TFR: rimborso delle quote maturate durante la CIG

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Chiarimenti a proposito della possibilità di richiedere il rimborso delle quote di trattamento di fine rapporto maturate durante il periodo di Cassa Integrazione Straordinaria per le società sottoposte alle procedure concorsuali sono forniti dal Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali con interpello n.33 del 17 dicembre 2014.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato istanza d’interpello al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per conoscere il parere in merito alla possibilità di richiedere il rimborso delle quote di trattamento di fine rapporto maturate durante il periodo di Cassa Integrazione Straordinaria per le società sottoposte alle procedure concorsuali e per quelle di cui all’art.1, L. n.291/2004, a prescindere dal rispetto dei termini di decadenza previsti dall’art 5, comma 6, L. n.223/1991, nonché dai periodi di eventuale interruzione del flusso di Cassa Integrazione per ripresa dell’attività lavorativa.

Tenuto conto della normativa in vigore, premesso che:

– in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato i prestatori hanno diritto al trattamento di fine rapporto, ossia a quella quota di retribuzione differita che matura progressivamente nel corso dello svolgimento del rapporto stesso;

– in caso di sospensione della prestazione di lavoro per infortunio, malattia, gravidanza, puerperio, nonché in caso di sospensione totale o parziale per integrazione salariale, deve essere computato ai fini del TFR l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro;

il Ministero con interpello n.33 del 17 dicembre 2014, sostiene che:

– per i periodi di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale nei confronti di aziende sottoposte a procedure concorsuali, il diritto al rimborso da parte dell’INPS delle quote di TFR, matura in considerazione del fatto che la concessione stessa presuppone la continuità dei rapporti di lavoro;

– per i periodi di eventuale interruzione del flusso di cassa integrazione salariale, anche con riferimento alle imprese sottoposte a procedure concorsuali la ripresa dell’attività lavorativa può considerarsi quale evento interruttivo della sospensione, derivandone dunque l’impossibilità di ascrivere le quote di TFR a carico della CIGS;

– alla dichiarazione di fallimento non necessariamente consegue la cessazione del rapporto di lavoro, ma questa ha luogo solo laddove il curatore ritenga che non sia possibile, nemmeno in parte, la continuazione dell’attività dell’impresa. In quest’ultima ipotesi non sembra, dunque, che possano maturare ulteriori quote di trattamento di fine rapporto. Quindi nel caso di richiesta del trattamento straordinario di integrazione salariale concesso ai sensi dell’art.3 della L. n.223/1991, sussiste la continuazione reale e non fittizia del rapporto di lavoro con l’impresa fallita fino al termine di concessione del trattamento stesso. Nel corso del periodo di fruizione della CIGS il Ministero ritiene pertanto, che continuino a maturare le quote di TFR.

Fonte: Ipsoa.it

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