Sicurezza del lavoro: Migliore corrispondenza tra infrazioni e sanzioni

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Il D.Lgs. 3 agosto 2009 n. 106 ha apportato rilevanti modifiche all’apparato sanzionatorio del D.Lgs. 9 aprile 2008 n.81 che hanno come obiettivo quello di migliorarne l’efficacia e l’effettività, nonché lo scopo di assicurare una migliore corrispondenza tra infrazioni e sanzioni.

Le modifiche apportate all’apparato sanzionatorio del D.lgs. n.81/2008, ad opera del D.Lgs. n.106/2009, hanno senza dubbio l’obiettivo di migliorarne l’efficacia e l’effettività, nonché lo scopo di assicurare una migliore corrispondenza tra infrazioni e sanzioni, così come specificato nel comunicato stampa del 31/7/2009 del Ministero del Lavoro.

In effetti, il sistema precedente è stato notevolmente semplificato:

• è stato ridotto il numero delle violazioni e delle sanzioni, ricomponendo i reati e gli illeciti amministrativi in un quadro di sintesi più coerente;
• è stata eliminata l’eccessiva penalizzazione nelle ipotesi di concorso di reati omogenei ed anche di concorso di reati tout court, nel rispetto delle previsioni contenute nel Codice penale;
• è stata garantita una effettiva rimodulazione degli obblighi dei singoli attori del sistema di prevenzione aziendale, sulla base dei compiti svolti, con particolare riguardo ai preposti, ma anche ai dirigenti, sui quali viene convogliata la responsabilità penale per i compiti delegabili nei Titoli II e III, ed infine agli stessi lavoratori, chiamati a rispondere solo per gli obblighi generali sanciti dall’art.20 del T.U.;
• c’è stato l’intervento sull’entità delle sanzioni in modo tale da rendere le pene detentive eque rispetto alla gravità delle infrazioni e le ammende e le sanzioni pecuniarie proporzionate alle violazioni ed all’aumento dei prezzi al consumo, verificato su base ISTAT, dal 1995 ad oggi, con un conseguente aumento delle pene pecuniarie in virtù della suddetta indicizzazione è stato di circa il 36% rispetto a quelle previste dal D.Lgs. n.626/94;
• è stata prevista l’automatica rivalutazione quinquennale, sempre in misura pari all’indice ISTAT dei prezzi al consumo, per le ammende previste con riferimento alle contravvenzioni e per le sanzioni pecuniarie amministrative;
• viene favorito l’utilizzo di procedure di estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi, condizionandole alla effettiva regolarizzazione da parte del contravventore o del trasgressore inadempiente;
• si supera un approccio meramente formalistico e burocratico, anche con riguardo al documento principe, quello di valutazione dei rischi, in favore di una maggiore attenzione ai profili di tutela sostanziali.

La sanzione più grave del c.d. Testo Unico riformato – quella che prevede la sola pena detentiva dell’arresto da 4 a 8 mesi – per quanto attiene al datore di lavoro, è riservata al datore di lavoro che omette la valutazione dei rischi nelle aziende a maggior rischio, specificamente individuate (art.55, co 2).

Sempre su un piano di maggiore gravità della sanzione rileva quella che prevede la pena alternativa dell’arresto da 3 a 6 mesi o dell’ammenda da 2500 a 6400 euro, rivolta al datore di lavoro che (art. 55, co 1):

• non effettui la valutazione dei rischi e non elabori il relativo documento;
• che non nomini il responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
• che svolga direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dei rischi, di primo soccorso, di prevenzione incendi e di evacuazione, senza la necessaria formazione.

E’ prevista, invece, la sola pena pecuniaria dell’ammenda, pure per importi variabili in proporzione alla gravità della condotta ai fini della tutela della salute e sicurezza, nel caso in cui il documento di valutazione dei rischi sia stato elaborato ma sia carente di alcuni elementi (art.55, co. 3 e 4).

Rimane la pena del solo arresto oltreché in caso di omissione da parte del datore di lavoro della valutazione dei rischi in aziende caratterizzate da complessità o da rischi particolarmente elevati, anche nelle ipotesi in cui l’imprenditore non ottemperi al provvedimento di sospensione dell’attività per la fattispecie delle gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Tuttavia, la nuova formulazione dell’art. 302 rende più facile la definizione della contravvenzione punita con la sola pena dell’arresto: nel caso in cui siano state eliminate tutte le fonti di rischio e le conseguenze dannose del reato, il giudice può, su richiesta dell’imputato, sostituire la pena irrogata nel limite di dodici mesi con il pagamento di una somma, non inferiore ad € 2.000, determinata secondo i criteri di ragguaglio di cui all’articolo 135 c.p., vale a dire in proporzione a 38 euro per ogni giorno di detenzione.

La sostituzione dell’arresto con la pena pecuniaria, peraltro, non è ammessa quando la violazione ha avuto un contributo causale nel verificarsi di un infortunio sul lavoro da cui sia derivata la morte ovvero una lesione personale grave, quella cioè che abbia comportato l’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un periodo superiore ai quaranta giorni.

Fra le altre modifiche apportate dal D.Lgs. n.106/2009 sono da evidenziare:

• ­la nuova formulazione dell’art.301 che estende la prescrizione obbligatoria, ex artt. 20 e seguenti del D.L. 19 dicembre 1994, n.758, alle contravvenzioni per le quali è prevista la pena della sola ammenda;
• ­il nuovo art.301-bis che prevede l’estinzione agevolata degli illeciti amministrativi a seguito di regolarizzazione – in via generale paragonabile alla diffida obbligatoria ex art.13 del D.Lgs. n.124/2004 per quanto il T.U. faccia riferimento diretto al trasgressore e quindi ad illeciti amministrativi accertati – in base al quale, in caso di inosservanza degli obblighi puniti con sanzione pecuniaria amministrativa il trasgressore, al fine di estinguere l’illecito amministrativo, è ammesso al pagamento di una somma pari alla misura minima prevista dalla legge qualora provveda a regolarizzare la propria posizione non oltre il termine assegnato dall’organo di vigilanza mediante verbale di primo accesso ispettivo;
• ­l’abrogazione dell’art.303, relativo alla circostanza attenuante, il quale prevedeva che la pena prevista per i reati puniti con la pena dell’arresto, anche in via alternativa, potesse essere ridotta fino ad un terzo per il contravventore che, entro i termini previsti dall’art. 491 del c.p.p. si fosse adoperato concretamente per la rimozione delle irregolarità riscontrate dagli organi di vigilanza e delle eventuali conseguenze dannose del reato.

Si segnala, inoltre, che il nuovo apparato sanzionatorio prevede per i lavoratori soltanto la sanzione di cui all’art.59 per l’inosservanza degli obblighi generali di cui all’articolo 20 e per la violazione dell’art.43, comma 3, relativa al rifiuto ingiustificato alla designazione per la gestione delle emergenze, nonché la sanzione prevista dall’art.285 del Titolo X – relativo all’esposizione ad agenti biologici – e per la violazione dell’art.277 relativo alle misure di emergenza previste in caso di esposizione agli agenti biologici. Anche per i preposti si segnalano le sole sanzioni previste dall’art.56 del Titolo I, quelle previste dall’art.263 del Titolo IX – relativo alle sostanze pericolose – e dall’art.283 del Titolo X.

Di fondamentale rilievo sono, inoltre, le norme che introducono una interpretazione delle pene per la violazione degli allegati secondo criteri di omogeneità (negli artt. 68, 87, 159, 165, 178), imponendo all’organo di vigilanza di evidenziare la specifica norma violata, ma senza moltiplicare indefinitamente la portata dell’ammontare sanzionatorio.

E’ appena il caso di rammentare, in conclusione, che, per le fattispecie del D.Lgs. n.81/2008 a suo tempo violate che però non costituiscono più reato in conseguenza delle modifiche apportate dal D.Lgs. n.106/2009 – come, ad esempio, nel caso di appalti la cui durata non sia superiore a 2 giorni, o di appalti di servizi di natura intellettuale, per cui non è più obbligatoria la redazione del DUVRI – per effetto dell’art.2 del c.p., che disciplina la successione di leggi penali, non è più ammessa la punibilità, e, se vi è già stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.

Per il principio del favor rei, di cui al comma 3 dello stesso art.2 c.p., infine, se la fattispecie è punita con una disposizione più favorevole al reo, si applicherà quest’ultima, salvo che sia già stata pronunciata sentenza irrevocabile.

Fonte: Pierluigi Rausei, Rossella Schiavone – Il Quotidiano Ipsoa – Ipsoa Editore

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