Socio lavoratore e società cooperativa

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Alla luce dell’art.1, comma 3 legge n.142/2001 e vista la particolare natura del rapporto giuridico che lega il socio cooperatore alla cooperativa (nel senso che la prestazione lavorativa si qualifica come adempimento del contratto associativo per la realizzazione dello scopo sociale ed è oggetto del rapporto mutualistico che presuppone la garanzia della continuazione del rapporto di lavoro) tra il socio lavoratore e la società cooperativa può instaurarsi, laddove ne sussistano i presupposti sostanziali, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa non a progetto?

Il lavoro in cooperativa si caratterizza per la sussistenza di una duplicità di rapporti in capo al socio lavoratore: quello associativo (in base al quale il socio partecipa al rischio d’impresa, alla formazione degli organi sociali, ai risultati dell’attività, ecc.) e quello, ulteriore, di lavoro (in base al quale il lavoratore apporta la propria prestazione lavorativa conseguendone una retribuzione o un corrispettivo).

Il rapporto associativo, quindi, genera e condiziona quello di lavoro in virtù del collegamento negoziale tra i due rapporti. L’apporto di lavoro del socio, in particolare, può avvenire «in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale» (art.1, comma 3, legge n.142/2001).
Per la cooperativa, quindi, è possibile individuare, tramite il regolamento interno (art.6, legge n.142/2001), le tipologie contrattuali che si intende sottoscrivere con i soci. La disciplina applicabile al rapporto di lavoro non è solo quella espressamente prevista dalla legge n.142/2001, ma anche, purché compatibile con la posizione del socio lavoratore, quella risultante da altre leggi o da qualsiasi altra fonte. Laddove l’art.61, comma 1, D.Lgs. n.276/2003 dispone la necessaria riconduzione delle collaborazioni coordinate e continuative ad uno o più progetti specifici (o programmi di lavoro o fasi di esso), risulta quindi difficile sostenere che, al di fuori delle deroghe espressamente previste (come il lavoro nella p.a., le collaborazioni occasionali di cui all’art.61, comma 2, le ipotesi previste dall’art.61, comma 3), un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa possa essere escluso da tale disciplina.

Le disposizioni sul lavoro a progetto, infatti, paiono potersi coordinare senza eccessive difficoltà con la specialità del rapporto di lavoro del socio. Quest’ultimo, infatti, quale lavoratore autonomo, si potrà obbligare a svolgere un progetto col quale potrà contribuire al raggiungimento degli scopi sociali. Il fatto che il lavoro a progetto sia caratterizzato da una prestazione di durata determinata o comunque determinabile (art. 62, comma 1, lettera a.), del resto, non pare incompatibile col rapporto associativo. E’ in genere riconosciuta, peraltro, la possibilità per le cooperative di assumere soci con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Non pare quindi necessaria la garanzia della continuazione del rapporto di lavoro. Ciò che invece – ai sensi di una lettura sistematica dell’art.1, comma 3, legge n.142/2001 – pare potersi escludere, sono i rapporti di lavoro meramente occasionali tra cooperativa e lavoratore.

Fonte: www.shop.wki.it

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