Pernottare lontano dal luogo di trasferta

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Pernottare lontano dal luogo della trasferta non costituisce violazione disciplinare. È possibile pernottare e consumare i pasti lontano dal luogo della trasferta, senza per questo essere sanzionati disciplinarmente? La Corte di Cassazione, a tale quesito, ha risposto positivamente, affermando, nella sentenza 27586/2006, che il lavoratore non è obbligato a pernottare nello stesso luogo della trasferta, purchè questo non pregiudichi la buona riuscita del lavoro.

La trasferta implica un mutamento del luogo in cui il prestatore di lavoro è tenuto a prestare l’attività lavorativa dedotta nel contratto di lavoro; tale mutamento ha carattere provvisorio, rispetto al caso del trasferimento in cui, invece, risulta essere definitivo.

Il datore di lavoro, per esigenze di carattere transitorio o contingente ha la facoltà di modificare “temporaneamente e provvisoriamente” il luogo di lavoro; tale potere concesso al datore è una diretta promanazione del più ampio potere direttivo ed organizzativo proprio del datore di lavoro, come stabilito dall’articolo 2104 del codice civile.

Al di fuori dei limiti previsti dalla contrattazione collettiva e da quelli indicati dalla stessa giurisprudenza, il datore di lavoro non ha limiti generali al suo potere di assegnare in trasferta il lavoratore; il prestatore di lavoro, dal canto suo, salvo diverse pattuizioni, è obbligato, tenuto conto delle mansioni a lui affidate e della tipologia dell’azienda di appartenenza, a recarsi in trasferta, in quanto la stessa non comporta significativi mutamenti alla sua vita privata, a meno che il dipendente supporti il suo rifiuto con un giustificato motivo.

Venute meno quelle esigenze per le quali il datore di lavoro ha provveduto ad inviare il lavoratore in trasferta, lo stesso ritornerà nella originaria sede di lavoro, in quanto, come affermato dalla stessa cassazione (cfr. Cass. 21 aprile 2003 n.12701), la temporaneità costituisce un requisito indefettibile della trasferta.

Nella sentenza in commento, i giudici della Suprema Corte, hanno dato, ancora una volta, ragione ai lavoratori, ritenendo, pertanto, valide e motivate le decisioni a cui erano arrivati i giudici di primo e secondo grado, che avevano annullato il provvedimento disciplinare preso nei confronti di due lavoratori della RAI in trasferta a Milano, “colpevoli” di aver pernottato e consumato i propri pasti a distanza di trenta o quaranta chilometri dal luogo in cui erano stati inviati in trasferta.

La Suprema Corte ha basato il proprio convincimento sul fatto che pernottare in un luogo distante da quello della trasferta non costituisce alcuna violazione disciplinare, anche perché non esiste nessuna norma di legge che prevede un obbligo in tal senso; inoltre, il comportamento dei due dipendenti in questione non ha creato alcun inconveniente, non avendo pregiudicato in alcun modo l’ottima riuscita del lavoro stesso.

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