Testo Unico apprendistato: contratti collettivi in via di adeguamento

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A distanza di tre anni dall’emanazione del Testo Unico dell’apprendistato (D.Lgs. n.167/2011), non tutti i settori hanno provveduto all’adeguamento al nuovo quadro normativo, come emerge da un’analisi puntuale dei contratti collettivi di categoria.

Attuazione del Testo Unico sull’apprendistato ancora in via di assestamento
Il D.Lgs. 14 settembre 2011, n.167, recante il testo unico dell’apprendistato, demanda alla contrattazione collettiva di livello interconfederale e/o categoriale, in via esclusiva, il compito di definire la disciplina del rapporto di apprendistato sotto il profilo economico e normativo, nel rispetto dei principi generali posti dalla legge.

La materia non ha comunque trovato un assestamento, visti i numerosi interventi modificativi apportati al quadro legale dopo l’entrata in vigore del T.U.: dapprima per effetto della L. n.92/2012 e più di recente a seguito del D.L. n.76/2013, convertito nella L. n.99/2013.

A tre anni di distanza dall’emanazione del provvedimento la contrattazione collettiva ha adeguato il regime dell’apprendistato professionalizzante nella maggioranza dei settori, ma per diversi c.c.n.l. questo passaggio non è ancora avvenuto ed i rapporti di apprendistato restano regolati da discipline contrattuali in parte superate.
E’ opportuno perciò tracciare un quadro complessivo della situazione.

In via generale occorre considerare che le parti sociali, stipulando tra marzo e maggio 2012 alcuni accordi intercategoriali (v. tabella che segue), hanno comunque garantito alle aziende, per i grandi comparti di attività economica, la possibilità di applicare agli apprendisti di nuova assunzione, in via transitoria e fino all’avvenuto adeguamento della disciplina contrattuale di categoria, il trattamento economico e normativo stabilito in precedenza, in quanto conforme alle disposizioni del T.U. che implicano – tra l’altro – la riduzione a 3 anni della durata dell’apprendistato professionalizzante (cfr. art.4, T.U.).

Nei casi, piuttosto comuni, in cui le previgenti clausole contrattuali prevedevano termini superiori, la durata dell’apprendistato per i nuovi assunti non può superare il predetto limite.

Per le aziende artigiane, già sottoposte ad un regime diverso, la durata massima dell’apprendistato professionalizzante può invece raggiungere cinque anni se si tratta di “profili professionali caratterizzanti la figura dell’artigiano” (se il contratto nazionale prevedeva termini più elevati, la durata dell’apprendistato per i nuovi assunti destinati a quei profili è ridotta a cinque anni).

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Il regime transitorio garantito dagli accordi intercategoriali di cui sopra trova applicazione, per gli apprendisti di nuova assunzione, nelle aziende operanti in settori che non hanno provveduto all’attuazione delle disposizioni del nuovo Testo Unico, come ad esempio avviene attualmente: per il comparto artigiano, nell’ambito delle imprese chimiche e metalmeccaniche; per l’industria, con riferimento alle aziende della carta, concia, edilizia, grafica, lavanderia, oreficeria, pelli e cuoio, termali; per le pmi, alle aziende delle calzature, chimica, giocattoli, occhiali, pelli e cuoio, tessile-moda.

Nella stessa situazione si trovano, tra le altre, le imprese edili cooperative, gli istituti di vigilanza privata, le emittenti radio-televisive.

Settori che hanno attuato il T.U. per l’apprendistato professionalizzante
Nel prospetto che segue sono elencati i settori che presentano una disciplina aggiornata dell’apprendistato professionalizzante, in linea con i criteri generali posti dal T.U., applicabile ai lavoratori di nuova assunzione a decorrere dalla data indicata nella terza colonna.

Gli apprendisti assunti in precedenza restano soggetti al regime previgente.

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Fonte: Ipsoa.it

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