Prevenzione infortuni: qual è il limite della massima sicurezza tecnologicamente fattibile?

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In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro il principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile deve essere bilanciato da una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione, purché, ovviamente, i sistemi già adottati siano comunque idonei a garantire un livello elevato di sicurezza. Se è ben vero che costituisce onere dell’imprenditore adottare nell’impresa tutti i più moderni strumenti che offre la tecnologia per garantire la sicurezza dei lavoratori, deve tuttavia precisarsi che, qualora la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze portino alla individuazione di tecnologie più idonee a garantire la sicurezza, non è possibile pretendere che l’imprenditore proceda ad un’immediata sostituzione delle tecniche precedentemente adottate con quelle più recenti e innovative.

La sentenza Cass. Pen., Sez. IV, 27 gennaio 2016, n.3616, si sofferma su una questione dogmatica da sempre controversa nella materia della prevenzione infortuni sul lavoro, costituita dall’ambito applicativo – rispetto alla delimitazione della responsabilità dell’imprenditore – del principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile che, a seguito dell’attuazione della Direttiva 89/391/CE, è venuto a sostituirsi al principio, opposto, della massima sicurezza ragionevolmente praticabile.

Per la Cassazione il principio MSTF trova si applicazione, ma con opportuni temperamenti.

Il fatto
La vicenda processuale segue alla condanna per il reato di omicidio colposo pronunciata nei confronti di A.G. per avere, nella qualità di amministratore unico della s.r.l. B. G., per colpa specifica, consistita nella violazione della disciplina antinfortunistica, cagionato l’esplosione di un compressore verticale duplex marca Worthington, tipo VSA 4×4, a causa della quale C.M., operaio dipendente della stessa società, che stava provvedendo ad operazioni di carico delle autocisterne aziendali con GPL, riportava lesioni personali che lo traevano a morte.

La sentenza, in particolare, aveva dichiarato la responsabilità dell’imputato per la violazione degli artt.4, comma 5, lett.b), 3, comma 1, lett.b), 89, comma 3, lett.a) D. Lgs.626/94, per aver omesso di adottare le necessarie misure di prevenzione e per non aver aggiornato le misure preventive, mediante l’adozione di dispositivi atti ad evitare l’ingresso della fase liquida all’interno del compressore.

Precisamente, sarebbe stata valutata negativamente per l’imputato l’omessa adozione del meccanismo di sicurezza detto “barilotto- trappola”, utilizzato in altre aziende, come accertato dalla ASL nel corso delle indagini.

Il ricorso
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, in particolare censurando l’applicazione del principio della massima sicurezza tecnologica esigibile dal datore di lavoro, in quanto l’esatta applicazione delle prescrizioni tecniche non esimerebbe il datore di lavoro da responsabilità laddove l’evoluzione tecnologica le abbia di fatto superate.

Nel caso di specie, sosteneva l’imputato, il compressore in uso era perfettamente funzionante, così come il dispositivo di sicurezza installato, consistente in una testata mobile o elastica per la captazione del liquido, sistema della stessa natura del “barilotto-trappola”.

Il concetto di massima sicurezza tecnologica, andrebbe inteso, nella pratica, in massima sicurezza tecnologicamente fattibile, in virtù del principio della reasonable practicability e dei principi di tassatività e determinatezza della legge penale.

Altrimenti l’obbligo a carico del datore di lavoro, nella predisposizione delle misure di prevenzione e nel successivo aggiornamento delle stesse, sarebbe impossibile da assolvere, con il rischio di non poter mai sapere di aver assolto gli obblighi normativi di sicurezza, in quanto in concreto potrebbero esservi delle misure cautelari sconosciute al datore di lavoro, ma attivabili in base al progresso tecnico.

La decisione della Cassazione
La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha respinto il ricorso dell’imputato, operando tuttavia alcuna interessanti puntualizzazioni in ordine all’esatta portata del principio.

Ed invero, ricordano gli Ermellini, l’imputato ha sicuramente ragione dell’affermare che la rigida applicazione del principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile debba essere temperato con la possibilità per l’imprenditore di procedere in tempi ragionevoli all’adozione delle misure di sicurezza necessarie; tuttavia, nel caso di specie, il sistema di sicurezza costituito dal c.d. “barilotto trappola” “non costituiva una novità, essendo in uso in aziende analoghe, secondo il perito ing. M. e uno dei testi dedotti dalla parte civile, almeno dagli anni ’90; inoltre, esso avrebbe potuto essere utilizzato senza neppure la necessità di sostituire il vecchio compressore ancora efficiente” (così si legge nella motivazione della sentenza d’appello).

Nel caso in esame, in altri termini, secondo la Cassazione, il tempo trascorso rispetto all’adozione diffusa di quel “barilotto-trappola” che avrebbe certamente impedito l’ingresso di liquido in misura così massiccia – e, di conseguenza, l’abnorme pressione che aveva causato l’esplosione – imponeva al datore di lavoro, sebbene in possesso delle certificazioni di regolarità dell’impianto, di aggiornarsi circa i sistemi di sicurezza esistenti sul mercato e di adeguare il proprio impianto con una spesa estremamente contenuta.

Le conseguenze sul piano pratico – operativo
Per quanto concerne i risvolti sul piano applicativo, va qui ricordato che costituisce ius receptum il principio che, allorquando l’imprenditore disponga di più sistemi di prevenzione di eventi dannosi, egli sia tenuto ad adottare (salvo il caso di impossibilità) quello più idoneo a garantire un maggior livello di sicurezza, principio cui non è possibile derogare soprattutto nei casi in cui i beni da tutelare siano costituiti dalla vita e dalla integrità fisica delle persone, laddove, viceversa, una valutazione comparativa tra costi e benefici sarebbe ammissibile solo nel caso in cui i beni da tutelare fossero esclusivamente di natura materiale (v., Cass. pen., sez.4, n.41944 del 19.10.2006, L., in CED Cass., n.235539 in un caso, relativo a disastro ferroviario colposo, in cui la Corte ha ritenuto che l’impresa ferroviaria non si fosse attenuta a quest’ultimo principio, avendo utilizzato materiale rotabile inidoneo, malgrado la linea fosse attrezzata e il materiale disponibile: in particolare, era risultato che nella composizione di un treno era stato sostituito un locomotore privo del sistema di ripetizione dei segnali di bordo a quello previsto nella composizione teorica, pur disponibile, che era invece dotato di tale sistema di sicurezza).

A proposito di “massima sicurezza tecnologica” esigibile dal datore di lavoro, tuttavia, la Cassazione ritiene che, se è vero che la giurisprudenza di legittimità ha anche affermato che, in materia di infortuni sul lavoro, è onere dell’imprenditore adottare nell’impresa (nella fattispecie: nel cantiere edile) tutti i più moderni strumenti che offre la tecnologia per garantire la sicurezza dei lavoratori (v., Cass. pen., sez.4, n.43095 del 26.9.2005, M., in CED Cass., n.232450 in un caso in cui il datore di lavoro è stato ritenuto responsabile della violazione dell’art.374 d.P.R. n.547 del 1955 – il quale prevede che le macchine e le attrezzature devono possedere tutti i possibili requisiti di sicurezza per evitare infortuni – per avere omesso di munire la pala meccanica del dispositivo di sicurezza costituito dal segnalatore acustico di retromarcia) il principio della MSTF va letto alla luce di quello meglio precisato dalla già citata sentenza 41944/2006, secondo cui, qualora la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze portino alla individuazione di tecnologie più idonee a garantire la sicurezza, non è possibile pretendere che l’imprenditore proceda ad un’immediata sostituzione delle tecniche precedentemente adottate con quelle più recenti e innovative, dovendosi pur sempre procedere ad una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione, purché, ovviamente, i sistemi già adottati siano comunque idonei a garantire un livello elevato di sicurezza.

Fonte: Ipsoa.it

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