Quando il lavoratore diventa trasfertista?

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Se sul contratto di assunzione è specificato che un lavoratore viene assunto presso la sede aziendale con la possibilità di trasferte fuori sede viene considerato trasfertista?

L’istituto della trasferta ricorre allorché, lo spostamento del lavoratore dalla abituale sede lavorativa alla quale è addetto, presenti il carattere della temporaneità e della provvisorietà e sia finalizzato a soddisfare particolari esigenze di servizio; si è invece fuori dall’ambito della medesima allorché la prestazione di lavoro debba essere normalmente eseguita in una località diversa da quella dove ha sede l’azienda, consegue che in tale seconda ipotesi si tratti di lavoratore trasfertista. Pertanto la figura del lavoratore in trasferta non deve essere confusa con quella del trasfertista.

Infatti mentre il lavoratore inviato in trasferta presta la sua attività soltanto temporaneamente in luogo diverso da quello contrattualmente stabilito, il trasfertista si impegna a prestare costantemente la sua attività in luoghi sempre diversi; la connotazione prevalente del lavoratore trasfertista è quella di una mobilità ad intermittenza, determinata dalla dissociazione tra i luoghi, sempre diversi, di residenza lavorativa e di residenza personale.

Nel caso di specie, un lavoratore assunto presso la sede aziendale con possibilità di trasferte fuori sede pare non possa essere considerato trasfertista, data l’occasionalità e la provvisorietà della prestazione fuori sede, contrariamente al lavoratore trasfertista per il quale la sede aziendale rappresenta soltanto la sede amministrativa cui fare riferimento ma non quella lavorativa essendo contrattualmente stabilito che lo svolgimento della sua prestazione avvenga in luoghi sempre diversi.

Fonte: Filippo Collia – Esperto Lavoro – Casi e Soluzioni – Ipsoa Editore

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