Socio lavoratore: assenza di una attività abituale

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Qual’è il trattamento previdenziale a cui va sottoposta la quota di utili di una società srl, ancorché non distribuiti, ma calcolati sulla quota di partecipazione senza certezza di erogazione futura? Si tratta di società srl con due soci: il primo è amministratore (iscritto alla gestione separata Inps sul compenso vengono versati i relativi contributi), il secondo è biologo (iscritto all’albo ma non titolare di partita IVA) svolge solo attività da biologo all’interno della società (gli viene fatto apposito cedolino paga come collaboratore coordinato continuativo per tale attività, non soggetta a contribuzione separata soggetta invece ad Inail) sulla quale a fine anno versa la sola contribuzione Enpab. In che modo deve essere trattata la quota di utili spettanti a questo secondo socio?

Con decorrenza 1 gennaio 1997, l’art.1, comma 203, della legge n.662 del 1996, ha esteso l’obbligo assicurativo previdenziale presso la gestione commercianti dei soci, anche plurimi, di società a responsabilità limitata qualora gli stessi prestino attività lavorativa “abituale e prevalente” per conto della stesso società (sia essa attività esecutiva, sia organizzativa e di direzione).

La base imponibile ai fini del calcolo contributivo, fermo il valore minimale di legge, è costituita dalla parte di reddito dichiarato dalla società a responsabilità limitata ai fini tributari, attribuita al socio, in ragione della quota di partecipazione agli utili risultando irrilevante l’effettiva distribuzione o gli accantonamenti a riserva. Nel caso in esame risulta che il socio svolga attività a favore della società in qualità di professionista iscritto all’albo dei biologi, attività svolta nell’ambito di un rapporto di collaborazione coordinata inquadramento compatibile con la disciplina regolamentare della cassa previdenziale Enpab.

La Corte di Cassazione con sentenza n.854 del 17 gennaio 2008 ha statuito il principio che al fine di evitare la duplicazione di rapporti assicurativi e di risolvere la pluralità di attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria, l’art.29 della legge n.160 del 1975, come sostituito dall’art. 1, comma 203, della citata legge n. 662, prevede un unico rapporto assicurativo con riferimento all’attività alla quale il soggetto dedica personalmente la sua opera professionale in misura prevalente.

L’iscrizione previdenziale dovrà pertanto essere orientata in relazione all’attività svolta con carattere di abitualità e prevalenza. Nel caso di specie occorrerà accertare tale abitualità e prevalenza confrontando le due attività: da una parte quella professionale di biologo svolta a favore della società, dall’altra parte quella di socio che contribuisce all’attività esecutiva, organizzativa e/o di direzione della socia. In particolare da quanto prospettato nel quesito risulta che il socio svolge in termini prevalenti l’attività di biologo a favore della società, e non quella di apporto alla struttura societaria.
In assenza di una attività abituale e prevalente per conto della società come sopra precisata non sussiste l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti; resta fermo l’obbligo assicurativo presso l’Enpab relativamente ai compensi conseguiti in riferimento all’attività professionale svolta in qualità di biologo.

Fonte: Giancarlo Esposti – Esperto Lavoro – Casi e Soluzioni – Ipsoa Editore

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