Tiziano Treu: decreto lavoro, per “facilitare” il compito delle imprese

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Il decreto lavoro “dimostra che in Europa si possono fare delle politiche a vantaggio delle imprese che vogliono assumere; si possono fare operazioni di semplificazione e quindi si possono avere impatti positivi”. E’ quanto anticipato a IPSOA Quotidiano dal prof. Tiziano Treu, che parteciperà alla tavola rotonda sulle novità della conversione in legge del D.L. n.34/2014 organizzata da Il Corriere della Sera il prossimo 19 maggio. Alla tavola rotonda, che potrà essere visualizzata in streaming dalle ore 14.30, parteciperanno anche il prof. Pietro Ichino e il Dott. Dario Di Vico, editorialista de Il Corriere delle Sera.

Professore, innanzitutto una Sua valutazione generale sul Decreto Lavoro e sui risultati che si conta di raggiungere in termini di scossa al mercato del lavoro e pertanto se la norma contiene misure concretamente orientate a questo profilo.

Il giudizio sul decreto lavoro è positivo soprattutto con la facilitazione del contratto a termine che è un contratto molto diffuso. In un momento in cui si prefigura una ripresa economica mi sembra che sia una misura utile.

Il contratto a termine acausale tra proroghe, rinnovi e moltissimi emendamenti che ne hanno modificato la struttura originaria: quale risultato si è ottenuto dopo il complesso passaggio parlamentare?
In realtà ci sono stati molti emendamenti che forse potevano essere ridotti, ma il nostro quadro legislativo e parlamentare è molto complicato. Nonostante questo la struttura originaria nel suo pilastro fondamentale è rimasta invariata; infatti l’abolizione della causale deve essere considerata come una vera rivoluzione rispetto a decenni dove era considerata la forma principale di tutela del sistema; le reazioni che oggi si hanno ne fanno capire l’importanza. Quanto alle modifiche, gli emendamenti hanno regolato meglio alcune cose, che le proroghe siano 5 o 8 non cambia molto. E’ rimasto anche il tetto, a salvaguardia complessiva, perché se ci sono troppi contratti a termine si dimostra che l’impresa non ha solidità. Quindi valuterei che la struttura originaria è rimasta e sarà questo che garantirà la diffusione e il buon uso della legge.

Sempre in tema di contratto a termine, la sanzione amministrativa, introdotta per la violazione del limite del 20% dei contratti a termine, è realmente sostitutiva della conversione in lavoro a tempo indeterminato o i giudici potranno comunque riconoscere il diritto alla trasformazione del rapporto?
Si, qui c’è una sanzione amministrativa. In realtà è un punto controverso, quando c’è un limite preciso se si supera il limite la sanzione sarebbe quella di ritornare alla situazione entro il limite; però, vi è stata una mediazione parlamentare e si è optato per la sanzione rispetto alla conversione del contratto. C’è però un dubbio che sia effettivamente sostitutiva o no. La volontà del legislatore è chiarissima, forse si poteva essere più espliciti, ma non si può escludere che qualche giudice potrebbe porre in dubbio l’interpretazione. Sicuramente l’indicazione del legislatore va in questo senso e, inoltre, se ci sarà qualche indicazione ministeriale a livello di circolare questo potrà essere d’aiuto.

Quanto alla somministrazione quali vantaggi per le aziende nella acausalità generalizzata anche per la fornitura di manodopera a termine?
La somministrazione all’inizio era oggetto di valutazioni diverse; adesso si ritiene uno strumento utile e positivo e, pertanto, si è voluto estendere alla somministrazione il principio della acausalità. La giurisprudenza aveva sottoposto la somministrazione ad una regolazione molto rigida; quindi mi sembra un atto significativo e un segnale positivo della direzione presa con il presente provvedimento.

Veniamo all’apprendistato quello che dovrebbe essere lo strumento principe di ingresso in azienda: tra previsioni di legge, disciplina regionale e contrattazione collettiva potrà diventare realmente lo strumento giusto per le nuove assunzioni?
Questo è un punto più debole, ma non solo, dell’attuale decreto. E’ da anni che si cerca di promuovere questo istituto come forma importante per i giovani nella fase di passaggio dalla scuola al lavoro, ma non è decollato come si voleva anche perché è cambiata la normativa 8 o 9 volte in tre anni e questo ha confuso gli operatori. C’è ancora la convinzione che vi siano molte difficoltà di tipo burocratico mentre invece la tendenza è stata di semplificare, anche attraverso la disciplina regionale. Permangono resistenze più di memoria e di scarsa convinzione perché, anche con questo provvedimento, si è cercato di facilitare il compito degli operatori; l’obbligo di formazione solo esterna è stato superato; l’obbligo delle regioni di indicare degli standard e la possibilità di avvalersi della stessa formazione trasversale fatta in azienda sono elementi a favore. Il rischio che si presenta è che, se la formazione interna non è accertata, gli incentivi all’apprendistato possono essere considerati dall’Unione Europea come aiuti di Stato.

Rispetto alla previsione di automatica assunzione a tempo indeterminato, quale sanzione per le aziende che violano il nuovo obbligo di stabilizzazione del 20% degli apprendisti già in forze?
Chi ha solo il limite del 20% legale ha un termine per adeguarsi; chi ha un livello diverso fissato dai contratti collettivi può mantenerlo. In una fase transitoria si è voluto fare una mediazione favorendo quelle aziende dove c’è contrattazione collettiva, non imponendo un obbligo automatico ma dando il termine per la regolarizzazione per chi ha solo un limite legale.

Il Senato ha introdotto una sorta di norma-manifesto che rinvia ad una futura sperimentazione il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, cosa ci può dire di questa novità?
Vedremo, non è chiaro quali saranno le tutele crescenti in questi tre anni. Non sappiamo quali saranno i costi del contratto nei tre anni; se viene interrotto prima dei tre anni può diventare sfavorevole. Di fronte alla norma che ha facilitato il contratto a termine, questo contratto a tutele crescenti farà fatica ad essere competitivo; penso che potrebbe essere interessante solo se sarà meno costoso del contratto a termine.

Infine, il Decreto lavoro nella sua versione definitiva ritiene che avrà un impatto positivo sull’Unione Europea, soprattutto in questo momento ad una settimana dalle elezioni europee?
L’Unione Europea ha già detto che apprezza questo decreto nelle linee essenziali anche se qualcuno dice che sarebbe contrario alle direttive perché si sarebbero ridotti i controlli sul contratto a termine. Peraltro abbiamo il limite dei 36 mesi ed il 20% di tetto massimo, quindi non dovrebbero esserci grandi problemi; certo il particolare momento di propaganda elettorale non gioca a favore. Ma questo decreto dimostra che in Europa si possono fare delle politiche a vantaggio delle imprese che vogliono assumere; si possono fare operazioni di semplificazione e quindi si possono avere impatti positivi.

Fonte: Ipsoa.it

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