Trasformazione contratto di lavoro da full-time a part-time senza comunicazione alla DPL

0
1760

A seguito di trasformazione del contratto di lavoro da full-time a part-time per un dipendente non è stata effettuata la prevista comunicazione alla DPL competente omettendo, inoltre, di consegnare al lavoratore interessato copia del contratto part-time.

Lo stesso lavoratore, non avendo ricevuto alcuna documentazione relativa alla riduzione d’orario, rileva l’illegittimità del contratto part-time e rivendica le differenze retributive non percepite per effetto della trasformazione part-time. Pertanto, si chiede di conoscere le conseguenze a tale erroneo comportamento.

Il contratto di lavoro part-time, secondo le disposizioni contenute nell’art.2 del D.Lgs. n.61/2000, è stipulato in forma scritta e deve contenere “puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno”.

Tale prerogativa tende, essenzialmente, a garantire, al lavoratore, la funzione di certezza e conoscenza delle caratteristiche con cui si evolverà la prestazione lavorativa assicurando, allo stesso, la piena disponibilità del tempo escluso dalla prestazione lavorativa conciliando, così, la vita professionale e familiare e, nel contempo, favorire la possibilità di provvedere a quella retribuzione necessaria ad un vita dignitosa e costituzionalmente garantita.

Pertanto, la forma scritta, così come disciplinata dall’art.8 del D.Lgs. n.61/2000, è richiesta soltanto ai fini della prova per cui, ove la scrittura risulti mancante, è ammessa la prova per testimoni, sia pure nei limiti di cui all’art. 2725 cod. civ., fermo restando che l’eventuale mancanza o indeterminatezza delle indicazioni circa la durata delle prestazioni e della collocazione temporale dell’orario non implicano la nullità del contratto.

Inoltre, in assenza di prova, su proposta avanzata direttamente dal lavoratore, potrà essere dichiarata la conversione giudiziale del contratto, da tempo parziale a tempo pieno, a partire dalla data in cui la mancanza della scrittura sia accertata.

Per il periodo antecedente la conversione, resteranno fermi i diritti relativi alle retribuzioni effettivamente dovute.

Risulta opportuno rilevare che in termini di prove civili, come sopra evidenziato, l’ammissione della prova per testimoni, in assenza di prova scritta o forma scritta, è consentita se il contraente ha senza colpa smarrito il documento che gli forniva la prova stessa. In tale ultima circostanza, la giurisprudenza, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2724 e 2725 del c.c., ritiene che chi invoca a proprio favore la perdita di un documento, deve, in deroga alle limitazioni imposte dalla legge, dimostrare, allo scopo di stabilire la validità formale e sostanziale, l’esistenza del documento ed il suo contenuto ed, inoltre, documentare la perdita verificatasi senza colpa che non può essere provata per implicito dalle condizioni personali e soggettive della parte interessata. (Cassazione n. 26155/2006).

Al rapporto di lavoro risultante dalla trasformazione si applica la disciplina del suddetto decreto legislativo e, pertanto, le precisazioni fin qui esposte, si ritiene possano essere estese alla trasformazione del contratto da tempo pieno in tempo parziale che, ferma restando la volontà delle parti nella stipulazione, a norma dell’art.5 del D.Lgs. n.61/2000, deve risultare da atto scritto convalidato dalla Direzione Provinciale del lavoro competente.

In merito alla necessaria convalida da parte della DPL competente, il Ministero del Lavoro, con lettera circolare del 5 giugno del 2000 precisa che la convalida in questione si sostanzia nella verifica della reale volontà delle due parti mediante l’attento esame dell’atto negoziale rilevando, inoltre, che l’accordo di trasformazione, ancorché valido, potrà svolgere la sua efficacia solo dal momento in cui sia apposta la convalida da parte dell’ufficio preposto.

Premesso quanto sopra, per la questione proposta nel quesito, si ritiene sia possibile affermare che, mancando l’atto scritto con il quale evidenziare, oltre alla libera scelta posta in essere dal lavoratore, la durata e la collocazione temporale della prestazione lavorativa, il contratto di lavoro dovrà considerarsi a tempo pieno in quanto privo di accordo scritto ricadendo, quindi, sul datore di lavoro l’onore di fornire la prova della consensuale riduzione lavorativa.

A parere di chi scrive, il lavoratore potrà vantare le differenze retributive per inadempimento della prestazione secondo le disposizioni previste per i rapporti a prestazioni corrispettive.

Infine, non si esclude la sanzionabilità del Libro Unico del lavoro per infedele registrazioni dei dati in esso contenuti.

Fonte: Fabio Licari – Esperto Ipsoa – Ipsoa Editore

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here