Per la validità della scelta dei lavoratori da licenziare

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Per la validità della scelta dei lavoratori da licenziare non è sufficiente un generico riferimento ai criteri previsti dalla legge. In caso di riduzione del personale (Cassazione Sezione Lavoro n.3085 dell’8 febbraio 2008, Pres. Mercurio, Rel. Miani Canevari).

La s.p.a Compagnia Prodotti Conservati ha attuato, nell’ottobre-novembre del 1997, una procedura per ridurre di personale in base alla legge n.223 del 1991. Essa ha concluso con le organizzazioni sindacali, il 6 novembre 1977, un accordo che prevedeva la scelta dei lavoratori da licenziare in base al criterio della maturazione del diritto al trattamento pensionistico (con esclusione di quattro dipendenti) e per le restanti unità in base ai criteri fissati dalla legge n.223 del 1991 “subordinatamente alle esigenze tecnico produttive ed organizzative aziendali”.

L’art.5, comma 1 L.n.223/91 prevede che …. “l’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati di cui all’art.4, comma 2, ovvero, in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei seguenti criteri, in concorso tra loro: a) carichi di famiglia; b) anzianità; c) esigenze tecnico-produttive ed organizzative”.

Pasquale S., uno dei licenziati, ha chiesto al Tribunale di Salerno di accertare la violazione delle regole poste dalla L. n.223/91 e di annullare il suo licenziamento. Il Tribunale di Salerno ha accolto le domande, ordinando la reintegrazione di Pasquale S. nel posto di lavoro e condannando l’azienda al risarcimento del danno. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Salerno che ha ritenuto che la generica previsione dell’accordo sindacale lasciava all’arbitrio del datore di lavoro la scelta dei licenziandi; ha inoltre osservato che i criteri di scelta seguiti non erano neppure desumibili dalla comunicazione fatta al termine della procedura in base all’art.4, comma 9, della legge n.223/91 secondo cui l’azienda deve fornire una “puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta”. La società ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Salerno per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n.3085 dell’8 febbraio 2008, Pres. Mercurio, Rel. Miani Canevari) ha rigettato il ricorso. La sentenza impugnata – ha osservato la Corte – ha correttamente accertato che in sede di accordo solo parte dei destinatari del provvedimento era identificata mediante il criterio della maturazione dei requisiti pensionistici, mentre per il restante personale era stato utilizzato il riferimento ai criteri di cui all’art.5 comma 1 della legge n.223/1991, “subordinatamente alle esigenze tecnico-organizzative e produttive aziendali”; restavano così da definire, per la genericità di questa enunciazione, le concrete modalità di applicazione di questi criteri fissati dalla legge; risulta quindi assorbente e decisivo il profilo della violazione del disposto dell’art. 4 comma 9 della legge, che come si è detto impone la “puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1”.

In proposito – ha osservato la Corte – la sentenza impugnata ha accertato che la comunicazione finale ha omesso tale indicazione, limitandosi ad un richiamo dei criteri di scelta adottati e tale giudizio di fatto non è stato specificamente censurato dalla società ricorrente.

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