Sentirsi … fuori posto

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È successo. Il posto che credevamo fosse stato fatto apposta per noi si è rivelato del tutto inadeguato al nostro profilo. Prima di attribuire colpe all’azienda, a chi ha curato la selezione o al destino è opportuno fare una seria analisi autocritica, per capire se e dove si sia sbagliato nella scelta di questa opportunità professionale.

Prima l’autocritica
Gli errori di valutazione possono riguardare diversi elementi che non sono stati approfonditi in sede di colloquio. Ad esempio, si sono fatte domande dettagliate su quali fossero i valori e la cultura aziendali? Si è cercato di capire bene quali fossero le modalità di relazione all’interno dell’azienda? Si sono indagati con precisione e accuratezza i contenuti fattivi e operativi della posizione che si sarebbe andati a ricoprire? Abbiamo chiesto al nostro interlocutore quali fossero gli strumenti di lavoro dei quali ci si sarebbe potuti avvalere?
Non avere sondato con sufficiente scrupolosità questi temi prima di accettare il nuovo impiego può rivelarsi estremamente pericoloso. Non solo perché si rischia di trovarsi in una situazione alquanto scomoda e spinosa, ma anche perché può essere estremamente frustrante rimettersi nuovamente alla ricerca di un lavoro subito dopo averlo appena trovato.
Da parte sua, il responsabile della selezione potrebbe non averci fornito delle informazioni fondamentali sull’organizzazione o sul profilo. Questo potrebbe essere successo, nelle peggiori delle ipotesi, per superficialità o leggerezza. O, più banalmente, perché ha dato per scontato degli aspetti che invece per voi erano essenziali. E che proprio per questo andavano scandagliati in profondità.

Vado o resto?
Una volta stabilite le ragioni per le quali non siamo a nostro agio in questo nuovo contesto organizzativo, rimane da dare una risposta all’unico vero quesito sostanziale: è meglio restare in questa azienda e capire meglio la situazione oppure rimettersi immediatamente alla ricerca di una nuova opportunità? Di solito si predilige sempre la prima opzione, sia perché si vuole prendere tempo, sia perché si vogliono avere più elementi per valutare la propria condizione. Si tenderà allora ad andare con i piedi di piombo e a far fruttare al massimo il periodo di prova, tanto per raccogliere informazioni quanto per decidere eventualmente di ricercare un impiego nuovo.

Affrontare i motivi del disagio professionale (e parlarne con il capo)
Prima di parlare al capo della propria insoddisfazione bisogna capire quale sia davvero lo spazio effettivo di azione per risistemare la propria posizione. In altre parole, comprendere se il malessere che si prova è irreversibile oppure se si tratta di un turbamento temporaneo, dovuto al semplice cambiamento di regole, funzioni, abitudini.
Se le motivazioni del nostro scontento sono esclusivamente professionali o legate alla funzione, ci sono dei margini di negoziazione e di trasformazione. I contenuti specifici del ruolo, la strumentazione necessaria per svolgere il proprio lavoro, la definizione delle aree di responsabilità sono infatti temi su cui è possibile discutere senza eccessiva difficoltà. Si tratta anche di questioni facilmente risolvibili, sempre ammesso che esista la volontà (o la capacità) da parte dell’azienda di venire incontro alle nostre esigenze.
Diversamente, se i problemi sono di natura personali o relazionali, si fa tutto più difficile. Di fatto, se la causa del nostro senso di insoddisfazione riguarda il clima, i valori o la visione aziendali è molto più arduo mettere le cose a posto. Cambiare lavoro si rivela quindi la soluzione più facile.
In questa seconda eventualità, è opportuno uscire il più in fretta possibile dall’azienda, senza però ricadere nell’errore e accettare la prima occasione che ci capita. Al contrario, è necessario far tesoro dell’esperienza negativa appena subito e saper gestire la propria demotivazione controllandola con professionalità.

Per non rischiare ancora
Se si è deciso di cambiare strada, si può decidere di non inserire nel CV questa parentesi lavorativa deludente, specie se è durata poco. Altrimenti, la si può descrivere brevemente nella lettera di presentazione, facendo però estrema attenzione alle motivazioni che si adducono per spiegare la propria scontentezza.
Per evitare poi di trovarci nuovamente in una situazione così sgradevole, è fondamentale richiedere, quando si è già avanti con il processo di selezione, di poter incontrare quello che potrebbe diventare il nostro responsabile di linea una volta accettato l’impiego. Questo perché è essenziale entrare nel merito di quello che sarà il nostro ruolo e capire in anticipo con chi avremo a che fare. Si tratta di una richiesta più che lecita, che denota professionalità e bisogno di approfondimento. Ed evita un sacco di problemi.

Fonte: Silvia Zanella – www.monster.it

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