Ricorso per cassazione in materia di lavoro senza sospensione feriale

0
114

Inammissibile il ricorso per cassazione in materia di lavoro se proposto fuori termine facendo affidamento sulla sospensione feriale. È quindi intempestiva l’impugnazione di legittimità per tardiva proposizione della stessa oltre il termine di un anno (oggi ridotto a sei mesi) dalla pubblicazione della sentenza d’appello, laddove si consideri che, trattandosi di controversia in materia di lavoro, non opera la sospensione feriale dei termini prevista dall’art.1 della legge 7 ottobre 1969, n.742.

Con una interessante sentenza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in tema di tempestività dell’impugnazione di legittimità, affermando che è inammissibile il ricorso per cassazione per tardiva proposizione dello stesso oltre il termine di un anno (oggi ridotto a sei mesi) dalla pubblicazione della sentenza d’appello, laddove si consideri che, trattandosi di controversia in materia di lavoro, non opera la sospensione feriale dei termini prevista dall’art.1 della legge 7 ottobre 1969, n.742.
Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da un lavoratore contro un Consorzio di cui era dipendente.
In sintesi, i fatti.

La Corte d’appello ha accolto parzialmente l’impugnazione di RLS avverso la sentenza del Tribunale che gli aveva respinto per intervenuta prescrizione del diritto le domande avanzate con ricorso del 12.6.2006 nei confronti del Consorzio IdG per il pagamento di oltre 53.000 euro per crediti lavorativi vantati sia a titolo di lavoro subordinato che parasubordinato, ed ha condannato il consorzio al pagamento dei solo importo di euro 5.959,12, maggiorato degli accessori di legge.

La Corte d’appello, dopo aver escluso la sussistenza della prescrizione, ha rilevato che risultava provato, in quanto riconosciuto dalla controparte, solo il credito relativo all’importo di 11.538.457 delle vecchie lire, equivalente a quello di euro 5.959,12, per cui ha statuito che il Consorzio poteva essere condannato esclusivamente al pagamento di tale somma.

Contro la sentenza proponeva ricorso cassazione il lavoratore, in particolare sostenendo l’inammissibilità del ricorso per tardiva proposizione dello stesso oltre il termine di un anno dalla pubblicazione della sentenza impugnata.

La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della S.C., ma che per la sua importanza dev’essere qui ribadito.

In particolare, osservano gli Ermellini la sentenza della Corte d’appello è stata pubblicata in data 17 marzo 2009, mentre il ricorso risulta essere stato spedito per la notifica a mezzo posta in data 23 aprile 2010, con raccomandata ricevuta dal destinatario in data 28 aprile 2010, quindi oltre il termine massimo di un anno (art.327 cod. proc. civ. nella versione “ratione temporis” vigente prima della modifica apportata dalla legge n.69 del 18 giugno 2009 che all’art.46, comma 17, lo ha ridotto a sei mesi per i giudizi instaurati successivamente al 4.7.2009, data di entrata in vigore della legge n.69/2009).

È altresì, corretto quanto dedotto circa il fatto che, trattandosi di controversia in materia di lavoro, non opera la sospensione feriale dei termini prevista dall’art.1 della legge 7 ottobre 1969, n.742.

Va qui ricordato che la sospensione dei termini nel periodo feriale è un istituto di natura processuale che prevede l’esclusione dei giorni ricompresi tra il 1 e il 31 agosto dal calcolo delle scadenze processuali.

In passato la sospensione feriale dei termini processuali operava dal 1 agosto al 15 settembre ma il Decreto Legge n.132/2014, convertito con modificazioni dalla legge 162/2014 ha ne ha modificato la durata e così a partire dal 2015 la sospensione è più breve.

Per effetto della sospensione feriale, il termine per il compimento di una determinata attività processuale cessa di correre per tutto il tempo della sospensione e riprende soltanto alla fine della stessa; di conseguenza, ai fini della corretta individuazione della scadenza, il tempo eventualmente trascorso prima della sospensione va sommato a quello che inizierà a trascorrere successivamente alla sospensione mentre, ex art.1 L.742/1969, ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo.

Com’è sopra accennato con l’entrata in vigore della L.162/2014, la sospensione dei termini nel periodo feriale è stata ridotta a trenta giorni.

Mentre l’originario termine di quarantacinque giorni rispondeva ad una ratio garantista nei confronti delle parti in applicazione del più generale diritto di difesa, con la recente modifica il legislatore ha inteso smaltire il contenzioso arretrato anche attraverso la contestuale riduzione del periodo di ferie dei magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari (nonché degli avvocati e dei procuratori dello Stato) così come prevista dal nuovo art.8-bis della L.97/1979.

Va, peraltro, precisato che la sospensione feriale dei termini non trova applicazione, per quanto qui di interesse, in materia civile (artt.3 e 4 L.742/1969, art.92 r.d. 12/1941, artt.409 e 442 c.p.c.): alle controversie aventi ad oggetto rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all’esercizio di una impresa; rapporti di agenzia, rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretizzino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale anche se non a carattere subordinato; rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica; rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico; assicurazioni sociali; infortuni sul lavoro; malattie professionali; assegni familiari; ogni altra forma di previdenza e assistenza obbligatorie; nonché alle controversie relative alla inosservanza degli obblighi di assistenza e previdenza derivanti da contratti e accordi collettivi.

Si è, poi, statuito in giurisprudenza che, secondo quanto disposto dalla legge n.742 del 1969, le controversie in materia di lavoro e di previdenza e assistenza obbligatoria non sono soggette alla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, anche in relazione all’appello e al ricorso per cassazione.

Ancora, si è precisato che la sospensione feriale dei termini processuali non si applica alle controversie di lavoro e previdenza, neanche nel giudizio di cassazione.

Le stesse Sezioni Unite hanno poi ribadito che l’esclusione delle controversie di lavoro dalla sospensione feriale dei termini processuali si applica anche con riferimento ai giudizi di cassazione; tale principio opera anche nel caso in cui il giudice del lavoro originariamente adito abbia escluso la giurisdizione del giudice ordinario e tale decisione sia impugnata con ricorso per cassazione; poiché il relativo giudizio rappresenta, un ulteriore grado di un processo promosso come causa di lavorò e assoggettato, nelle fasi di merito, al relativo rito.

Da qui dunque l’inammissibilità del ricorso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’esegesi offerta dalla Cassazione, è inammissibile il ricorso per cassazione per tardiva proposizione dello stesso oltre il termine di un anno (oggi ridotto a sei mesi) dalla pubblicazione della sentenza d’appello, laddove si consideri che, trattandosi di controversia in materia di lavoro, non opera la sospensione feriale dei termini prevista dall’art.1 della legge 7 ottobre 1969, n.742.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here