Successione di contratti a termine

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Per il conteggio dei 36 mesi, periodo massimo del tempo determinato, bisogna considerare tutti i rapporti di lavoro che la persona da assumere ha avuto con l’azienda negli anni precedenti fino al momento dell’assunzione anche se ha effettuato le dovute pause tra un rapporto e l’altro? Ad esempio: t.det. 5 mesi + 5 mesi proroga nel 2000; t.det. 12 mesi + 12 mesi proroga nel 2002; t.det. 6 mesi + 6 mesi di proroga nel 2003; tot. 46 mesi, ad oggi può essere assunta?

La legge 24 dicembre 2007, n.247 (Finanziaria per il 2008) aggiunge all’art.5 del D.Llgs. n.368/2001 il comma 4-bis, il quale prevede che: «ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi precedenti e fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2 (…)».

La nuova legge ha pertanto previsto che nel caso in cui si susseguano più contratti a termine, il rapporto di lavoro non può durare complessivamente più di 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro. E’ bene precisare, tuttavia, che a norma dell’art.1, comma 94, della legge n. 247/2007 «(…) la presente legge entra in vigore il 1º gennaio 2008». In base alla lettera della norma ora richiamata e in base ai principi di carattere generale del nostro ordinamento (art. 11 delle Preleggi) la legge non dispone che per l’avvenire, di conseguenza le nuove limitazioni si applicano a tutti quei rapporti contrattuali sorti a partire dal 1° gennaio 2008.

In riferimento al caso di specie, appare quindi attualmente possibile stipulare con la lavoratrice un rapporto di lavoro a tempo determinato, ancorché la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra le medesime parti nel passato (il primo rapporto di lavoro tra le parti risale a quasi dieci anni prima mentre l’ultimo a oltre 6 anni) abbia superato i 36 mesi, limite quantitativo imposto solo, ripetiamo, ai contratti stipulati dopo il 1° gennaio 2008.

Si sottolinea altresì, che l’art.5, comma 4-bis della legge n.247/2007 prevede che la durata massima complessiva di 36 mesi in caso di successione di contratti a termine debba essere rispettata tra le stesse parti, per lo svolgimento delle stesse mansioni, o mansioni equivalenti.

E’ bene precisare che il concetto di «equivalenza» deve essere valutato in concreto, tenendo conto non solo della posizione oggettiva del lavoratore all’interno del contesto organizzativo e produttivo dell’impresa, ma anche del profilo soggettivo e del bagaglio professionale del lavoratore stesso.

Giova in ultimo ricordare che nel caso di violazione del limite complessivo di durata, il rapporto si considera a tempo indeterminato, a partire dalla scadenza dei 36 mesi.

Fonte: Giampaolo Furlan – Esperto Lavoro – Casi e Soluzioni – Ipsoa Editore

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