TFR in busta paga, al via l’operazione

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Entra in vigore oggi, 3 aprile, il DPCM n.29 del 20 febbraio 2015, recante le modalità operative per l’erogazione mensile del TFR maturando, la Qu.I.R (Quota integrativa del reddito), per il periodo di paga decorrente da marzo 2015 a giugno 2018. La possibilità è riconosciuta ai lavoratori dipendenti del settore privato. L’iter di attuazione è stato completato con l’Accordo quadro siglato tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Associazione Bancaria Italiana per consentire ai datori di lavoro con meno di 50 dipendenti l’accesso allo specifico finanziamento assistito da garanzia rilasciata da uno specifico Fondo appositamente costituito presso l’INPS e contro garantito in ultima istanza dello Stato.

Lo schema di funzionamento della complessa operazione legata all’opzione conferita ai lavoratori dipendenti del settore privato di trasformare il proprio TFR maturando in Qu.I.R (Quota integrativa del reddito), dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM n.29 del 20 febbraio 2015 (in vigore da oggi), si è completato con la firma dell’Accordo quadro siglato tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Associazione Bancaria Italiana per rendere concreta la possibilità di accesso allo specifico finanziamento previsto dalla Legge di Stabilità e destinato alle imprese con meno di 50 dipendenti (il limite dimensionale dei 50 addetti, anche con riferimento alle misure compensative per le imprese, è calcolato sulla base delle indicazioni fornite ai fini dell’obbligo di versamento del TFR al Fondo Tesoreria Inps dal Decreto del Ministero del Lavoro 30 gennaio 2007 e dalle relative disposizioni amministrative).

L’obiettivo è quello di supportare le piccole e medie imprese che non intendano corrispondere il TFR in busta paga con risorse finanziarie proprie con un accompagnamento creditizio finalizzato e garantito che renda quanto più è possibile neutra la rinuncia ad una fondamentale e consistente fonte di autofinanziamento. Giova ricordare che secondo le stime sistemiche del Ministero dell’Economia i flussi di TFR maturando annuali sono pari a circa 20,1 miliardi annui con circa 9,2 miliardi accantonati presso le aziende con meno di 50 dipendenti (la parte riconducibile ad aziende con meno di 10 addetti è rappresentata da circa 4,3 miliardi).

Cosa prevede la Legge di Stabilità?
Si delinea la possibilità di accedere ad un finanziamento assistito da garanzia rilasciata da uno specifico Fondo previsto presso l’Inps, rivolto in particolare alle imprese con alle dipendenze un numero di addetti inferiore a 50, con dotazione pari a 100 milioni di euro ed alimentato da un gettito dai contributi versati dai datori di lavoro pari a 0,2 punti percentuali della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Va anche ricordato che sulla base di quanto previsto dal Dpcm 20 febbraio 2015, n.29 se il datore di lavoro accede al finanziamento agevolato il pagamento del TFR in busta paga è effettuato dal 3° mese successivo rispetto a quello in cui è effettuata la scelta da parte del lavoratore.

La garanzia del Fondo è a prima richiesta, esplicita, incondizionata e irrevocabile ed è supportata dalla garanzia dello Stato quale garanzia di ultima istanza. Per i datori di lavoro, con più o meno di 50 dipendenti che non optino invece per lo schema di accesso al credito si prevedono le misure compensative già previste in caso di trasferimento del TFR a previdenza complementare.

In particolare è deducibile dal reddito di impresa un importo pari al quattro per cento dell’ammontare del TFR annualmente destinato a forme pensionistiche complementari per le imprese con meno di 50 addetti tale importo è elevato al sei per cento. Il datore di lavoro è poi esonerato dal versamento del contributo al Fondo di garanzia previsto dall’articolo 2 della legge 29 maggio 1982, n.297, e successive modificazioni, nella stessa percentuale di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche complementari e al Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile.

L’Accordo quadro
L’Accordo quadro definisce i termini, le modalità e le condizioni alle quali le banche che vi aderiscono (l’Abi pubblicherà sul proprio sito l’elenco delle banche aderenti all’iniziativa) realizzano le operazioni di finanziamento volte a consentire ai datori di lavoro di liquidare, ai dipendenti che ne facciano richiesta, la Quota integrativa della Retribuzione relativa ai periodi di paga decorrenti dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018. Come funziona il finanziamento?

Il datore di lavoro, tramite procedura telematica, richiede all’Inps la certificazione dei requisiti per accedere al finanziamento (ci si può rivolgere ad un unico “intermediario aderente”) che l’Inps a sua volta rilascia entro 30 giorni. La documentazione richiesta deve riguardare sia le caratteristiche aziendali ed il limite dimensionale che l’attestazione del TFR mensile oggetto del prestito. E’ necessaria poi una visura camerale per verificare che l’azienda non si trovi in situazione di difficoltà che sia preclusiva dell’accesso al pensionamento.

Alla banca non compete la verifica del merito di credito del datore di lavoro né al momento della stipula del contratto di finanziamento né nelle successive fasi di utilizzo dello stesso, fatta salva una generale verifica di congruità tra l’importo richiesto e il numero di dipendenti che hanno fatto richiesta di liquidazione delle Qu.I.R in busta paga.

La disponibilità creditizia originaria può essere poi rivista nel corso del tempo, su richiesta del datore di lavoro, in relazione alla presentazione di nuove istanze di liquidazione della Qu.I.R da parte di dipendenti o in conseguenza dell’aumento del valore delle Qu.I.R a parità di numero di dipendenti. Ogni istituto creditizio individua la forma tecnica più adatta nel rispetto della normativa applicabile e deve prevedersi la costituzione di un privilegio speciale sui beni mobili del datore di lavoro.

La stipula del contratto di finanziamento, che l’intermediario comunica all’Inps, avviene entro il mese precedente l’avvio della liquidazione del Qu.I.R ed è destinata ad essere utilizzata a partire dal mese successivo alla data di perfezionamento e comunque, precisa l’Accordo quadro, non prima del 1 giugno 2015 e non oltre il termine massimo del 30 ottobre 2018.

L’oggetto del finanziamento è rappresentato dalla disponibilità creditizia che viene messa a disposizione del datore di lavoro mediante singole erogazioni mensili nella misura certificata dall’Inps (tra il quinto e il terzo giorno precedente al saldo della paga).

Con riferimento al tasso di interesse applicabile la normativa prevede che non deve essere superiore al tasso di rivalutazione del TFR e può essere anche fisso a condizione che lo stesso non superi l’1,50 per cento ovvero la componente fissa del termine di rivalutazione del TFR stabilita dall’art.2120 cc.

Non concorrono però alla determinazione del tasso applicato le spese notarili e gli oneri fiscali e le spese sostenute dal datore di lavoro per l’acquisizione delle necessarie visure camerali. Si stabilisce poi, coerentemente a quanto previsto dal Dpcm 29/2015 che la restituzione del finanziamento deve essere effettuata in unica soluzione entro il 30 ottobre 2018. In caso di mancato adempimento nel termine di 30 giorni dall’avvenuta notifica da parte della banca alla impresa della richiesta di rimborso dell’importo dovuto, comprensivo di capitale e interessi, è possibile il ricorso alla garanzia del Fondo presso l’Inps che si surroga alla banca nel privilegio speciale. In ogni caso poi di cessazione del rapporto di lavoro che dà diritto al TFR in busta paga, il datore di lavoro mutuatario è tenuto a rimborsare il finanziamento assistito da garanzia di cui ha già fruito entro il mese successivo a quello di cessazione del rapporto di lavoro, per un importo corrispondente alla liquidazione mensile di TFR, compresi oneri e servizi legati al prestito. L’erogazione del finanziamento è poi immediatamente interrotta ove si accertato che la disponibilità creditizia sia stata utilizzata anche parzialmente per finalità diverse dalla liquidazione mensile del TFR.

Il datore di lavoro in questo caso è tenuto al rimborso immediato delle somme già fruite e dei relativi interessi. Ulteriori fattispecie di risoluzione del finanziamento sono i casi di avvio delle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa, di amministrazione straordinaria.

Fonte: Ipsoa.it

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