Tfr, lo sconto accontenta pochi

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Riduzione delle imposte fiscali sui trattamenti di fine rapporto 
Una piccola mancia sul tfr. Lo sconto fiscale, riconosciuto in forma di detrazione fiscale d’importo fisso, infatti, non supera i 70 euro per liquidazioni d’importo fino a 7.500 su base annua e al netto delle rivalutazioni (un 1% all’incirca), per scendere a 2,5 euro su una buonuscita di 29.900 euro (lo 0,01% circa) e azzerarsi quando il tfr raggiunge o supera la soglia di 30 mila euro.

La concessione dello sconto avverrà automaticamente da parte dei sostituti d’imposta, ossia i datori di lavoro. Ma, a tal fine, i lavoratori dovranno attestare in forma scritta di averne diritto e di non averne già fruito in relazioni a precedenti rapporti di lavoro perché lo sconto spetta una sola volta per periodo d’imposta (cioè per anno). Per colf, badanti e tutti i lavoratori dipendenti da soggetti non sostituti d’imposta lo sconto si fruisce in sede di dichiarazione dei redditi. È quanto stabilisce, tra l’altro, il dm 20 marzo del ministero dell’economia pubblicato sulla G.U. n.78 del 2 aprile, che dà attuazione alla novità della Finanziaria 2008 sulla riduzione delle imposte fiscali sui trattamenti di fine rapporto e indennità equipollenti, con diritto alla percezione a partire dal 1° aprile 2008.

Il trattamento di fine rapporto lavoro 
Il tfr è una prestazione che spetta al lavoratore che abbandona un rapporto di lavoro per qualunque motivo (dimissioni o licenziamento) e sostituisce la vecchia indennità d’anzianità. La disciplina è contenuta nell’articolo 2120 del codice civile. La misura del tfr si ottiene sommando, per ogni anno di servizio, la quota pari all’importo della retribuzione dell’anno stesso divisa per 13,5 (coefficiente da ridurre in proporzione in caso di frazioni di anno). All’importo ottenuto va detratto il contributo dovuto dal lavoratore all’Inps per la pensione pubblica pari allo 0,5% della retribuzione annua, già anticipato dal datore di lavoro nei versamenti contributivi mensili.

In conclusione, questo criterio di calcolo comporta che il tfr risulti pari al 6,9% della retribuzione (= 100 diviso 13,5 meno 0,5). Ogni quota annuale di tfr così determinata è accantonata dal datore di lavoro (a meno che non sia versata in un fondo pensione oppure sia smobilizzata verso il fondo di tesoreria statale), che la custodisce per liquidarla in sede di risoluzione del rapporto di lavoro.

Affinché non perda potere d’acquisto, è previsto che, con esclusione della quota maturata nell’anno, tale importo di tfr accantonato sia soggetto a una rivalutazione annuale. Così, al 31 dicembre di ogni anno, il datore di lavoro lo incrementa, su base composta (il che significa che deve tener conto pure delle precedenti rivalutazioni), applicando un tasso di rivalutazione (appunto) costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% del tasso d’inflazione.

Meno tasse sul tfr 
L’agevolazione della riduzione del carico fiscale sul tfr è stata prevista dall’ultima legge finanziaria, la n.244/2007, all’articolo 2, comma 514. La disposizione, in particolare, stabilisce:

• che l’incentivo (la riduzione del prelievo fiscale) riguardi i trattamenti di fine rapporto lavoro (il tfr), le indennità equipollenti e le altre indennità e somme connesse alla cessazione di rapporto di lavoro (di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a del Tuir);
• che si applichi alle predette somme il cui diritto alla percezione sorga a partire dal 1° aprile 2008 (restano fuori, pertanto, le risoluzioni di rapporti di lavoro che danno titolo all’incasso di tali somme intervenute entro il 31 marzo);
• che la riduzione è riconosciuta in funzione di una spesa complessiva di 135 milioni di euro per il 2008 e di 180 milioni di euro annui a partire dal 2009;
• che è compito del ministro dell’economia (mediante apposito dm) stabilire i criteri per attuale la riduzione del prelievo fiscale.

Il bonus fiscale 
Il dm 20 marzo, che dà attuazione al nuovo incentivo, ha circoscritta la previsione della Finanziaria circa l’operatività dell’agevolazione; infatti, lo sconto sarà fruito esclusivamente dai soggetti il cui reddito di riferimento non superi i 29.900 euro.

Quanto vale 
Lo sconto, in termini pratici, consiste di una detrazione (cioè in un importo che riduce l’Irpef che è da versare) sulle tasse dovute per il tfr (si veda tabella). Per individuare l’importo di sconto spettante occorre fare riferimento al «reddito di riferimento», come precedentemente indicato, che non corrisponde all’importo di tfr spettante.

Da 1.000 a 7.500 euro – Detrazione: 70 euro.
Oltre 7.500 fino a 29.900 euro (con incrementi di 100 euro) – Detrazione: La detrazione scende di 0,10 euro ogni 100 euro di incremento del reddito di riferimento (È pari a 69,9 euro per un reddito di 7.600 euro; si riduce a 2,5 euro per reddito pari a 29.900 euro).
Oltre 29.900 (da 30.000 in poi) – Detrazione: Nessuna

Quando spetta 
La normativa prevede che lo sconto sia applicabile non solo sul tfr ma anche sulle altre indennità e somme connesse alla cessazione del rapporto di lavoro (indicate nel Tuir alla lettera a del comma 1 dell’articolo 17). Il dm precisa che l’alternativa al tfr è praticabile nella sola ipotesi di integrale destinazione del tfr alle forme di previdenza complementare.

L’eventuale destinazione parziale del tfr a un fondo pensione, invece, non altera la misura della detrazione spettante (sulla quota di tfr che è rimasta come retribuzione differita) e che è comunque riconosciuta dal sostituto d’imposta nel limite dell’imposta determinata sul tfr dallo stesso erogato.

Adempimenti per i lavoratori 
La detrazione spetta in relazione a una sola cessazione del rapporto di lavoro nel corso di ciascun periodo d’imposta, vale a dire nel corso di ogni anno. A tal fine, il decreto impone ai lavoratori (ossia ai beneficiari del tfr) di attestare in forma scritta, su richiesta del sostituto d’imposta, di non aver già fruito della detrazione in relazione ad altro rapporto di lavoro cessato nello stesso anno.

La detrazione è riconosciuta dai sostituti d’imposta anche sulle indennità di fine rapporto erogate agli eredi e agli aventi diritto del dipendente deceduto; in tal caso è determinata con le medesime modalità che sarebbero state applicate se la stessa fosse stata riconosciuta al dante causa.

Come si fruisce 
Il bonus è riconosciuto direttamente dai sostituti d’imposta che liquidano e tassano il tfr. Nel caso di lavoratori che percepiscono indennità di fine rapporto da un datore di lavoro che non riveste anche la qualifica di sostituto d’imposta (per esempio colf e badanti), la detrazione spettante è determinata in sede di dichiarazione dei redditi. Il bonus compete sulla liquidazione finale del tfr e anche in sede di acconto, ma non nel caso di anticipazioni. Se liquidato in sede di acconto, dello stesso si terrà poi conto al momento della liquidazione finale del tfr.

La vigilanza 
Infine, è previsto che gli uffici finanziari provvedano alla verifica della correttezza dei calcoli operati dai sostituti d’imposta in ordine all’attribuzione della detrazione.

Oltre questo, gli stessi uffici hanno il compito di provvedere alla rideterminazione del beneficio spettante nelle ipotesi di pluralità di somme erogate a fronte di più cessazioni del rapporto di lavoro nel corso del medesimo anno, nonché il riconoscimento della detrazione qualora non già attribuita dal sostituto d’imposta.

Reddito da valutare per le tasse 
Il tfr non sfugge alla morsa del fisco. Dal 1° gennaio 2001 vige una disciplina fiscale che gli è stata attribuita per via della configurazione di «strumento a finalità previdenziale». Il sistema di tassazione differenzia la liquidazione in due quote: il tfr vero e proprio e le rivalutazioni annuali.

Ciascuna quota ha regole specifiche di tassazione:
• i rendimenti del tfr, vale a dire le rivalutazioni annuali, sono soggette a una tassazione agevolata con applicazione dell’imposta sostitutiva e definitiva dell’11%; tale prelievo avviene anno dopo anno, nel momento in cui il datore di lavoro calcola e attribuisce al tfr la rivalutazione;
• il tfr è imponibile e soggetto tassazione al netto delle rivalutazioni che già pagano l’imposta sostitutiva.

Il regime fiscale binario si applica, come detto, dal 2001, in base al principio di maturazione del tfr: le quote maturate fino al 31 dicembre 2000, infatti, continuano a essere assoggettate alla previgente disciplina fiscale; le quote maturate dal 1° gennaio 2001 sono soggette alla predetta tassazione binaria.

L’aliquota di tassazione si determina considerando la medesima aliquota cui sarebbe soggetto un reddito di riferimento che è pari al totale di tfr maturato, diviso il numero degli anni e frazione di anno preso a base di commisurazione del tfr e moltiplicato per 12. In tal caso si considera tutto il tfr, senza distinzione dell’epoca di maturazione. L’aliquota di tassazione si ottiene applicando al reddito di riferimento le aliquote per scaglioni di reddito Irpef nella misura vigente nell’anno di percezione del tfr. La tassazione del tfr applicata al momento della liquidazione non è quella definitiva.

IL REDDITO DI RIFERIMENTO
Per determinare la base imponibile del tfr, la base su cui andrà calcolato il prelievo fiscale, occorre in primo luogo differenziare la quota di tfr maturato fino al 31 dicembre 2000 da quella maturata in periodi successivi, perché:

• la base imponibile del tfr maturato fino al 31 dicembre 2000, per il quale si applicano le vecchie regole di tassazione, è data dall’importo del tfr medesimo ridotto della deduzione spettante fino a tale data delle vecchie lire 600 mila per ogni anno preso a base di commisurazione;

• la base imponibile del tfr maturato a partire dal 1° gennaio 2001 è costituita dall’importo del tfr stesso ridotto della rivalutazioni che, invece, vanno assoggettate alla diversa tassazione (imposta sostitutiva dell’11%).

Fonte: Daniele Cirioli – www.italiaoggi.it

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