Permessi di studio nel lavoro dipendente

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Il diritto del lavoratore alla propria crescita culturale e professionale è garantito dalla Costituzione ed è tutelato anche dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Il diritto del lavoratore alla propria crescita culturale e professionale, garantito dall’art.34 della Costituzione, attraverso percorsi liberamente scelti in armonia con i principi di cui agli artt.24 e 41 Cost., trova risposta sia nelle norme di legge che nella contrattazione collettiva.

Il dettato costituzionale trova la propria estrinsecazione nell’art.10 della legge 300/1970 (Statuto dei lavoratori) che così recita: i lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario durante i riposi settimanali.

I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di esame, hanno diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti.
Il lavoratore, in virtù della regola generale contenuta nel già citato art. 10, ha diritto ai permessi in quanto “studente” indipendentemente dall’avere già concluso positivamente un precedente corso di studi magari anche universitari.
La legge non stabilisce una misura massima di permessi per sostenere gli esami, rinviando l’eventuale limitazione alla contrattazione collettiva che, in ogni caso, non potrà derogare in senso peggiorativo rispetto alle norme di legge.

La giurisprudenza si è espressa in merito alle prove d’esame affermando che, se l’esame è suddiviso in prova scritta e orale da sostenere in giorni distinti, i giorni di permesso retribuito spettano una sola volta e non per ciascuna prova.
Viceversa la concessione del permesso non è subordinata all’esito dell’esame, ma solo al fatto che lo stesso sia sostenuto.

Il datore di lavoro può richiedere la produzione delle certificazioni necessarie ai fini dell’esercizio dei diritti, come sopra previsti, per i lavoratori studenti (art.10, legge n.300/1970, ultimo comma).

Specificità del Ccnl Terzario 
In aggiunta a quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori, il c.2 dell’art.148 del Ccnl Terziario, prevede che le aziende concedano ai lavoratori-studenti, compresi quelli universitari che devono sostenere prove di esame, altri 5 giorni retribuiti, pari a 40 ore lavorative all’anno, per la relativa preparazione.
I permessi di cui sopra saranno retribuiti previa presentazione della documentazione ufficiale degli esami sostenuti, quali ad esempio certificati, dichiarazioni, libretti ed ogni altro idoneo mezzo di prova.

Inoltre, l’art.153 del Ccnl, per contribuire al miglioramento culturale e professionale dei lavoratori del settore commerciale, prevede che le aziende concedano permessi retribuiti ai lavoratori non in prova che intendono frequentare:

• corsi di studio compresi nell’ordinamento scolastico svolti presso istituti pubblici costituiti in base alla legge n.1859/1962 o riconosciuti in base alla legge n.86/1942;

• corsi regolari di studio per il conseguimento del diploma di scuola secondaria superiore;
• corsi regolari di studio per il conseguimento di diplomi universitari o di laurea.

Il c.2 dell’art.153 aggiunge che i lavoratori possono richiedere permessi retribuiti per un massimo di 150 ore pro capite in un triennio nei limiti di un monte ore globale per tutti i dipendenti dell’unità produttiva nella quale il lavoratore risulta occupato.
Tale limite sarà determinato all’inizio di ogni triennio – a decorrere dal 1° ottobre 1976 – moltiplicando le 150 ore per un fattore pari al decimo del numero totale dei dipendenti occupati nell’unità produttiva a tale data.

Esempio 
Se, per esempio, nell’unità produttiva all’inizio del triennio considerato – 1° ottobre 2007 – risultano occupati 100 lavoratori, il monte ore globale dei permessi di studio sarà pari ad ore 1.500 (dip.100 x 1/10 x 150 ore = 1500) per il periodo 1/10/2007 – 30/09/2010.

Le ore di permesso da utilizzare nell’arco del triennio, sono usufruibili anche in un solo anno.
Tuttavia il numero dei lavoratori che potranno assentarsi contemporaneamente dall’unità produttiva per frequentare i corsi di studio non dovranno superare il 2% della forza occupata all’inizio del triennio considerato.
Il diritto allo studio dovrà, in ogni caso, garantire nell’ambito di ogni unità produttiva e, nell’ambito di questa, in ogni singolo reparto, lo svolgimento della normale attività.

Esempio 
Nel caso che i lavoratori siano 50 (calcolati come sopra) solamente uno di essi potrà, di fatto, beneficiare dei permessi mentre nel caso di 100 dipendenti solo due potranno assentarsi contemporaneamente.

Qualora, infine, il 2% degli occupati nell’unità produttiva non dia come risultato un numero intero, per motivi equitativi si consiglia di arrotondare all’unità superiore.

Nelle aziende che occupano da 30 a 49 dipendenti, il diritto ai permessi è riconosciuto comunque ad un solo lavoratore, ai sensi di quanto previsto nel c.4 dell’articolo in esame.

Va precisato che nelle aziende con un organico inferiore alle 30 unità , indipendentemente dalla distribuzione in differenti unità produttive o in una sola, tale diritto non è riconosciuto.

Per i lavoratori con contratto part-time il numero delle ore di permesso deve essere proporzionalmente ridotto come previsto dall’art.80 del Ccnl.

Il lavoratore che deciderà di assentarsi con permessi di studio retribuiti dovrà specificare il corso di studio al quale intende partecipare che dovrà comportare l’effettiva frequenza, anche in ore non coincidenti con l’orario di lavoro, per un numero di ore doppio rispetto a quelle richieste come permessi.

Il lavoratore ha quindi diritto al pagamento delle 150 ore, se il corso ha una durata minima di 300 ore.

Il lavoratore interessato ad usufruire dei permessi retribuiti dovrà presentare domanda scritta all’azienda, prima dell’inizio del corso, nei termini e con le modalità che saranno concordate con il datore di lavoro. Tali termini, come previsto nel c.7 dell’art.153, non saranno inferiori al trimestre.

Qualora il numero dei richiedenti sia tale da comportare il superamento della media annua del monte ore triennale e determini, comunque, l’insorgere di situazioni contrastanti con quanto previsto nei c. 3 e 5 dell’articolo in esame, l’azienda, d’accordo con la Rsa ove esistente, e fermo restando quanto previsto nei già citati c.3 e 5, provvederà a ridurre proporzionalmente i diritti individuali sul monte ore complessivo in base a criteri obiettivi quali: età, anzianità di servizio, caratteristiche dei corsi di studio, ai fini dell’identificazione dei beneficiari dei permessi e del numero di ore assegnabili a ciascuno.

Congedi per formazione 
Il lavoratore può chiedere la fruizione di congedi per formazione ex art.5, legge n.53/2000.
Tale previsione è stata recepita nell’art.154 del Ccnl Commercio che definisce il “congedo per formazione” quello finalizzato a:

1) completamento della scuola dell’obbligo;
2) conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea;
3) partecipazione ad attività formative diverse da quelle finanziate o poste in essere dal datore di lavoro.

Può richiedere di usufruirne il lavoratore con almeno cinque anni di anzianità presso la stessa azienda.
La sospensione del rapporto potrà essere richiesta per un periodo non superiore a 11 mesi, continuativo o frazionato, nell’arco dell’intera vita lavorativa.
Ferma restando la compatibilità dei congedi con la normale attività dell’impresa i lavoratori che contemporaneamente potranno assentarsi dall’azienda non potranno superare l’1% della forza di lavoro occupata.
Nelle aziende che occupano da 50 a 99 dipendenti potrà assentarsi un solo lavoratore.

Il datore di lavoro accoglierà le richieste in funzione di:
1) fungibilità dei lavoratori interessati;
2) priorità cronologica di presentazione delle domande;

Le richieste dovranno essere presentate con un preavviso di almeno:

• 30 giorni per i congedi di durata fino a 5 giorni;
• 60 giorni per i congedi di durata superiore a 5 giorni.

L’azienda darà conferma al lavoratore del favorevole accoglimento della richiesta o del diniego della stessa adducendo i motivi che possono essere:

• impedimenti tecnico – organizzativi;
• coincidenza con punte di particolare intensità lavorativa;
• impossibilità di sostituzione entro 15 giorni dal ricevimento della domanda.

Durante il periodo di congedo il lavoratore:
1) conserva il posto di lavoro;
2) non ha diritto a retribuzione;

Inoltre il periodo di congedo:
a) non è computabile nell’anzianità di servizio;
b) non è cumulabile con le ferie;
c) non è cumulabile con la malattia;
d) non è cumulabile con altri congedi.

Tuttavia una grave e documentata infermità, individuata ai sensi del D.M. n.278/2000 intervenuta durante il periodo di congedo, di cui sia data comunicazione scritta al datore di lavoro, dà luogo ad interruzione del periodo medesimo.

Fonte: www.ipsoa.it

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