Retribuzione per risarcimento solo se il dipendente ha offerto la prestazione

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Il diritto al risarcimento del danno è condizionato alla previa costituzione in mora del debitore, sicché la corresponsione delle retribuzioni, a titolo risarcitorio, deve ritenersi comunque subordinata all’offerta della prestazione da parte del lavoratore.

Il caso trae origine dal ricorso di una docente di scuola elementare, a tempo determinato (dal 1.9.2000) e indeterminato (dal 19.2.2001), il quale chiedeva che fosse accertato il suo diritto alla retribuzione in misura intera, come previsto dall’art.11, terzo e quinto comma, del C.C.N.L. del comparto scuola, e non nella misura ridotta, come effettivamente corrispostole per il periodo di assenza dal servizio per gravidanza e puerperio di cui aveva usufruito, per astensione obbligatoria e facoltativa (rispettivamente, pertanto, nella misura dell’80 % e del 30 % della retribuzione fissa mensile), ai sensi della legge n.1024/71.

Il Tribunale ha risolto la questione interpretativa della disposizione della contrattazione collettiva evocata a fondamento della domanda, nel senso della previsione della disciplina di favore, rispetto alla regolamentazione di legge del trattamento economico per le assenze per astensione per maternità e puerperio, valevole per qualsiasi dipendente del comparto scuola, a tempo determinato o indeterminato.

Contro la sentenza hanno proposto ricorso per Cassazione il Ministero dell’Istruzione e l’Istituto dove svolgeva attività lavorativa la docente, censurando la sentenza per avere interpretato le disposizioni enunciate nel predetto art. 11, secondo cui “al personale dipendente si applicano le vigenti disposizioni in materia di tutela della maternità contenute nella legge n.1204 del 1971” (comma 1) e “nel periodo di astensione obbligatoria…alla lavoratrice o al lavoratore… spetta l’intera retribuzione fissa mensile…” (comma 3), come riferite a tutto il personale dipendente, ivi compreso quello assunto con contratto a tempo determinato. Si chiedeva, pertanto, alla Cassazione di stabilire che alla stregua delle predetti disposizioni collettive, con le espressioni “personale dipendente” e “lavoratrice” e/o “lavoratore” si fa riferimento unicamente al personale legato all’Amministrazione da contratto di lavoro a tempo indeterminato.

La Cassazione ha, invece, respinto il ricorso, evidenziando che il quesito formulato trova, infatti, risposta nel principio già affermato in giurisprudenza, secondo cui le disposizioni in tema di congedi parentali di cui all’art.11 del c.c.n.l. 15.3.2001 del personale del Comparto scuola, fatte salve, quali condizioni di maggior favore, dall’art.1, comma 2, del d.lgs. n.151 del 2001, vanno interpretate nel senso che sono dirette a tutto il personale dipendente, senza distinzione alcuna tra personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto, secondo la Cassazione, in caso di domanda di risarcimento dei danni proposta dal lavoratore a seguito dell’intervenuto scioglimento del rapporto di lavoro, determinatosi per effetto dell’iniziativa del datore di lavoro fondata su clausola risolutiva contrattuale nulla, la retribuzione spetta solo se la prestazione viene offerta.

Fonte: Ipsoa.it

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