Riforma del Lavoro, ora si approvi la legge delega

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Garanzia giovani per riaccendere i motori dell’innovazione: formazione; riduzione delle forme contrattuali; riqualificazione dei disoccupati; promozione della mobilità per spostare l’asse delle politiche del lavoro e le relative risorse sulle azioni positive; riforma degli ammortizzatori e salario minimo legale per garantire tutele ad una più ampia platea di lavoratori. Sono questi i punti della riforma del lavoro contenuta nella legge delega che dovrà essere approvata entro il semestre italiano europeo, come annunciato dal Governo Renzi.

Il decreto legge n.34/2014, convertito con modificazioni dalla legge n.78/2014, è stato approvato per dare una “scossa” al mercato del lavoro, in particolare con la facilitazione del ricorso al contratto a termine. Ora alla scossa deve seguire una riforma più ampia, quella contenuta nella legge delega.

Per questo la delega deve essere approvata entro il semestre italiano come annunciato dal Governo Renzi. E’ previsto che il ddl vada in aula al Senato nei prossimi giorni. Il momento è opportuno anche sul piano economico generale, dove cominciano a vedersi i primi stimoli all’economia; la cura Draghi in Europa, il sostegno alla domanda avviato dal governo Renzi con vari provvedimenti: alleggerimento dell’Irpef e dell’Irap, pagamento dei debiti delle PA, accelerazione delle opere pubbliche, etc.

La benzina c’è; ora ci vuole il motore delle riforme.
Le riforme devono riguardare la qualità della crescita economica, ma anche il funzionamento e la qualità del mercato del lavoro. Per avere una crescita durevole e sostenibile occorre puntare sull’innovazione, capace di diffondersi e di rinnovare tutti i settori anche quelli tradizionali.

E’ essenziale puntare soprattutto sui settori innovativi, in grado di sostenere occupazione di qualità, quelli di alta tecnologia ma anche i servizi alle persone e alle imprese. Sono questi settori che possono dare prospettive anzitutto ai giovani. Le politiche attive avviate per dare corpo alla “garanzia giovani” non bastano da sole se non si riaccendono i motori dell’innovazione. L’innovazione deve riguardare sia l’economia, sia la qualità del capitale umano, che è decisivo per la qualità della crescita.

Il test principale della delega è di spostare l’asse delle politiche del lavoro e le relative risorse dalle misure passive su cui finora si è speso troppo e male, alle azioni positive, cioè alla formazione, ai nuovi lavori, all’orientamento e alla transizione fra scuola e lavoro, alla riqualificazione dei disoccupati, alla promozione della mobilità. Occorre dare seguito alle indicazioni, già contenute in legge, del superamento delle indennità di mobilità; rendere più rigorosi i criteri di erogazione delle casse in deroga in vista del loro superamento. Le azioni di politica attiva sono necessarie non solo nel settore privato ma anche nel pubblico impiego dove c’è grande bisogno di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini, anzitutto con l’attivazione delle persone, a cominciare dalla dirigenza.

La riforma degli ammortizzatori in senso universalistico è essenziale per garantire tutele a quelli, come i lavoratori precari, che ne sono privi. Ma non deve essere “assistenzialistica” come è stato spesso finora. L’esperienza di altri Paesi mostra che investimenti in servizi del lavoro efficaci, con la collaborazione fra istituzioni pubbliche e operatori privati, migliora la performance del mercato del lavoro e frena le spese di assistenza anche nella crisi. Questo è uno degli insegnamenti positivi che viene dall’Europa e che l’Italia, da questa settimana presidente del semestre europeo, è sfidata a seguire.

Anche gli altri contenuti della delega indicano l’urgenza di far funzionare meglio il mercato del lavoro. Un obiettivo indicato dallo stesso Renzi come prioritario riguarda le semplificazioni: anzitutto quelle degli adempimenti e delle procedure che appesantiscono tutte le fasi del rapporto di lavoro. Per questo obiettivo devono agire insieme il Ministro Poletti e il Ministro Madia.

Semplificare vuol dire rendere più agevole l’attività delle imprese e anche lo svolgimento dei lavori – di tutti i lavori. La semplificazione favorisce la buona flessibilità e la trasparenza. Anche i tipi di contratti di lavoro si possono semplificare se si abbandonano le ideologie e se si guarda a quelli più usati nella pratica. La delega dovrebbe ridurli a non più di 5-6 come è in altri Paesi: contratto a tempo indeterminato, contratto a termine, con la variante della somministrazione, part time, apprendistato, piccoli lavori pagati a voucher, collaborazioni che si configurino come lavori autonomi, anche se economicamente dipendenti. Resta da considerare, per dargli una disciplina adeguata ai tempi, il lavoro autonomo nelle sue diverse varianti.

La delega prevede, infatti, l’introduzione, eventualmente in via sperimentale, di un salario minimo legale, come esiste in quasi tutti i Paesi europei, ed è stato introdotto da ultimo in Germania.

Il tema non può più essere eluso, perché la crisi ha fatto crescere anche in Italia il numero di lavoratori poveri (oltre 2.600.000 secondo le stime) che i contratti collettivi non riescono più a proteggere. Modalità e livelli del salario minimo vanno discussi con le parti sociali, come si fa negli altri Paesi. Ma di fronte a milioni di lavoratori poveri anche i sindacati dovrebbero riconsiderare la loro tradizionale opposizione a un intervento legislativo sui minimi salariali e aprire a una sua introduzione, magari graduale, che cominci con i lavoratori meno protetti dalla contrattazione: parasubordinati, lavoratori vittime degli appalti al massimo ribasso, lavori accessori pagati a voucher.

Il salario minimo è uno strumento importante per contrastare la povertà ed è un contributo utile a sostenere la domanda, che è oggi particolarmente urgente.

Tiziano Treu – Professore Emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – Avvocato Crowe Horwath

Fonte: Ipsoa.it

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