Sciopero: disciplina e regolamentazione

0
26

Secondo la nozione comunemente accolta, lo sciopero consiste in una astensione concordata dal lavoro da parte di più lavoratori per la tutela di interessi collettivi.

Lo sciopero deve pertanto essere proclamato collettivamente (Cass.8.8.1987, n.6831), anche se non deve necessariamente provenire dalle organizzazioni sindacali (Cass.15.7.1992, n.8574), per la tutela di interessi collettivi, e collettivamente attuato (Cass.17.12.2004, n.23552).

In conformità alla nozione di cui sopra la giurisprudenza ha escluso la legittimità di uno sciopero che tuteli interessi individuali (Cass. 23.7.1991, n.8234) o una pluralità di interessi individuali oppure di una astensione attuata da un solo lavoratore (Cass.3.6.1982, n.3419).

Modalità di attuazione 
L’art. 40 Cost. stabilisce che il diritto di sciopero si esercita “nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Tuttavia il legislatore non ha ancora provveduto in via generale, limitandosi a regolamentare compiutamente soltanto il settore dei servizi pubblici essenziali (L. n.146/1990 come modificata ed integrata dalla L. n.83/2000) ed a porre specifici limiti all’esercizio dello sciopero in alcuni altri settori, come ad esempio:

• addetti ai servizi di assistenza al volo (art.4, L. n.242/1980);
• personale della polizia (art.84, L. n.121/1981) e delle forze armate (art.8, L. n.382/1978);
• addetti agli impianti nucleari (art.48, D.Lgs. n.230/1995);
• liberi professionisti e piccoli imprenditori (L. n.83/2000; art.2 bis, L. n.146/1990).

In mancanza di norme attuative del dettato costituzionale, limiti generali all’esercizio del diritto di sciopero sono ricavati dall’elaborazione giurisprudenziale.

In particolare è ritenuto legittimo lo sciopero finalizzato alla tutela degli interessi collettivi dei lavoratori: interessi che non possono intendersi come riferiti alle sole rivendicazioni di carattere salariale e contrattuale, ma che si estendono alla realizzazione di quel vario complesso di beni riconosciuti e tutelati nella disciplina costituzionale dei rapporti economici (artt.35-47 Cost.) (Corte cost. 14 gennaio 1974, n.1; per la distinzione tra sciopero-diritto e sciopero-libertà, nel senso che lo sciopero realizzato per fini esclusivamente politici senza alcuna connessione con gli interessi economico-professionali dei lavoratori sarebbe lecito sul piano pubblicistico ma sanzionabile sul distinto piano del rapporto di lavoro, vedi Corte cost.27.12.1974, n.290).

In applicazione di tale criterio si è riconosciuta la legittimità:

• dello sciopero per finalità economico-politiche: sono legittimi gli scioperi caratterizzati dal fine di tutelare interessi che possono essere soddisfatti solo da atti di governo o da atti legislativi (per l’orientamento secondo cui sarebbero pienamente legittimi, anche sul piano del rapporto di lavoro, gli scioperi politici vedi Cass.21.8.2004, n.16515); rimane invece escluso (e sanzionato a norma dell’art.503 cod. pen.) lo sciopero diretto a sovvertire il nostro ordinamento costituzionale ovvero ad impedire od ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la volontà popolare (Corte cost.27.12.1974, n.290);
• dello sciopero di solidarietà: proclamato per appoggiare uno sciopero già in via di svolgimento, ad opera di lavoratori appartenenti alla categoria dei primi scioperanti, ove sia accertata l’affinità delle esigenze così da far ritenere che senza l’associazione di tutti in uno sforzo comune esse rischiano di rimanere insoddisfatte (Cass.28.12.1962, n.123).

Limiti all’esercizio del diritto 
Il diritto di sciopero, quale che sia la sua forma di esercizio e l’entità del danno arrecato, non ha altri limiti, se non quelli che si rinvengono in norme che tutelano posizioni soggettive concorrenti, su un piano prioritario o quanto meno paritario, quali il diritto alla vita e all’incolumità personale, nonché la libertà dell’iniziativa economica, cioè dell’attività imprenditoriale che, con la produttività delle aziende, è concreto strumento di realizzazione del diritto costituzionale al lavoro per tutti i cittadini.

Pertanto l’esercizio del diritto di sciopero deve ritenersi illecito se, ove non effettuato con gli opportuni accorgimenti e cautele, appare idoneo a pregiudicare irreparabilmente non la produzione ma la produttività dell’azienda, cioè la possibilità per l’imprenditore di continuare a svolgere la sua iniziativa economica ovvero comporta la distruzione o una duratura inutilizzabilità degli impianti con pericolo per l’impresa come organizzazione istituzionale (non come mera organizzazione gestionale) e con compromissione dell’interesse generale al mantenimento dei livelli di occupazione (Cass.30.1.1980, n.711).

Per l’esercizio dello sciopero non sono inoltre previsti particolari adempimenti o condizioni di legittimità, cosicché si deve ritenere legittimo lo sciopero proclamato:

• da coalizioni occasionali di lavoratori, non riconosciute dalle strutture sindacali organizzate nell’ambito dell’azienda o della categoria;
• senza preavviso al datore di lavoro, a meno che la mancanza di preavviso determini situazioni di pericolo o di danno per le persone o gli impianti.

L’esercizio del diritto di sciopero può essere talvolta regolamentato dai contratti collettivi di lavoro o da appositi accordi (c.d. codici di autoregolamentazione dello sciopero).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here