Trasferimento d’azienda e cessione di contratti di lavoro: linea di demarcazione

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Requisito indefettibile per il trasferimento di azienda è l’elemento dell’organizzazione, intesa come legame funzionale che rende le attività dei dipendenti appartenenti al gruppo interagenti tra di esse e capaci di tradursi in beni e servizi ben individuabili, configurandosi altrimenti la vicenda traslativa come cessione del contratto di lavoro, richiedente per il suo perfezionamento il consenso del contraente ceduto.

Il caso trae origine dalla sentenza con cui la Corte di Appello, in riforma della decisione del giudice di primo grado, ha dichiarato l’inefficacia della cessione del contratto di lavoro di E.P. da parte di Telecom Italia Spa – avvenuta in relazione al dedotto trasferimento di ramo d’azienda del marzo 2003 – con conseguente condanna della società alla reintegrazione nelle mansioni svolte precedentemente la cessione.

Per quanto qui interessa, la Corte d’appello ha ritenuto che nella vicenda in esame non fosse ravvisabile una cessione di ramo d’azienda sussumibile nell’ambito della disciplina di cui all’art.2112 c.c., atteso che la cessione del personale tecnico operativo addetto alla manutenzione degli autoveicoli senza il contestuale passaggio della struttura che ne coordinasse l’attività determinava la mera cessione di rapporti di lavoro con carenza di quella autonomia organizzativa e funzionale necessaria per realizzare l’ipotesi prevista dalla predetta norma.

Telecom, nel proporre ricorso per Cassazione, critica la sentenza laddove ha ritenuto ostativo al riconoscimento di un trasferimento ai sensi della disposizione codicistica la circostanza che il trasferimento non abbia riguardato tutte le strutture che in Telecom si occupavano della gestione del parco macchine. Inoltre, ha sostenuto che l’art.2112 c.c. non impone che tutte le articolazioni che svolgono la medesima funzione all’interno dell’azienda debbano essere unitariamente trasferite né la carenza di autonomia funzionale poteva essere desunta dal fatto che il servizio appaltato alla cessionaria sia stato poi espletato con diretta ingerenza della cedente Telecom.

La Cassazione ha respinto la tesi.

Interessante è il percorso logico – argomentativo con cui i giudici di Piazza Cavour sono pervenuti al rigetto del ricorso. In particolare, ricorda la Cassazione come la cessione di ramo d’azienda è configurabile solo se la struttura ceduta è dotata di pregressa autonomia organizzativa ed è idonea, già all’atto della cessione, a costituire un’entità economica unitaria, finalizzata allo svolgimento di un’attività volta alla produzione di beni e servizi.

I giudici di appello avevano escluso in fatto che nella fattispecie in esame fossero emerse circostanze tali da far ritenere che fosse stata trasferita una attività organizzata “funzionalmente autonoma”. Ed infatti, dopo aver dato per accertato con il primo giudice che il settore avente ad oggetto la sola gestione e manutenzione dell’autoparco era stato ceduto, mentre la parte amministrativa addetta alla organizzazione servizi automobilistici e di supporto alla dirigenza era rimasta in Telecom, la Corte d’appello ha ritenuto che “la cessione del personale tecnico operativo addetto alla manutenzione degli autoveicoli messi a disposizione del personale Telecom senza il contestuale passaggio della struttura che ne coordina l’attività rispetto alle richieste ed esigenze dell’azienda stessa determina la mera cessione di rapporti di lavoro”.

In sostanza, dal “mancato passaggio di quello che potrebbe essere definito il “cervello” del settore auto Telecom” poteva trarsi che l’originario ramo aziendale era stato disaggregato e ne era stata “ceduta solo la parte meramente operativa senza la struttura necessaria per la sua gestione.

Dunque, la Cassazione ha ritenuto del tutto legittimo che i giudici di appello avessero tratto dal mancato passaggio dei lavoratori che, prima del trasferimento, provvedevano alla gestione del gruppo di lavoratori ceduti il convincimento che fosse stato esternalizzato un servizio deprivato dell’originaria autonomia funzionale.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed invero, secondo il principio affermato dalla Cassazione, può configurarsi un trasferimento aziendale che abbia ad oggetto anche solo un gruppo di dipendenti stabilmente coordinati ed organizzati tra loro, la cui capacità operativa sia assicurata dal fatto di essere dotati di un particolare “know how” (o, comunque, dall’utilizzo di “copyright”, brevetti, marchi etc.), realizzandosi in tale ipotesi una successione legale di contratto non bisognevole del consenso del contraente ceduto. Requisito indefettibile della fattispecie legale tipica delineata dal diritto comunitario e dall’art.2112 cod. civ. resta comunque, anche in siffatte ipotesi, l’elemento della organizzazione, intesa come legame funzionale che rende le attività dei dipendenti appartenenti al gruppo interagenti tra di esse e capaci di tradursi in beni o servizi ben individuabili, configurandosi altrimenti la vicenda traslativa come cessione del contratto di lavoro, richiedente per il suo perfezionamento il consenso del contraente ceduto.

Fonte: Ipsoa.it

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