Riscatto della laurea e previdenza per i figli

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Il tema della previdenza è particolarmente sentito dai giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Il protocollo Welfare si propone, tra le altre cose, di sostenere il reddito e la previdenza per i giovani con carriere lavorative discontinue. In particolare, sono state introdotte disposizioni per agevolare il riscatto della laurea. Nell’articolo viene anche affrontata la tematica dei piani di previdenza integrativa e dei benefici fiscali che i genitori possono ottenere sottoscrivendo tali piani a favore dei propri figli.

I giovani lavoratori rientrano pleno iure nel perimetro di applicazione del metodo contributivo di cui alla legge n.335/1995 (Riforma Dini), con una pensione rapportata all’intero percorso lavorativo e non piuttosto solo all’ultima fase della esistenza “attiva”, quella tendenzialmente piu` favorevole per il lavoratore in termini economici (metodo retributivo).
La logica conseguenza appare una significativa riduzione della copertura assicurata dalla previdenza di base al mantenimento di un pari livello economico rispetto al periodo “attivo” con un ampliamento di quello che tecnicamente si definisce come gap, vale a dire il differenziale tra ultima retribuzione e il trattamento di quiescenza.

Secondo recenti stime della Ragioneria generale dello Stato, a parità di altri fattori, la diversità di calcolo tra retributivo e contributivo dovrebbe determinare una differenza di importo approssimabile attorno al 20%, stima destinata però a contrarsi ulteriormente alla luce della futura revisione dei coefficienti di conversione previsti nel metodo contributivo.
La riforma Dini prevedeva già nel 2005 la necessità di una revisione dei coefficienti demografici da applicarsi al montante derivante dalla capitalizzazione virtuale dei contributi, parametrati al Pil degli ultimi 5 anni, versati lungo l’arco della vita “attiva” dai lavoratori rientranti nell’applicazione del metodo contributivo.

Il precedente governo aveva ritenuto di rinviare la revisione, nel recente Protocollo del Welfare dello scorso 23 luglio, che ha trovato realizzazione normativa nella legge 24 dicembre 2007, n. 247. Il governo ne ha fissato la revisione al 2010 riducendo l’intervallo di «verifica» ad una scadenza triennale in automatico.
Verrà fissato sulla base di nuovi parametri attraverso il lavoro di una specifica commissione che deciderà entro il 2008.

Riscatto laurea
Una prima interessante possibilità è prevista dalla legge n.247/2007 (nuovo Protocollo del Welfare) che si propone tra le diverse finalità anche quella di sostenere il reddito e la previdenza per i giovani con carriere lavorative discontinue.
Il riferimento particolare che qui rileva è quello legato al riscatto laurea. La normativa previdenziale in vigore fino al 31 dicembre 2007 contemplava la possibilità per i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi, i lavoratori iscritti ai Fondi speciali di previdenza e i lavoratori parasubordinati di coprire, con i propri contributi, il periodo del corso legale di laurea.

I requisiti per presentare domanda all’Ente previdenziale erano:
• avere conseguito il diploma di laurea o titoli equiparati;
• avere versato almeno un contributo settimanale all’Ente previdenziale in qualunque momento della vita assicurativa;
• i periodi per i quali si fosse chiesto il riscatto non avrebbero dovuto essere coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto chiesto in altri regimi previdenziali.

L’iter confermato prevede che l’Ente previdenziale invii al domicilio del richiedente i bollettini da pagare; il pagamento può essere fatto entro 60 giorni dalla comunicazione oppure, si prevedeva, poteva essere rateizzato entro 5 anni (60 rate) con applicazione degli interessi di dilazione calcolati al tasso legale.

Quali sono le novità introdotte e come si può inserire il supporto economico dei genitori?
La prima innovazione riguarda il meccanismo di riscatto dei corsi universitari cui sono stati ammessi anche i soggetti non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza e coloro che non hanno iniziato l’attività lavorativa.
Gli oneri del riscatto potranno essere pagati senza interessi attraverso 120 rate mensili (10 anni) oppure con un numero di rate pari ai mesi di durata del corso. Il contributo da versare non è poi più calcolato in base al sesso, alla speranza di vita e all’importo teorico della pensione ma sulla base dei minimi vigenti sul mercato. Si dovrà pagare per ogni anno di studi il 33% del reddito imponibile degli autonomi a oggi 13.819 euro con un costo annuo di 4.560 euro.

Per i lavoratori dipendenti fa invece fede la retribuzione lorda dell’ultimo anno di attività . Per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps (lavoratori a progetto) l’aliquota è del 24%. I genitori che decidessero di aiutare il figlio laureato potranno detrarre il contributo nella misura del 19% dell’importo stesso.
Va poi sottolineato come gli anni riscattati saranno considerati validi ai fini del computo dell’età pensionabile anche per i lavoratori soggetti al regime contributivo per cui è possibile cumulare tutti i contributi maturati in qualsiasi gestione pensionistica per ottenere un’unica pensione (in precedenza per chi era nel contributivo la laurea non aveva effetto sul diritto alla pensione ma solo sulla sua misura).

Piano di previdenza integrativo
Ulteriore possibilità può essere costituita dalla fornitura di un supporto economico all’attivazione di una posizione individuale in uno strumento di previdenza integrativa. Il tempo, si sa, non è un concetto relativo:

• se per esempio si aderisce oggi all’età di 25 anni ad un piano di previdenza integrativa, l’orizzonte temporale di riferimento è di 40 anni, a legislazione invariata, prevedendo il pensionamento a 65 anni; si può versare, per mera ipotesi, 100 euro mensili;
• se si decide piuttosto di non aderire, si sta rinviando una scelta che si dovrà comunque prendere, determinandosi di fatto la concentrazione dello sforzo finanziario in pochi anni: tra 30 anni, per avere lo stesso risultato finale (pensione integrativa) sarà necessario versare, sempre per mera ipotesi, 800 euro al mese, con incerta capacità di sostenimento economico.

Va rimarcato poi come anche nel caso in cui l’ipotetico figlio non sia ancora lavoratore, sia comunque possibile la sottoscrizione di un fondo pensione aperto o Pip: il versamento consente di attivare un percorso previdenziale che poi si potrà proseguire in autonomia allorquando comincerà a lavorare sia come lavoratore autonomo che, previo trasferimento al fondo negoziale, laddove dovesse diventare invece lavoratore dipendente.

Benefici fiscali
Dal punto di vista fiscale che beneficio può trarre il genitore che finanzia la previdenza integrativa del figlio/a?
Va evidenziato in primo luogo come possono essere dedotti i contributi versati per i familiari fiscalmente a carico (con un limite di reddito annuo di 2.840,51 euro).
In questo caso i contributi versati vanno ad abbattere il reddito (se esistente) del familiare a carico. L’eventuale eccedenza di contributi potrà essere dedotta da parte del soggetto di cui sono a carico sempre nel rispetto del limite dei 5.164,57 euro per lui esistenti, sommandola ai contributi eventualmente versati a titolo personale in un Pip/fondo pensione dal capofamiglia.

Nel caso in cui il figlio non sia invece a carico può usufruire direttamente del beneficio fiscale. A questo proposito è importante considerare l’innovativa previsione in base alla quale ai lavoratori di prima occupazione successiva alla data di entrata in vigore della Riforma (2007) e, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, dedurre dal reddito complessivo i contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro annui.

Soluzioni concrete
Andando alle possibili soluzioni concrete il genitore, potrà suggerire un piano previdenziale piuttosto che un altro in considerazione dello status lavorativo del figliolo. In particolare, se il figlio è un lavoratore dipendente del settore privato, potrà essere opportuno suggerire di aderire alle forme di previdenza collettiva di riferimento (fondo pensione negoziale o fondo pensione aperto ad adesione collettiva su base aziendale) in maniera tale da acquisire il diritto alla corresponsione del contributo datoriale.

Per i giovani lavoratori dipendenti pubblici la strada maestra sarà quella dell’adesione al fondo di comparto laddove costituito (al momento il solo Espero per il settore scuola, sono però in via di costituzione il Fondo Sanità ed Enti locali e quello per i dipendenti ministeriali).
Per coloro che non hanno invece un fondo pensione di riferimento e per il personale cosiddetto «non contrattualizzato», la “soluzione ponte” potrebbe essere rappresentata dall’adesione a soluzioni di previdenza integrativa individuale, vale a dire fondi pensione aperti o Pip.

I benefici sono rappresentati dalla possibilità di usufruire di un veicolo di confluenza del proprio risparmio previdenziale attivando un piano di versamenti in maniera tale da rendere più elevato nel tempo il montante contributivo e nei benefici fiscali.
I giovani lavoratori flessibili potranno anch’essi accedere a soluzioni di previdenza integrativa: per i lavoratori a termine, anch’essi dotati di trattamento di fine rapporto e chiamati quindi al silenzio assenso è consigliabile aderiscano al fondo di categoria se previsto; nel caso in cui si dovesse interrompere il rapporto di lavoro si può rimanere iscritti sospendendo la contribuzione.

Nel momento in cui si attiverà un nuovo rapporto di lavoro, se nello stesso settore, si potrà riprendere la contribuzione allo stesso organismo previdenziale, in caso contrario si potrà trasferire la posizione individuale in neutralità fiscale.
Eventuali “vuoti” lavorativi protratti possono colmarsi con soluzioni previdenziali individuali. Se invece la fattispecie fosse quella di figure lavorative diverse come ad esempio i co.co.pro (lavoratori a progetto) le soluzioni preferibili sono rappresentate dai fondi pensione aperti e dai piani individuali di previdenza realizzati attraverso contratti di assicurazione sulla vita.

Fonte: Carlo Giuro – www.shop.wki.it

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