Tirocinio professionale all’estero: verso il recepimento della direttiva UE

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Nel disegno di legge di delegazione europea 2014 anche il recepimento della direttiva UE che contiene norme sia sulla TEM – Tessera professionale europea – che sul riconoscimento di periodi di tirocinio svolti in Paesi UE diversi da quello in cui è stato conseguito il titolo di studio.

Da tempo se ne parla: è la TEM – Tessera professionale europea – che nelle intenzioni dovrebbe facilitare la libera circolazione dei professionisti nell’ambito della Unione Europea e che viene disciplinata da una direttiva Europea risalente al 2013.

Una particolarità – della suddetta direttiva – riguarda, oltre la TEM, anche i tirocini che per la prima volta, anche laddove compiuti all’estero(ambito UE) in Paese diverso da quello in cui il soggetto ha conseguito il titolo di studio (e anche in uno Stato terzo), avranno valore anche in Italia, eccezion fatta per la professione notarile. Obiettivo è quello di favorire (anche) la circolazione dei giovani laureati.

La direttiva in oggetto (2013/55) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 dicembre (L 354) e si occupa del riconoscimento delle qualifiche professionali 2013/55 che modifica la 2005/36 (recepita in Italia con D. lgs. 206/2007) e il regolamento n. 1024/2012 sulla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno.

L’Iter per il recepimento della direttiva
La libera circolazione dei professionisti nell’ambito della UE è disciplinata, a livello comunitario dalla direttiva comunitaria 2013/55/UE, che deve essere recepita dal nostro Stato passando per un iter ancora lungo e impegnativo. Infatti, il recepimento deve avvenire entro il 18 gennaio 2016: si parte dal disegno di legge di delegazione europea 2014, che è stato esaminato in via preliminare dal Consiglio del Ministri e che poi passerà al vaglio della Conferenza Stato –Regioni, per poi tornare in Consiglio dei Ministri e iniziare l‘iter parlamentare.

TEM e tirocini professionali
La direttiva, come detto, si occupa sia di TEM che di tirocini professionali e entrambe le norme sono tutte tese a favorire la libera circolazione nell’ambito europeo dei 28 Paesi aderenti all’Unione , rimuovendo gli ostacoli talora anche “pretestuosi” che di fatto la limitano.

[blockquote style=”3″]Per quanto riguarda la TEM si tratta, in sintesi, di una sorta di certificato elettronico emesso dallo Stato di origine e che contiene le informazioni utili per favorire il riconoscimento immediato in un altro Paese. La TEM sarà valida in tutto il territorio comunitario e consentirà anche un taglio ai costi di tipo amministrativo.[/blockquote]

Le norme sulla TEM lavorano nel senso di rafforzare il mercato interno e di promuovere la libera circolazione dei professionisti, garantendo al contempo un più efficiente e trasparente riconoscimento delle qualifiche professionali. In particolare, tale tessera sarebbe utile per favorire la mobilità temporanea e il riconoscimento ai sensi del sistema di riconoscimento automatico nonché per promuovere un processo semplificato di riconoscimento in base al sistema generale. L’obiettivo della tessera professionale europea è di semplificare il processo di riconoscimento e di introdurre l’efficienza economica e operativa a vantaggio dei professionisti e delle autorità competenti. La TEM, infine, dovrebbe essere rilasciata su richiesta di un professionista e in seguito alla presentazione dei documenti necessari e all’espletamento da parte dell’autorità competente delle corrispondenti procedure di verifica.

Per quanto concerne, invece, il tirocinio, secondo quanto si legge nella direttiva, le norme nazionali che disciplinano l’accesso alle professioni regolamentate non dovrebbero costituire un ostacolo alla mobilità dei giovani diplomati. Pertanto, quando un diplomato porta a termine un tirocinio professionale in un altro Stato membro, il tirocinio in questione dovrebbe essere riconosciuto nel momento in cui il diplomato presenta una domanda di accesso a una professione regolamentata nel proprio Stato membro d’origine. Il riconoscimento di un tirocinio professionale completato in un altro Stato membro dovrebbe fondarsi su una chiara descrizione scritta degli obiettivi di apprendimento e delle mansioni affidate, stabilite dal supervisore del tirocinante nello Stato membro ospitante. I tirocini professionali effettuati nei paesi terzi dovrebbero essere tenuti in considerazione dagli Stati membri in sede di esame di una domanda di accesso a una professione regolamentata.

Che cosa si intende per “tirocinio professionale”?
Per tirocinio professionale, l’articolo 3, par.1, lett. j) della direttiva, intende: “un periodo di pratica professionale effettuato sotto supervisione, purché costituisca una condizione per l’accesso a una professione regolamentata, e che può svolgersi durante o dopo il completamento di un’istruzione che conduce a un diploma”.

Testo dell’articolo 55 bis della nuova direttiva sul riconoscimento delle qualifiche

[blockquote style=”3″]Articolo 55 bis
Riconoscimento del tirocinio professionale

1. Se l’accesso ad una professione regolamentata nello Stato membro di origine è subordinata al compimento di un tirocinio professionale, l’autorità competente dello Stato membro di origine, al momento di prendere in esame una richiesta di autorizzazione all’esercizio di una professione regolamentata, riconosce i tirocini professionali effettuati in un altro Stato membro, a condizione che il tirocinio si attenga alle linee guida pubblicate di cui al paragrafo 2, e tiene conto dei tirocini professionali svolti in un paese terzo. Tuttavia, gli Stati membri possono fissare nella legislazione nazionale un limite ragionevole alla durata della parte del tirocinio professionale che può essere svolto all’estero.

2. Il riconoscimento del tirocinio professionale non sostituisce i requisiti previsti per superare un esame al fine di ottenere l’accesso alla professione in questione. Le autorità competenti pubblicano le linee guida sull’organizzazione e il riconoscimento dei tirocini professionali effettuati in un altro Stato membro o in un paese terzo, in particolare sul ruolo del supervisore del tirocinio professionale.[/blockquote]

Fonte: Ipsoa.it

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