Riforma del Terzo settore: dal servizio civile nuove opportunità di lavoro

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Nel disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore anche la revisione della disciplina del servizio civile. Tra i criteri ispiratori della riforma: il riconoscimento delle competenze acquisite in percorsi di istruzione e in ambito lavorativo e la previsione di meccanismi per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani che hanno prestato il servizio civile.

Il Consiglio dei Ministri del 10 luglio 2014 ha approvato un disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale, che attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della relativa legge, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale.

Il provvedimento si pone il lodevole intento di individuare le finalità non lucrative e le attività solidaristiche e di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore, semplificarne e razionalizzarne gli adempimenti, e, in generale, “riconoscere e favorire l’iniziativa economica privata, svolta senza finalità lucrative, diretta a realizzare in via principale la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale o d’interesse generale”.

In particolare, l’articolo 5 del disegno di legge delega il Governo a rivedere la disciplina del servizio civile, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) previsione di un meccanismo di programmazione almeno triennale dei contingenti di giovani, anche stranieri, che possono essere ammessi al servizio civile nazionale universale e di procedure di selezione ed avvio dei giovani improntate a principi di semplificazione e trasparenza;
b) previsione di criteri e modalità di accreditamento degli enti di servizio civile universale;
c) previsione di un limite di durata del servizio civile nazionale universale che contemperi le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno dei paesi dell’Unione europea nonché, per iniziative riconducibili alla promozione della pace e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei paesi al di fuori dell’Unione europea;
d) riconoscimento delle competenze acquisite durante l’espletamento del servizio civile in funzione della spendita nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo;
e) previsione di meccanismi e strumenti che, attraverso il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati, possono favorire l’inserimentolavorativo dei giovani che hanno prestato il servizio civile nazionale universale.

La relazione governativa che accompagna il disegno di legge sottolinea, appunto, la necessità di procedere al riordino e alla revisione dell’attuale disciplina in materia di servizio civile, in particolare della disciplina dettata dal decreto legislativo 5 aprile 2002, n.77 e della legge istitutiva del servizio civile nazionale (legge 6 marzo 2001, n.64), finalizzata all’istituzione di un servizio civile nazionale universale.

Il servizio civile dovrà pertanto avere un carattere universale, improntato a logiche di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva.

I giovani dovranno sviluppare competenze nella valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale nonché nei settori della cultura, dell’innovazione e della legalità.

A questo fine, il riordino della materia dovrà prevedere la possibilità di svolgere il servizio civile anche al di fuori del territorio nazionale, in uno dei paesi dell’Unione europea nonché, nell’ambito di iniziative volte alla promozione della pace e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei paesi al di fuori dell’Unione europea.

Inoltre, le competenze acquisite durante il servizio dovranno essere spendibili e quindi annotate nel “libretto” del cittadino ed utilizzabili nei percorsi scolastici e lavorativi.

Tutto ciò sarà indubbiamente più facile se l’attuazione della legge coinvolgerà soggetti terzi, sia pubblici che privati, con misure volte a favorire l’inserimento lavorativo dei giovani che hanno prestato il servizio civile nazionale universale.

Fonte: Ipsoa.it

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