Start-up innovative: si cambia la disciplina delle assunzioni

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Come noto il D.L. n.179 del 2012 (c.d. Decreto sviluppo-bis) ha introdotto delle specifiche previsioni finalizzate a favorire la nascita e lo sviluppo di imprese start-up innovative tra le quali si segnalano le disposizioni contenute nell’art. 28 volte a facilitare le assunzioni di lavoratori. Il maxi-emendamento sostitutivo del disegno di legge n.3533 di conversione del D.L. n.179 del 2012, approvato al Senato, contiene delle novità proprio con riferimento al citato art. 28 delle quali si intende rendere conto nel presente contributo.

In primo luogo viene ulteriormente rafforzata la possibilità di ricorrere a rapporti di lavoro a tempo determinato estendendo la previsione del comma 2 dell’art. 28 anche alla somministrazione a tempo determinato.

Il predetto comma, difatti, come modificato dal maxi-emendamento, afferma che le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che devono necessariamente essere sottese ad un contratto a tempo determinato, nonché le ragioni di cui all’art. 20, comma 4 del D.Lgs. n.276 del 2003, si intendono sussistenti qualora il contratto a tempo determinato, anche in somministrazione, sia stipulato da una start-up innovativa per lo svolgimento di attività inerenti o strumentali all’oggetto sociale della stessa.

La novella sembra in linea con una sorta di assimilazione concettuale che gli ultimi provvedimenti normativi hanno prodotto relativamente alle figure del lavoro a termine e della somministrazione a tempo determinato. Basti pensare alla disciplina introdotta dalla legge n. 92 del 2012 (di riforma del mercato del lavoro) in merito alla possibilità di stipulare, avendo riguardo ad entrambe le figure contrattuali innanzi indicate, un primo rapporto senza indicazione della specifica causale.

Lo strumento del contratto a termine, dunque, diverrà estremamente importante per la gestione del lavoro nelle start up innovative anche considerando che lo svolgimento di attività inerenti o strumentali all’oggetto sociale dell’impresa è un requisito che dovrebbe essere in re ipsa soddisfatto.
Proseguendo nell’analisi del maxi-emendamento, si rileva che ai sensi del comma 3 dell’art.28 del D.L. n.179 del 2012 il contratto a tempo determinato di cui sopra può essere stipulato per una durata minima di sei mesi ed una massima di trentasei mesi. Sul punto il maxi-emendamento precisa che tale durata afferisce solo al contratto in deroga alla normativa generale vigente, pertanto resta salva la possibilità di sottoscrivere contratti a termine anche di durata inferiore ai 6 mesi nel rispetto della legislazione in materia.

Probabilmente la precisazione è superflua, posto che è evidente che nel caso di mancata applicazione della disciplina speciale si può fare riferimento a quella generale, ma, in ogni caso, la novella sgombra il campo da possibili dubbi interpretativi. Forse l’unico aspetto non chiaro è se il contratto inferiore ai 6 mesi debba necessariamente essere giustificato da una delle causali previste dell’art. 1, comma 1 del D.Lgs. n.368 del 2001, ovvero se possa essere sottoscritto ai sensi del successivo comma 1-bis che, come noto, introduce l’assenza di ragioni per il primo contratto a tempo determinato di durata non superiore ai 12 mesi.

Il richiamo alla “normativa generale vigente” dovrebbe far propendere per la seconda soluzione prospettata, mentre un’interpretazione sistematica dell’art. 28 (il comma 3 richiama il comma 2 che a sua volta si riferisce all’art. 1, comma 1 del D.Lgs. n.368 del 2001) potrebbe far concludere per la prima delle alternative proposte. Probabilmente sarebbe preferibile, al fine di sgombrare il campo da ogni possibile equivoco, un rinvio più puntuale al menzionato decreto 368.

Inoltre, sempre al comma 3 viene aggiunta la specifica che “i contratti stipulati ai sensi del presente comma sono in ogni caso esenti dalle limitazioni quantitative di cui all’art. 10, comma 7, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368”. Si ricorda, in linea generale, che ai sensi della disposizione da ultimo richiamata l’individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione dell’istituto del contratto a tempo determinato è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Tale specifica del maxi-emendamento rafforza ancora di più il ruolo del contratto a termine all’interno del mercato del lavoro italiano; si tratta, infatti, di una importante liberalizzazione posto che le parti sociali normalmente impongono delle limitazioni quantitative alla possibilità di assumere dipendenti a tempo determinato. D’altra parte questa apertura è in linea con la logica di fondo degli incentivi alle start-up che mira a garantire a queste imprese, per un arco di tempo limitato, una grande libertà nella gestione dei rapporti di lavoro.

Infine una modifica viene apportata anche al comma 8 dell’art. 28 che, nella versione ante emendamento, dispone che “i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono definire anche con accordi interconfederali o avvisi comuni:

a) criteri per la determinazione di minimi tabellari specifici di cui al comma 7 funzionali alla promozione dell’avvio delle start-up innovative, nonché criteri per la definizione della parte variabile di cui al comma 7;
b) disposizioni finalizzate all’adattamento delle regole di gestione del rapporto di lavoro alle esigenze delle start-up innovative, nella prospettiva di rafforzarne lo sviluppo e stabilizzarne la presenza nella realtà produttiva”.

Il maxi-emendamento sostituisce le parole “anche con accordi interconfederali o avvisi comuni”, con “in via diretta ovvero in via delegata ai livelli decentrati con accordi interconfederali o di categoria o avvisi comuni”. Viene dunque ampliata la possibilità di ricorrere alla contrattazione collettiva includendo anche eventuali deleghe ai livelli decentrati.

Si ricorda che tutte le disposizioni contenute nell’art. 28 trovano applicazione per il periodo di 4 anni dalla data di costituzione di una start-up innovativa di cui all’art  25, comma 2, ovvero per il più limitato periodo previsto dallo stesso articolo per le società già costituite e che tutti gli interventi previsti in subiecta materia sono ricondotti nell’ambito del monitoraggio previsto dall’art. 1, comma 2 e 3 della legge n.92 del 2012.

Fonte: Dott. Francesco delli Falconi e Avv. Giuseppe Marianetti – Il Quotidiano Ipsoa

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