinazione da parte del medesimo legislatore, per ragioni di interesse generale, delle modalità di coordinamento con la disciplina ordinaria del rapporto di lavoro del particolare istituto rappresentato dal contratto di formazione e lavoro, prevedendosi un riequilibrio, a tutela del lavoratore assunto mediante tale speciale tipo di contratto, di rilevanti aspetti di trattamento meno favorevole rispetto alla disciplina generale con elementi di garanzia di parità di trattamento rispetto agli altri lavoratori.

Orbene, secondo gli Ermellini il senso dell’operazione di riequilibrio non può essere certo messo in discussione dal fatto che, con la trasformazione, la precarietà è stata superata visto che, diversamente, si legittimerebbe un trattamento meno favorevole pur in presenza di situazioni divenute “uguali” per scelta legislativa.

Se pure, dunque, gli scatti di anzianità costituiscono un istituto giuridico di fonte esclusivamente contrattuale collettiva, l’equiparazione posta dalla legge (cioè periodo di formazione e lavoro uguale periodo di lavoro ordinario), in quanto, come detto, formulata nella norma in questione in termini generali ed assoluti non è derogabile dalla contrattazione collettiva, come si evince anche dalla mancanza di ogni richiamo a salvezze derivanti da disposizioni pattizie di segno diverso.

Del resto, una volta ritenuta la suddetta natura imperativa ed inderogabile, non si vede come la prevista regola del computo del periodo di formazione nell’anzianità di servizio possa essere soddisfatta da un accordo collettivo che ne escluda la valutazione ai fini del conseguimento dei vantaggi riconosciuti alla generalità dei dipendenti in funzione del decorso del tempo di prestazione del lavoro subordinato.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here