Più tutele sul lavoro per gli operatori del settore ospedaliero e sanitario

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Maggiori tutele sul lavoro per il personale ospedaliero e sanitario nei confronti del rischio di ferite ed infezioni provocate da dispositivi medici taglienti e pesanti sanzioni per i datori di lavoro inadempienti. Per operare in condizioni di sicurezza il D. Lgs. n.19/2014 prevede, infatti, che i lavoratori debbano essere adeguatamente formati e che siano adottate misure idonee ad eliminare o contenere al massimo il rischio di ferite ed infezioni.

Il Decreto Legislativo n.19/2014
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.57 del 10 marzo 2014 il Decreto Legislativo 19 febbraio 2014 n.19 che, integrando il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n.81 e s.m.i., attua la direttiva europea 2010/32/UE che recepisce l’accordo quadro in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario. Anche l’Italia quindi si adegua al diritto comunitario ancorchè con ritardo, visto che il termine di recepimento della direttiva era scaduto l’11 maggio 2013.

Tale provvedimento legislativo, aggiungendo il Titolo X-bis “protezione dalle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario” al decreto 81, aumenta le tutele prevenzionistiche a favore di tutti i lavoratori che operano, alle dipendenze di un datore di lavoro, nei luoghi di lavoro interessati da attività sanitarie, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, ivi compresi quindi i tirocinanti, gli apprendisti, i lavoratori a tempo determinato, i lavoratori somministrati, gli studenti che seguono corsi di formazione sanitaria e i sub-fornitori.

Chiarito che per subfornitore si intende ogni persona che operi in attività e servizi direttamente legati all’assistenza ospedaliera e sanitaria nel quadro di rapporti contrattuali con un datore di lavoro e che i luoghi di lavoro interessati dalla norma sono le strutture o i servizi sanitari del settore pubblico e privato, in cui si svolgono attività e servizi sanitari sottoposti alla responsabilità organizzativa e decisionale di un datore di lavoro, va precisato che i dispositivi medici taglienti sono gli oggetti o gli strumenti, necessari all’esercizio di attività specifiche nel quadro dell’assistenza sanitaria, che possono tagliare, pungere o infettare, da considerarsi quindi vere e proprie attrezzature di lavoro.

La valutazione dei rischi
Una importante novità introdotta nell’ordinamento giuridico è che ciascun datore di lavoro del settore ospedaliero e sanitario non debba supporre mai inesistente il rischio di ferite da taglio, ma debba applicare, a seguito della valutazione dei rischi e nell’adozione delle misure di prevenzione per creare un ambiente di lavoro sicuro in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; un ordine di priorità degli interventi, mirati anche alla riduzione del rischio biologico associato alle ferite, in particolare:

1) combattendo il rischio alla fonte;
2) adeguando il lavoro all’uomo, in particolare per quanto concerne la concezione dei posti di lavoro e la scelta delle attrezzature di lavoro e dei metodi di lavoro e di produzione, per attenuare il lavoro monotono e il lavoro ripetitivo;
3) tenendo conto del grado di evoluzione della tecnica degli oggetti e degli strumenti;
4) dando la priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
5) impartendo adeguate e dettagliate istruzioni ai lavoratori.

Gli interventi prevenzionistici e protezionistici dovranno essere quindi documentati dal datore di lavoro nel documento di valutazione dei rischi di cui al decreto 81, il quale dovrà anche esplicitare la determinazione del livello di rischio espositivo a malattie che possono essere contratte in relazione alle modalità lavorative, in maniera da coprire tutte le situazioni di rischio che comportano ferite da taglio e quindi contatto con sangue o altro potenziale veicolo di infezione.

Le misure di prevenzione specifiche
Qualora la valutazione dei rischi evidenzi il rischio di ferite da taglio o da punta e di infezione, il datore di lavoro deve individuare e adottare le necessarie misure tecniche, organizzative e procedurali riguardanti le condizioni lavorative, il livello delle qualificazioni professionali, i fattori psicosociali legati al lavoro e l’influenza dei fattori connessi con l’ambiente di lavoro, per eliminare o diminuire al minimo i rischi professionali valutati.

Stante la particolarità del settore lavorativo ospedaliero e sanitario, le misure di prevenzione sono di tipo specifico; cioè sono quelle misure adottate per prevenire le ferite e la trasmissione di infezioni nel quadro della prestazione di servizi e dello svolgimento delle attività direttamente connesse all’assistenza ospedaliera e sanitaria, incluso l’impiego di attrezzature ritenute tecnicamente più sicure in relazione ai rischi e ai metodi di smaltimento dei dispositivi medici taglienti, quali i dispositivi medici taglienti dotati di meccanismo di protezione e di sicurezza, in grado di proteggere le mani dell’operatore durante e al termine della procedura per la quale il dispositivo stesso è utilizzato e di assicurare una azione protettiva permanente nelle fasi di raccolta e smaltimento definitivo.

[blockquote style=”3″]Ulteriori accorgimenti da adottare , in tutto o in parte a seconda dei casi, sono:

1) la definizione e l’attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione in sicurezza di dispositivi medici taglienti e di rifiuti contaminati con sangue e materiali biologici a rischio, procedure periodicamente sottoposte a processo di valutazione per testarne l’efficacia e che garantiscano anche l’installazione di contenitori debitamente segnalati e tecnicamente sicuri per la manipolazione e lo smaltimento di dispositivi medici taglienti e di materiale da iniezione usa e getta, posti quanto più vicino possibile alle zone in cui sono utilizzati o depositati oggetti taglienti o acuminati;
2) l’eliminazione, ove possibile, dell’uso di oggetti taglienti o acuminati, quando tale utilizzo non sia strettamente necessario;
3) il divieto immediato della pratica del reincappucciamento manualedegli aghi, in assenza di dispositivi di protezione e sicurezza per le punture;
4) la sorveglianza sanitaria dei lavoratori;
5) l’effettuazione di formazione dei lavoratori, in ordine all’ uso corretto di dispositivi medici taglienti dotati di meccanismi di protezione e sicurezza, alle procedure da attuare per la notifica, la risposta ed il monitoraggio post-esposizione, alla profilassi da attuare in caso di ferite o punture in base alla valutazione della capacità di infettare della fonte di rischio;
6) l’informazione dei lavoratori, per mezzo di specifiche attività di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le associazioni sindacali di categoria o con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, attraverso anche la diffusione di materiale promozionale;
7) le procedure di immunizzazione, legate ai vantaggi e inconvenienti della vaccinazione o della mancata vaccinazione, sia essa preventiva o in caso di esposizione ad agenti biologici per i quali esistono vaccini efficaci, che devono essere dispensati gratuitamente a tutti i lavoratori ed agli studenti che prestano assistenza sanitaria ed attività ad essa correlate nel luogo di lavoro;
8) la previsione delle procedure che devono essere adottate in caso di ferimentodel lavoratore, per prestare cure immediate al ferito, inclusa la profilassi post-esposizione e gli esami medici necessari e, se del caso, l’assistenza psicologica, e per assicurare la corretta notifica e il successivo monitoraggio per l’individuazione di adeguate misure di prevenzione, da attuare attraverso la registrazione e l’analisi delle cause, delle modalità e circostanze che hanno comportato il verificarsi di infortuni derivanti da punture o ferite e i successivi esiti, garantendo la riservatezza per il lavoratore.[/blockquote]

Le sanzioni e l’entrata in vigore
Il Decreto Legislativo n.19/2014, in vigore dal 25 marzo 2014, prevede pesanti sanzioni in capo al datore di lavoro inadempiente ai nuovi obblighi prevenzionistici. In particolare, il datore di lavoro che non effettua la valutazione dei rischi causati dalle ferite da taglio o da punta, è punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.740 euro a 7.014,40 euro. Analoga penalità è prevista in caso di mancata adozione ed attuazione delle misure di prevenzione specifiche per l’eliminazione o la riduzione dei rischi, con l’aggiunta che, in questo caso, anche i dirigenti sono passibili di medesima sanzione. Si ricorda che a tali contravvenzioni, per le quali è prevista la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, si applicano le disposizioni in materia di prescrizione ed estinzione del reato di cui al Decreto Legislativo 19 dicembre 1994 n.758, come per la generalità dei reati di pericolo in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ai sensi della circolare del Ministero del Lavoro del 18 marzo 2004, le considerazioni espresse sono frutto esclusivo dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’amministrazione di appartenenza.

Fonte: Ipsoa.it

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