Radiazioni e pendolarismo, quali conseguenze su gestazione ed allattamento?

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Si procede con la disamina dei rischi da radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, le sollecitazioni termiche, i lavori in atmosfera iperbarica e lo spostamento all’interno ed all’esterno dei luoghi di lavoro, compreso il pendolarismo. Sulla scorta degli allegati A, B e C al D.Lgs. n.151/2001, della Linee Guida della Commissione UE si continua con l’analisi dei principali fattori di rischio per la salute della donna in gravidanza e del bambino.

Radiazioni ionizzanti
Secondo le Linee Guida della Commissione UE, l’esposizione alle radiazioni ionizzanti comporta rischi per il nascituro. Il feto o il bambino possono essere esposti a radiazioni anche a seguito di contaminazione della pelle della madre che abbia a che fare con liquidi o polveri radioattivi, ed inoltre, sostanze contaminanti radioattive inalate o ingerite dalla madre possono passare attraverso la placenta, nel nascituro o passare nel latte durante l’allattamento e quindi al bambino.

Conseguentemente, la donna va protetta fin da quando scopre di essere in gravidanza e per questo i datori di lavoro devono segnalare alle lavoratrici esposte alle radiazioni ionizzanti la necessità di presentare immediatamente un certificato, proprio a causa dei rischi di esposizione per il nascituro e del rischio di contaminazione per il neonato nutrito con latte materno, in caso di contaminazione radioattiva corporea.

Nel Testo Unico sulla maternità e paternità, troviamo in più parti il riferimento al rischio da radiazioni ionizzanti ed in particolare:

1. fra i lavori pericolosi durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto, di cui all’Allegato A, lett. B), vi sono i lavoratori addetti: a) alla produzione di sostanze radioattive; b) alle lavorazioni che implicano l’uso di radio, raggi X e sostanze radioattive;
2. fra le lavorazioni di cui all’Allegato A, lett. C), troviamo: a) le lavorazioni che espongono alle radiazioni ionizzanti;
3. nell’Allegato A, lett. D), vi sono i lavori che espongono alle radiazioni ionizzanti, comportanti rischio durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto,
4. ritroviamo le radiazioni ionizzanti anche nell’Allegato C, lett. A.1.d).

Inoltre, il D.Lgs. n.230/95, come modificato dal D.Lgs. n.241/2000, vieta l’adibizione delle donne ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un mSv durante il periodo della gravidanza.

Infine, si segnala che ai sensi dell’art.8 del D.Lgs. n.151/2001, intitolato “Esposizione a radiazioni ionizzanti”:

1. le donne, durante la gravidanza, non possono svolgere attività in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo della gravidanza.
2. è fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato.
3. è altresì vietato adibire le donne che allattano ad attività comportanti un rischio di contaminazione.

Classico esempio di lavoratrice esposta a radiazioni ionizzanti è il tecnico radiologo.

Radiazioni non ionizzanti
Le già citate Linee Guida UE ritengono che non si possa escludere che l’esposizioni a campi elettromagnetici, comprese quelle associate a una terapia a onde corte, alla saldatura di materie plastiche e alla polimerizzazione di adesivi, possano determinare un rischio accresciuto per il nascituro, per cui consigliano di ridurre l’esposizione delle donne in gravidanza ed in allattamento.

Nel D.Lgs. n.151/2001, il rischio da radiazioni non ionizzanti, è presente nell’Allegato A, lett. B), ed in particolare con riferimento ai lavoratori addetti:

a) alle applicazioni industriali dei raggi ultravioletti ed infrarossi;
b) alla saldatura ad arco che costituiscono lavorazioni pericolose durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto. Comportano rischio durante la gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto anche le lavorazioni di cui all’Allegato A, lett. C), ovvero le lavorazioni che espongono ai raggi laser ed alle altre onde elettromagnetiche.

Infine, il rischio da radiazioni non ionizzanti è presente anche nell’Allegato C, lett. A.1.e).

Sollecitazioni termiche
E’ scientificamente provato che le donne sopportano meno il calore durante la gravidanza ed è più facile che svengano o risentano di stress da calore, ancora è dimostrato che l’esposizione al calore può avere anche esiti nocivi sulla gravidanza; inoltre si ritiene che anche l’allattamento possa essere pregiudicato a causa della disidratazione da calore.

Per quanto riguarda, invece, le temperature molto basse si ritiene che anche queste possano essere pericolose per le gestanti ed i nascituri anche se a far aumentare i rischi sono soprattutto gli improvvisi sbalzi di temperatura.

I pericoli da sollecitazioni termiche sono presenti nel D.Lgs. n.151/2001, nell’ Allegato C, lett. A.1.f), fra gli agenti fisici che comportano lesioni del feto e rischiano di provocare il distacco della placenta.

Tuttavia in molti DVR specifici, è consigliato l’allontanamento dal lavoro delle donne, anche fino a sette mesi dopo il parto, da zone in cui vi sono repentini sbalzi di temperatura come nei casi di lavoratrici che prestano la loro attività in industrie che si occupano di surgelati o che comunque durante l’orario di lavoro entrano ed escono spesso da celle frigorifere, come le addette a vari reparti nei supermercati (macelleria, addette ai rifornimento di bachi frigo o surgelati, ecc.).

Lavori in atmosfera iperbarica come ambienti pressurizzati ed immersioni subacquee
Nelle Linee Guida UE, è specificato che le persone che lavorano in atmosfere ad aria compressa rischiano di contrarre la malattia dei cassoni a causa delle bolle di gas che si liberano nel sistema circolatorio per cui si ritiene che il nascituro possa essere danneggiato da queste bollicine di gas, mentre per le puerpere il rischio di contrarre la malattia dei cassoni appare leggermente più alto.

Inoltre, le lavoratrici gestanti dovrebbero astenersi del tutto dalle immersioni subacquee durante la gravidanza a causa dei possibili effetti che l’esposizione ad un ambiente iperbarico può avere sul nascituro mentre non vi sono prove di incompatibilità tra l’allattamento al seno e l’immersione subacquea.

Nel D.Lgs. n.151/2001, tali pericoli sono elencati nell’Allegato B, lett. A.1.a), riferito ai lavori in atmosfera di sovrapressione elevata, ad esempio in camere sotto pressione ed immersione subacquea.

Spostamenti all’interno ed all’esterno del luogo di lavoro
Gli spostamenti durante il lavoro e da e verso il luogo di lavoro, possono comportare diversi rischi per le gestanti, tra cui fatica, vibrazioni, stress, posture statiche, disagi e infortuni.

Tali rischi possono avere effetti significativi anche sulla salute delle puerpere.
Nel D.Lgs. n.151/2001, l’Allegato C, lett. A.1.g), richiama i movimenti e posizioni di lavoro, spostamenti, sia all’interno sia all’esterno dello stabilimento, fatica mentale e fisica ed altri disagi fisici connessi all’attività svolta dalle lavoratrici e tali agenti sono classificati come agenti fisici che comportano lesioni del feto e rischiano di provocare il distacco della placenta. In particolare in questa categoria di rischi si fa rientrare il pendolarismo che va valutato caso per caso considerando:

• la distanza (in genere oltre 100 Km complessivi tra andata e ritorno);
• il tempo di percorrenza (indicativamente oltre 2 ore tra andata e ritorno);
• il numero e la tipologia dei mezzi di trasporto utilizzati (almeno due mezzi);
• nonché le caratteristiche del percorso (es: strada di montagna).

Il pendolarismo, in genere, si ritiene gravoso e quindi vietato nel periodo della gravidanza e fino al termine di interdizione dal lavoro se almeno due delle condizioni suddette sono presenti.

Fra le lavoratrici soggette al rischio per spostamenti e pendolarismo vi sono le autiste, le informatrici medico scientifiche e le donne che si spostano per raggiungere il luogo di lavoro.

Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.

Fonte: Rossella Schiavone – Il Quotidiano Ipsoa – Ipsoa Editore

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