TFR in busta paga: effetti sul bonus IRPEF

0
24

La stabilizzazione del bonus Irpef, prevista nel DDL stabilità 2015, rivela profili operativi di criticità con la facoltà di chiedere l’anticipazione del TFR in busta paga, concessa ai lavoratori del settore privato che, di fatto, ne annullerebbe i benefici.

Il disegno di legge di Stabilità 2015 – attualmente in fase di elaborazione e lontano da ogni crisma di ufficialità – intende intervenire sulla attuale formulazione dell’art. 13 del D.P.R. n.917 del 1986 abrogando il comma 1 bis dell’art.13, quale e’ stato inserito dall’art.1, comma 1, D.L. 24 aprile 2014, n.66 e concernente il riconoscimento del credito d’imposta (ovvero “bonus 80 euro).

DDL Stabilità: analisi della norma sul bonus Irpef
In luogo dell’abrogato comma, il DDL Stabilità inserisce il comma 1 ter disponendo quanto segue, con applicazione dal 1° gennaio 2015:

Qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui all’articolo49 (e cioe’ i redditi di lavoro dipendente), con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a) – e cioe’ le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati e all’articolo 50 (redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente), comma 1:

– lettera a) e cioè i compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20%, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca;
– lettera b) e cioe’ le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità, ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge debbono essere riversati allo Stato;
– lettera c) le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante;
– lettera c-bis) e cioè somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, nonché quelli percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita, sempreché gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente di cui all’articolo 49, comma 1, concernente redditi di lavoro dipendente, o nell’oggetto dell’arte o professione di cui all’articolo 53, comma 1, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente;
– lettera d) ovvero le remunerazioni dei sacerdoti nonché le congrue e i supplementi di congrua di cui all’ art.33, comma 1, della L.26 luglio 1974, n.343;
– lettera h-bis) e cioè le prestazioni pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n.124 comunque erogate;

1) e cioè i compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative, sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi del comma 1 del medesimo art.13, compete un credito rapportato al periodo di lavoro nell’anno che non concorre alla formazione del reddito di importo pari a:

· 960 euro, se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro;
· 960 euro, se il reddito complessivo è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro.

Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

In sintesi:
1. spetta al lavoratore un credito d’imposta pari a 9600 euro annui laddove il reddito complessivo del percettore non sia superiore a 24mila euro;
2. il credito viene proporzionalmente ridotto laddove il reddito complessivo sia compreso tra 24 mila e 26mila euro;
3. nella fattispecie credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

b) il credito eventualmente spettante è riconosciuto in via automatica dai sostituti d’imposta di cui all’art. 23 29 del D.P.R. n.600/1973 sugli emolumenti corrisposti in ciascun periodo di paga, rapportandolo al periodo stesso.
c) Le somme erogate sono recuperate dal sostituto d’imposta mediante l’istituto della compensazione, mentre gli enti pubblici e le amministrazioni dello Stato possono recuperare le somme erogate ai sensi anche mediante riduzione dei versamenti delle ritenute e, per l’eventuale eccedenza, dei contributi previdenziali. In quest’ultimo caso l’INPS e gli altri enti gestori di forme di previdenza obbligatoria interessati recuperano i contributi non versatialle gestioni previdenziali rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’Erario. Con riferimento alla riduzione dei versamenti dei contributi previdenziali conseguente all’applicazione di quanto previsto dalla legge, restano in ogni caso ferme le aliquote di computo delle prestazioni. L’importo del credito riconosciuto è indicato nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (CUD).

Cosa cambia rispetto al recentissimo passato?
Di fatto nulla, se non che la misura del bonus perde il carattere della provvisorietà (era stato infatti previsto inizialmente per il solo anno 2014) per acquistare la definitività e il suo inserimento strutturale nel nostro sistema.
In particolare, resta invariata la platea dei destinatari del bonus che viene individuate nei lavoratori dipendenti così come le modalità di riconoscimento del bonus e di recupero dello stesso (da parte dei sostituti d’imposta).

Rapporti tra il bonus di 80 euro e la norma sul TFR in busta paga
Sarebbe gia’ allo studio dei Tecnici l’introduzione di una sorta di clausola di salvaguardia. Cosa potrebbe infatti accadere? Si e’ ipotizzato che laddove il lavoratore decidesse di chiedere l’erogazione del proprio trattamento di fine rapporto in busta paga, cosi’ come dovrebbe essere appunto previsto sempre in sede di Legge di Stabilità, egli ben potrebbe arrivare ad un reddito tale per cui non avrebbe diritto al bonus di 80 euro. L’erogazione del TFR potrebbe, dunque, non solo portare con se’ nuove tasse a carico dei lavoratori, ma anche annullare l’effetto bonus. Un controsenso al quale i tecnici, stando a quanto riportato dai media in questi giorni, starebbero appunto lavorando per trovare una soluzione.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here