Trasferimento aziendale: fattispecie escluse

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Trasferimento di azioni 
Estraneo al concetto di trasferimento di azienda è il caso del trasferimento del pacchetto azionario (Cass.6 settembre 1993, n.9339; App. Milano 9 luglio 2004). In tal caso, infatti, non si determina alcun mutamento del soggetto titolare dei beni aziendali. La società, infatti, mantiene inalterata la sua soggettività giuridica e, pertanto, la titolarità del complesso dei beni destinati all’esercizio dell’impresa.

Il trasferimento del pacchetto azionario comporta unicamente una modifica nella titolarità delle azioni, passibile di esercitare influenza sulle relazioni di controllo, ma non di determinare un trasferimento di azienda.

Gruppi di società 
Parimenti estraneo al concetto di trasferimento di azienda deve ritenersi l’ipotesi di collegamento societario e del gruppo societario.

Le singole società, infatti, indipendentemente dal collegamento societario ovvero della appartenenza ad un medesimo gruppo economico, mantengono la propria autonomia soggettiva e la propria distinta personalità giuridica e restano pertanto esclusive titolari dei rispettivi rapporti di lavoro.

Ne consegue che la circostanza che un dipendente possa prestare nel tempo la sua attività lavorativa alle dipendenze di diverse società del gruppo non comporta la unificazione dei singoli rapporti di lavoro (Cass.2 luglio 1981, n.4312).

È evidente, tuttavia, che ove una società del gruppo trasferisca ad un’altra società del gruppo un settore di attività o un ramo di azienda, l’ipotesi sarà senz’altro riconducibile ad un trasferimento di azienda.

Mutamento di forma giuridica 
Ancora estraneo al concetto di trasferimento di azienda è l’ipotesi del mutamento di forma giuridica della società (Cass.16 febbraio 1986, n.2697).

Ed infatti, alla modificazione della forma giuridica della società attraverso la trasformazione da uno ad un altro dei tipi legislativi, è estraneo l’elemento caratterizzante del trasferimento di azienda, che abbiamo visto consistere nel mutamento del soggetto titolare del complesso dei beni aziendali.

In tal caso, invece, il soggetto resta lo stesso e ciò che muta è soltanto la sua veste giuridica.

Impresa in regime di concessione 
Si è posto infine il problema se la fattispecie del trasferimento di azienda ricorra nell’ipotesi di impresa il cui esercizio è subordinato a concessione da parte della Pubblica Autorità.

Al riguardo la giurisprudenza ha in passato ritenuto la inconfigurabilità di un trasferimento d’azienda (Cass.25 luglio 2000, n.9764).

Infatti, nel caso di scadenza o revoca delle concessione e di affidamento della concessione ad un nuovo soggetto, lo svolgimento della attività imprenditoriale da parte di quest’ultimo non ripeterebbe la sua origine a titolo derivativo dalla posizione del precedente concessionario, bensì a titolo originario dalla concessione amministrativa.

Normativa italiana e orientamenti comunitari
La disciplina del trasferimento di azienda è ispirata come detto alla esigenza di tutelare la continuità del rapporto di lavoro e di apprestare tutela ai crediti del lavoratore.
Sulla materia si registrano numerosi interventi della Commissione europea (direttiva 77/187/CEE del 14 febbraio 1997; direttiva 98/50/CE del 29 giugno 1998 e la direttiva 2001/23/CE del 12 marzo 2001) con l’intento di addivenire ad un riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di tutela dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di azienda.
La Corte di giustizia delle Comunità europee si è peraltro espressa nel senso della applicabilità dei presidi posti a garanzia dei diritti del lavoratore in caso di trasferimento di azienda anche nella ipotesi in cui la successione nella titolarità della azienda sia intervenuta in forza di una autonoma concessione.
L’art.1, D.Lgs. n.18/2001, emanato in attuazione della direttiva 98/50/CE, aveva in effetti previsto che il trasferimento di azienda potesse avvenire anche per il tramite di provvedimento amministrativo.
L’art.32, D.Lgs. n.276/2003 ha tuttavia espunto dalla nuova formulazione dell’art.2112 cod. civ. ogni riferimento al trasferimento di azienda operato tramite provvedimento autoritativo della pubblica amministrazione.
Allo stato, pertanto, ed indipendentemente dagli eventuali profili di inadempimento agli obblighi derivanti dalla appartenenza alla Unione europea che una tale disciplina potrebbe sollevare, il vigente testo dell’art.2112 cod. civ. sembrerebbe collocarsi nel solco della giurisprudenza formatasi in punto di esclusione dall’ambito di applicazione della disciplina dettata per il trasferimento di azienda della ipotesi di trasferimento operato in via originaria per il tramite di una concessione amministrativa.Se non che, in pronunzie rese con riferimento al testo dell’art.2112 antecedente alle modifiche apportate dal D.Lgs. n.276/2003 ma a valenza generale per il loro iter argomentativo, la Suprema Corte, in applicazione del principio secondo cui le norme comunitarie siccome interpretate dalla Corte di Giustizia si impongono su quelle nazionali con esse contrastanti, ha sottolineato come l’art.2112 in parola trovi applicazione anche nel caso di trasferimento di impresa conseguente ad atto unilaterale e autoritativo della P.A. sempre ché i lavoratori interessati siano soggetti allo statuto di diritto comune del lavoro e non a quello pubblico (Cass.8 novembre 2004, n.21248) e si accerti la cessione di elementi materiali significativi tra le due imprese.

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