Trasferimento e trasferta del lavoratore

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Il trasferimento del lavoratore in carenza delle condizioni giustificatrici costituisce un inadempimento contrattuale. Tale inadempimento, dunque, secondo i criteri generali in materia di obbligazioni, consentirebbe al lavoratore di non aderire al trasferimento, senza perciò solo essere considerato dimissionario. In sostanza, a fronte di un trasferimento illegittimo, il lavoratore potrebbe agire in via di autotutela e così rifiutare il trasferimento.

In tal caso, ove, sul presupposto della inottemperanza al trasferimento, intervenga il licenziamento del lavoratore, spetterebbe al datore di lavoro dimostrarne la legittimità in quanto giustificato dalle prescritte ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Qualora il lavoratore non abbia eseguito il trasferimento e questo sia stato dichiarato illegittimo, il lavoratore avrà diritto alle retribuzioni per tutto il periodo in cui, pur non recandosi presso il nuovo luogo di lavoro, abbia nondimeno offerto le sue prestazioni al datore di lavoro, restando a disposizione di questi (in questo senso Cass.29 gennaio 1990, n.577).

Secondo alcune pronunzie in caso di ottemperanza al trasferimento e di successiva declaratoria di illegittimità, il lavoratore di contro avrebbe diritto al risarcimento dei danni conseguenti all’illegittimo trasferimento, ma non alla reintegrazione nel precedente luogo di lavoro, posto che la reintegrazione troverebbe applicazione unicamente nell’ipotesi del licenziamento illegittimo rientrante nell’area della cosiddetta “tutela reale” (Cass.23 gennaio 1988, n.539).

Secondo altre, invece, il lavoratore avrebbe altresì diritto ad essere riammesso presso la precedente sede di servizio (Cass.1 luglio 2002, n.9530).

La possibilità da parte del lavoratore di rifiutare l’esecuzione di un trasferimento illegittimo non è peraltro pacifica.

Ed invero, si è pure ritenuto che il lavoratore, a fronte di un trasferimento illegittimo, non potrebbe rifiutarsi di eseguirlo, continuando a rendersi disponibile nel luogo dal quale è stato trasferito.

Il rifiuto di eseguire il trasferimento sarebbe pertanto legittimo (e, dunque, disciplinarmente non sanzionabile), unicamente ove il lavoratore abbia ottenuto un provvedimento d’urgenza da parte del giudice di sospensione del trasferimento (Cass.19 novembre 1996, n.10109).

Al riguardo devono infatti sottolinearsi i rischi insiti per il lavoratore nella scelta di non eseguire il trasferimento e di impugnare il successivo licenziamento.

Ciò considerato che l’ambito di applicazione del ricorso ex art.700 cod. proc. civ. si estende senz’altro a coprire anche l’area del trasferimento illegittimo. Il lavoratore pertanto, a fronte di un trasferimento assunto in carenza dei requisiti obiettivi richiesti dall’art.2103 e delle altre condizioni eventualmente poste dalla contrattazione collettiva, sul presupposto di un pregiudizio grave ed irreparabile, potrà senz’altro invocare la tutela d’urgenza al fine di ottenere la sospensione del trasferimento e la reintegra nel luogo di lavoro originario (chiedendo al giudice in via d’urgenza, la sospensione del trasferimento e la reintegra nel luogo di lavoro, riservando al merito della causa la pronuncia sulla illegittimità del trasferimento e sul risarcimento degli eventuali danni), senza esporsi al rischio che il datore di lavoro receda dal rapporto di lavoro.

Trasferimento collettivo
La fattispecie del trasferimento collettivo si realizza quando il trasferimento coinvolge interessi di carattere più generale rispetto a quelli implicati da un trasferimento individuale (Cass.2 marzo 1999 n.1753).
Il trasferimento collettivo si distingue da quello individuale, in quanto esso riguarda una collettività di lavoratori considerati non individualmente ma quali componenti di una unità produttiva o di una parte di essa.
Normalmente, la contrattazione collettiva regolamenta il potere del datore di lavoro di procedere a trasferimenti collettivi, subordinandolo al previo esperimento di consultazioni sindacali, ovvero di una previa informativa.

L’omessa attivazione di tali procedure, comporta l’illegittimità dei trasferimenti. Peraltro, i singoli lavoratori trasferiti, quand’anche la ricorrenza delle ragioni giustificatrici del trasferimento abbia formato oggetto di un esame congiunto in sede sindacale, possono sempre impugnare il provvedimento di trasferimento al fine di ottenere la verifica giudiziale della loro sussistenza (Cass.5 aprile 1986, n.2384).

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