Riordino contratti: verso il rilancio dell’apprendistato

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Sensibili le novità per l’apprendistato contenute nello schema di decreto legislativo sul riordino dei contratti, in attesa dei prescritti pareri parlamentari. Sul piano della disciplina generale, la forma scritta è richiesta ai soli fini della prova con conseguenze pratiche di rilievo per il datore di lavoro che, in sede di accertamento ispettivo potrà, con l’accordo del lavoratore, sollevare la sussistenza di un rapporto di apprendistato, anche in assenza di preventiva comunicazione, regolarizzando come apprendista il lavoratore “in nero” in possesso dei requisiti. Vengono, inoltre, rilanciati l’apprendistato di primo e di terzo livello: il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa.

La lettera d) dell’art.1, comma 7, della legge n.183/2014 delegava espressamente il Governo a rafforzare gli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro, senza particolari indirizzamenti. Da qui la nuova disciplina del contratto di apprendistato contenuta nel Capo V del Titolo I, dello schema di decreto delegato, composto dagli articoli da 39 a 45, che sostituisce interamente il Testo unico dell’apprendistato oggi contenuto nel decreto legislativo n.167/2011, contestualmente abrogato, con sensibili novità per quanto attiene gli apprendistati di primo e di terzo livello.

Disciplina generale
Sul piano della disciplina generale dell’apprendistato rileva anzitutto la previsione secondo la quale la forma scritta è richiesta ai soli fini della prova (articolo 40, comma 1), conseguenza pratica ne è che anche in sede di accertamento ispettivo il datore di lavoro potrà, con l’accordo del lavoratore, sollevare la sussistenza di un rapporto di apprendistato, sebbene non formante oggetto di preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro, regolarizzando in tal modo come apprendista (con tutti i vantaggi contributivi e normativi) il lavoratore “in nero” che abbia i requisiti anagrafici e sostanziali per poter essere occupato come apprendista (possibilità oggi vietata dalla previsione della forma scritta a pena di nullità del contratto, per quanto non espressamente sancito dal d.lgs. n.167/2011, ma ribadito dalla prassi ministeriale).

Nel terzo comma dell’articolo 40 dello schema si estende all’apprendistato l’applicazione delle misure sanzionatorie dettate dal d.lgs. n.23/2015 per il licenziamento illegittimo nel contratto a tempo indeterminato, mentre per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale si individua come giustificato motivo di licenziamento il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi attestato dall’istituzione formativa.

Nel caso degli apprendistati di primo e terzo livello (per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e la specializzazione professionale e di alta formazione) il piano formativo è predisposto dall’istituzione formativa di provenienza dello studente con il coinvolgimento del datore di lavoro (articolo 40, comma 1).
Viene prevista la possibilità di recedere dal contratto di apprendistato al termine del periodo formativo ai sensi dell’articolo 2118 c.c., con preavviso decorrente dalla medesima data (articolo 40, comma 4).

L’obbligodi stabilizzazione viene confermato soltanto per assumere con contratto di apprendistato professionalizzante (articolo 40, comma 8).

Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e la specializzazione professionale.

L’apprendistato di primo livello è chiamato ad integrarsi, in un sistema duale (articolo 39, comma 3), formazione e lavoro, rispetto ai titoli di istruzione e formazione e alle qualificazioni professionali (D.Lgs. n.13/2013), ed è strutturato in modo da coniugare la formazione sul lavoro effettuata in azienda con l’istruzione e la formazione professionale svolta dalle istituzioni formative che operano nell’ambito dei sistemi regionali di istruzione e formazione, sulla base dei livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, di cui al D.Lgs. 226/2005 (articolo 41, comma 1).

Il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa, fatte salve differenti previsioni da parte della contrattazione collettiva, mentre per le ore di formazione interna a carico del datore di lavoro la retribuzione dell’apprendista è ridotta al 10% di quella dovuta (articolo 41, comma 7).
In assenza di regolamentazione regionale, confermata per la definizione dei profili formativi, il Ministero del lavoro disciplina l’esercizio del primo apprendistato con “propri atti” non meglio specificati, potendo aprire il varco a decreti direttoriali e finanche a circolari con un vulnus significativo nel sistema delle fonti normative in materia di contratti di lavoro (articolo 41, comma 3).

Il datore di lavoro deve sottoscrivere un protocollo con l’istituzione formativa, secondo uno schema definito con specifico decreto interministeriale che stabilisce il contenuto e la durata degli obblighi formativi del datore. Per l’apprendistato che si svolge nell’ambito del sistema di istruzione e formazione professionale regionale, la formazione esterna all’azienda presso l’istituzione formativa non può essere superiore al 60% dell’orario ordinamentale per il secondo anno e al 50% per il terzo e quarto anno (articolo 41, comma 6).

Il datore di lavoro può prorogare fino ad un anno il contratto dei giovani qualificati e diplomati che hanno concluso positivamente i percorsi formativi, per consolidare e acquisire ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche; una proroga annuale è prevista anche quando, al termine del periodo di formazione previsto, l’apprendista non ha ancora conseguito il titolo di qualifica, diploma o specializzazione professionale (articolo 41, comma 4).

Si prevede la stipula di contratti di apprendistato, di durata fino a tre anni, per gli iscritti al quarto e quinto anno degli istituti tecnici e professionali, di istruzione secondaria superiore, per acquisire ulteriori competenze tecnico professionali utili al conseguimento di un certificato di specializzazione tecnica superiore (articolo 41, comma 5).

Va tenuto però presente quanto previsto attualmente dall’articolo 8-bis, comma 2, del D.L.104/2013 in un programma sperimentale per il triennio 2014-2016 per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda per gli studenti degli ultimi 2 anni delle scuole secondarie di secondo grado attuato dal D.I. n.473 del 17 giugno 2014. Inoltre, vale la pena annotare (nello stesso senso anche la Conferenza Stato-Regioni nel parere del 23 aprile 2015) come manchi il necessario coordinamento con le misure che si intenderebbero inserire con il disegno di legge n. 2994 presentato il 27 marzo 2015 alla Camera dei Deputati, recante “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, cosiddetto “La Buona Scuola”, il cui art.4, comma 6, prevede che “a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore della (…) legge, gli studenti, a partire dal secondo anno dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, possono svolgere periodi di formazione in azienda attraverso la stipulazione di contratti di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale”, non limitando quindi tale esperienza soltanto agli ultimi due anni dei soli istituti tecnici e professionali.

D’altra parte, come pure espressamente notato dal parere della Conferenza Stato-Regioni del 23 aprile il testo organico dovrebbe mantenere operativa la possibilità di conseguire il diploma di scuola secondaria superiore attraverso l’apprendistato di primo livello, favorendo un modello evolutivo di “apprendistato a scuola”, con l’estensione della possibilità di essere occupati come apprendisti a tutti i ragazzi iscritti a qualsiasi percorso di istruzione e di formazione secondaria superiore (come evidenziato da Adapt nell’audizione al Senato del 21 aprile).

Infine, si prevede la possibilità di trasformare il contratto in apprendistato professionalizzante, dopo il conseguimento della qualifica o del diploma professionale, per conseguire la qualificazione professionale, a condizione che la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato non ecceda quella individuata dalla contrattazione collettiva (articolo 41, comma 9).

Apprendistato professionalizzante
L’apprendistato professionalizzante perde anzitutto la denominazione e qualsiasi implementazione quale “contratto di mestiere”.

Inoltre, la qualificazione professionale è determinata dalle parti del contratto in base ai profili e alle qualificazioni professionali previsti dai contratti collettivi per il settore di riferimento (articolo 42, comma 1).

Sono eliminate le norme che consentono nel quadro regolatorio vigente di adattare l’apprendistato alle specifiche esigenze formative dell’apprendista professionalizzante, consentendo che accordi sindacali o contratti collettivi possano prevedere una modulazione della durata e delle modalità di erogazione della formazione, in relazione all’età dell’apprendista, analogamente per la regolamentazione della formazione pubblica (articolo 4, commi 2 e 3, del D.Lgs. 167/2011).

Apprendistato di alta formazione e ricerca
Anche l’apprendistato di terzo livello si integra in un sistema duale (articolo 39, comma 3), formazione e lavoro, rispetto ai titoli di istruzione e formazione e alle qualificazioni professionali (D.Lgs. n.13/2013).

Possono essere assunti con apprendistato di alta formazione e ricerca, in tutti i settori di attività, i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di un diploma professionale conseguito nei percorsi di istruzione e formazione professionale, integrato da un certificato di istruzione e formazione tecnica superiore (articolo 43, comma 1).

Il datore di lavoro che stipula il contratto di apprendistato deve sottoscrivere uno specifico protocollo con l’istituzione formativa o con l’ente di ricerca di riferimento, secondo uno schema definito con decreto interministeriale che stabilisce entità e modalità della formazione a carico del datore di lavoro, nonché il numero dei crediti formativi riconoscibili allo studente fino a un massimo di 60; la formazione esterna all’azienda svolta nell’istituzione formativa nei percorsi di Istruzione Tecnica Superiore non può essere superiore al 60% (articolo 43, comma 2).

Il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa, fatte salve differenti previsioni da parte della contrattazione collettiva, mentre per le ore di formazione interna a carico del datore di lavoro la retribuzione dell’apprendista è ridotta al 10% di quella dovuta (articolo 43, comma 3).

Standard formativi
Relativamente all’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e la specializzazione professionale nel decreto interministeriale di definizione degli standard formativi deve essere stabilito il numero di ore da effettuare in azienda (articolo 44, comma 1).

Libretto formativo
Molteplici le figure chiamate ad effettuare la registrazione nel libretto formativo del cittadino della formazione effettuata (articolo 44, comma 2):

– istituzione formativa di appartenenza dello studente per l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e la specializzazione professionale
– datore di lavoro nel contratto di apprendistato professionalizzante
– istituzione formativa di appartenenza o ente di ricerca per l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Apprendistato (professionalizzante) in mobilità
Per consentirne la qualificazione o riqualificazione professionale è confermata la possibilità di assumere in apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di altro trattamento di disoccupazione (articolo 45, comma 4).

Incentivi
L’art.45, comma 10, del testo organico pevede che gli incentivi per i datori di lavoro che assumono con l’apprendistato di primo e secondo livello siano definiti da un successivo decreto, ai sensi dell’art.1, comma 4, lettera a), della legge n.183/2014. Sul punto la Conferenza Stato-Regioni nel parere del 23 aprile 2015 invita il Governo a definire direttamente gli strumenti e i metodi di incentivazione e di sgravio per l’assunzione di lavoratori in apprendistato, anche “chiarendone l’interazione con il contratto a tutele crescenti e prevedendo l’aumento degli sgravi contributivi per l’apprendistato di primo e terzo livello, a fronte dei maggiori oneri formativi”.

Regime transitorio
Il testo organico non prevede una norma contenente un regime transitorio utile a gestire la prima fase di passaggio fra vecchio e nuovo regime normativo, in questo senso si è mosso, invece, il parere della Conferenza Stato-Regioni del 23 aprile 2015 per consentire alle imprese di utilizzare l’apprendistato in attesa dell’adeguamento delle normative contrattuali collettive e regionali.

Le considerazioni contenute nel presente intervento sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione alla quale appartiene.

Fonte: Ipsoa.it

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