Sciopero: necessario indicare le modalità di esecuzione

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Sciopero illegittimo senza indicazione preventiva delle modalità di esercizio del diritto. È illegittimo lo sciopero le cui modalità di esecuzione sono rimesse totalmente ai singoli interessati senza alcuna predeterminazione. L’attuazione di uno sciopero secondo queste modalità si rivela illegittima allorquando importi pericoli o danni o alterazioni all’integrità e funzionalità degli impianti ovvero quando pregiudichi la produttività stessa dell’azienda, compromettendo, cioè, la stessa organizzazione istituzionale e di funzionalità produttiva dell’impresa.

Con una interessante sentenza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in tema di esercizio del diritto di sciopero, precisando che l’attuazione di uno sciopero le cui modalità di esecuzione sono rimesse totalmente ai singoli interessati, senza una loro predeterminazione, si rivela illegittima allorquando importi pericoli o danni o alterazioni all’integrità e funzionalità degli impianti ovvero quando pregiudichi la produttività stessa dell’azienda, compromettendo, cioè, la stessa organizzazione istituzionale e di funzionalità produttiva dell’impresa.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra alcuni lavoratori e la società Esselunga.
In sintesi, i fatti.

La Corte d’appello ha rigettato l’impugnazione proposta dalla società Esselunga s.p.a. avverso la sentenza del giudice di lavoro che le aveva respinto la domanda tesa all’accertamento negativo della legittimità di uno sciopero svolto in azienda.

La Corte d’appello ha ritenuto corretta la decisione del primo giudice, il quale aveva rilevato una carenza di interesse attuale alla decisione giudiziale in merito alla richiesta formulata dalla datrice di lavoro, ed ha aggiunto che non era posta in dubbio la collettività della indizione dell’astensione dal lavoro, che le modalità di attuazione di quest’ultima non erano dissimili da quelle del cosiddetto sciopero a singhiozzo o a scacchiera e che non si era trattato di adesione meramente individuale.

Inoltre, secondo la Corte di appello, un’azione di accertamento della legittimità dello sciopero era ammissibile solo se diretta ad accertare il superamento dei limiti interni ed esterni allo stesso diritto di sciopero, per cui una domanda rispetto alla quale non veniva dedotta alcuna violazione dei diritti datoriali finiva per ridursi alla richiesta giudiziale di un parere, come tale non ammessa nel nostro ordinamento.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società Esselunga s.p.a., in particolare sostenendo la non riconducibilità alla fattispecie di cui all’art.40 Cost. di un’astensione dal lavoro attuata in forma individuale, dettata da motivi esclusivamente individuali e sprovvista del requisito essenziale della finalità di tutela di un “interesse professionale collettivo”, oltre che l’inidoneità delle modalità di proclamazione di una forma di preteso sciopero e di attuazione dello stesso a costituire altrettanti indici rivelatori dell’insussistenza del requisito in questione a base della proclamata astensione dal lavoro.

Nella fattispecie i rappresentanti sindacali non avevano invitato i lavoratori ad esercitare il diritto di sciopero, indicando loro le modalità collettive dell’astensione medesima, ma avevano semplicemente lanciato il messaggio che a partire dal momento della indizione della protesta ciascuno poteva venire a lavorare se lo desiderava ed andarsene quando lo riteneva opportuno, il tutto ad esclusiva discrezione di ogni singolo interessato all’astensione.

In pratica, secondo tale assunto difensivo, nell’agitazione promossa dai rappresentanti sindacali dello sciopero c’era solo il nome, avendo i medesimi promotori utilizzato il riferimento a tale diritto per dare un’apparenza di legittimità a qualche cosa che con quell’istituto non aveva nulla a che fare.

Ciò in quanto, se i lavoratori erano invitati ad aderire allo sciopero proclamato nel modo e nei tempi ritenuti più opportuni dal momento dell’indizione e ad oltranza per ogni giorno lavorativo, risultava azzerato il requisito della predeterminazione delle modalità di attuazione dello sciopero, requisito, questo, che laddove si fosse trattato di uno sciopero articolato nelle cosiddette forme “a scacchiera” o “a singhiozzo” avrebbe dovuto essere esplicitato in forma particolarmente evidente.

In definitiva, secondo la tesi difensiva della società, i rappresentanti sindacali avevano finito per abusare dell’istituto dello sciopero attraverso la proclamazione dell’astensione dal lavoro nel modo anzidetto, proclamazione, questa, che evidenziava la natura puramente opportunistica della forma di lotta adottata.
La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della S.C., ma che per la sua importanza dev’essere qui ribadito.

Orbene, sul punto osservano gli Ermellini, premesso che il diritto di sciopero, quale che sia la sua forma di esercizio e l’entità del danno arrecato, non ha altri limiti, attesa la necessaria genericità della sua nozione comune presupposta dal precetto costituzionale (art.40 cost.) e la mancanza di una legge attuativa di questo, se non quelli che si rinvengono in norme che tutelino posizioni soggettive concorrenti, su un piano prioritario o quanto meno paritario, nella fattispecie i giudici di appello avrebbero dovuto accertare, in relazione alle concrete modalità di esercizio dello sciopero indicate dai rappresentanti sindacali ed ai concreti pregiudizi o pericoli cui finiva per essere esposta la datrice di lavoro, se per effetto della denunziata illiceità delle modalità di attuazione della protesta veniva ad essere compromessa la capacità produttiva aziendale.

In effetti, chiariscono i Supremi Giudici, il diritto del datore di lavoro alla libertà di iniziativa economica, la cui tutela resta limitata alla salvaguardia dell’organizzazione aziendale, intesa come struttura finalizzata al conseguimento di un risultato economico nel quadro generale della produzione e del mercato, rappresentava nella fattispecie l’unico limite esterno al diritto di sciopero da verificare a fronte di una forma di protesta che, per le particolari modalità con le quali era stata annunziata, non consentiva alla parte datoriale di organizzarsi in anticipo per sopperire alle improvvise carenze di personale che quel tipo di astensione avrebbe comportato nei diversi reparti, con tutti i danni che ne sarebbero derivati, dal momento che era stata rimessa ai singoli lavoratori la facoltà di decidere quando astenersi dal lavoro e per quanto tempo.

Orbene, anche le forme di interruzione o sospensione del lavoro parziali o temporanee (cosiddetti scioperi a scacchiera o a singhiozzo) possono rivelarsi illegittime allorquando importino pericoli o danni o alterazioni all’integrità e funzionalità degli impianti ovvero quando pregiudichino la produttività stessa dell’azienda, compromettendo, cioè, la stessa organizzazione istituzionale e di funzionalità produttiva dell’impresa.

In pratica, nel caso di specie, attraverso l’attuazione di uno sciopero le cui modalità di esecuzione erano rimesse totalmente ai singoli interessati, senza una loro predeterminazione, la società datrice di lavoro era seriamente esposta ai pregiudizi derivanti dall’impossibilità di prevenire i rischi sulla produttività aziendale con riferimento ai singoli reparti ove di volta in volta sarebbe stato, attuata anche all’improvviso l’astensione dei lavoratori, con l’inevitabile insorgere di pericoli di vario genere, quali, ad esempio, la sottrazione della merce o il suo mancato pagamento o l’assenza di controllo delle condizioni di igiene e di sicurezza sul lavoro all’interno dei vari reparti, anche in considerazione della presenza di pubblico.

In definitiva, quelle particolari modalità di attuazione della proclamata astensione dal lavoro esorbitavano dai limiti interni ed esterni del diritto di sciopero, atteso che ne snaturavano la forma e le finalità tipicamente collettive e ponevano in serio pericolo la produttività e l’organizzazione gestionale dell’azienda, per cui erano illegittime.

Da qui dunque l’accoglimento del ricorso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’esegesi offerta dalla Cassazione, l’attuazione di uno sciopero le cui modalità di esecuzione sono rimesse totalmente ai singoli interessati, senza una loro predeterminazione, si rivela illegittima allorquando importi pericoli o danni o alterazioni all’integrità e funzionalità degli impianti ovvero quando pregiudichi la produttività stessa dell’azienda, compromettendo, cioè, la stessa organizzazione istituzionale e di funzionalità produttiva dell’impresa.

Fonte: Ipsoa.it

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