Principio di irriducibilità della retribuzione

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Un premio annuale in ragione dell’1% da calcolarsi sull’utile lordo della società, corrisposto annualmente ad un dipendente, può essere negato allo stesso con una semplice comunicazione (va segnalato che tale emolumento è stato stabilito nel contratto di assunzione)?

L’articolo 2103, comma primo, del codice civile prevede il principio di non modificabilità, in senso peggiorativo, delle mansioni del dipendente ed il principio di irriducibilità della retribuzione.
In base a tale disposizione, infatti, «il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione».

La giurisprudenza, tuttavia, ha evidenziato come il principio di irriducibilità della retribuzione valga unicamente nel caso di mutamento di mansioni; viceversa, non sussistendo alcuna variazione di mansioni, la norma di cui all’art. 2103 non può essere invocata (Cass. 5 luglio 1997, n.6083).
La non configurabilità, in generale, di un principio di irriducibilità della retribuzione – se non, come precisato, in relazione al mutamento di mansioni – comporta che tra le parti può legittimamente intervenire un accordo che sia espressione di una chiara ed inequivoca volontà di procedere ad una nuova determinazione della retribuzione, anche riducendola nel suo ammontare (Cass. 2 febbraio 1985 n.698).

Pertanto, le parti, ferma restando l’esigenza di rispettare il principio della retribuzione minima ed adeguata sancito dalla Costituzione, possono concordemente pattuire anche una diminuzione della retribuzione nel corso del rapporto. E’ però necessario – come le sentenze sopra richiamate hanno ribadito – che, affinchè la diminuzione della retribuzione non configuri un’ipotesi di inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro, la modifica della retribuzione non sia frutto di una decisione unilaterale di quest’ultimo, bensì avvenga a seguito di un accordo fra le parti.

Si deve segnalare al riguardo per ridurre le possibilità di contenzioso, la opportunità di sottoporre siffatti accordi, in relazione al caso specifico, alle Commissioni di Certificazione di cui alla legge Biagi, che, in base a quanto disposto dall’articolo 81 D.Lgs. n.276/2003, «svolgono anche funzioni di consulenza e assistenza effettiva alle parti contrattuali […] in relazione alle modifiche del programma negoziale medesimo concordate in sede di attuazione del rapporto di lavoro, con particolare riferimento alla disponibilità dei diritti».

Fonte: Alberto Russo e Alessandro Corvino – www.shop.wki.it

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