Requisiti riforma pensione per i ragionieri

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Il Governo sta lavorando per una riforma del sistema pensionistico, dopo quella riforma Fornero che tanto ha fatto discutere e tanto ha creato problemi nel Paese. Nel corso degli ultimi mesi si sono rincorse delle novità riforma pensioni ed esodati, l’eredità più discussa, criticata e drammatica dell’azione del Governo Monti, che fu adottata proprio nei primi giorni dell’incarico nell’ambito della manovra Salva Italia.

La prima novità è rappresentata dal pensionamento esuberi pubblica amministrazione, ma proprio di questi primi giorni di settembre è la notizia di una riforma delle pensioni per i ragionieri. La modifica alla vecchia norma rappresenta un cambiamento assolutamente radicale, che porterebbe la suddetta figura professionale ad andare in pensione a 68 anni e con 40 anni di anzianità contributiva. Tale riforma è stata approvata ieri dall’organo che ha la competenza sui ragionieri, ovvero la Cassa di previdenza.

Tutti i ragionieri italiani, che per la precisione ammontano a 30.050, avranno la possibilità di accedere alla pensione a 68 anni di età e 40 di contributi. I provvedimenti adottati prevedono comunque una serie di dettagli e di diverse sfaccettature.

La prima novità è l’allungamento dei tempi per ottenere la pensione: saranno infatti necessari 68 anni per un ragioniere, oppure 40 anni di anzianità contributiva per tutti coloro che sono nati prima dell’anno 1963.

La riforma prevede anche la cancellazione della pensione di anzianità per i ragionieri; tale norma entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio. I ragionieri non avranno quindi la possibilità di richiedere la pensione con 58 anni di età e 37 anni di contributi. Viene prevista però un’eccezione a questa nuova regola: infatti secondo quanto si apprende dalla riforma sarà ancora possibile richiederla con 63 anni di età e 20 di contributi; l’unico limite imposto a questa deroga è che la pensione dovrà essere calcolata esclusivamente con il metodo contributivo.

Si interviene anche sul tema del contributo soggettivo, che verrà aumentato già a partire da questo anno, infatti la quota passerà dall’8% al 10%; il contributo soggettivo inoltre continuerà a salire nel corso degli anni futuri, fino ad arrivare al picco del 2018, quando raggiungerà la percentuale del 15%.

Fonte: Impresalavoro.eu

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