Per la Corte UE è legittima la trasformazione unilaterale del part-time in tempo pieno

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Secondo l’AG Wahl, le norme del “collegato lavoro” (legge n.183/2010) che permettono al datore di lavoro di modificare unilateralmente un rapporto di lavoro, da part‑time a tempo pieno, contro la volontà del lavoratore, sarebbero compatibili col diritto dell’Ue.

Un funzionario del Ministero della Giustizia in servizio presso il Tribunale di Trento, è in causa con tale Ministero perché, dopo l’entrata in vigore della Legge n.183/2010 (c.d. “collegato lavoro”), tale ministero, agendo tramite del dirigente amministrativo del Tribunale, ha riconsiderato e revocato unilateralmente il regime a tempo parziale concessole, imponendole il tempo pieno.

In particolare, l’art.16 della L. n.183/2010 consente a talune PA, in sede di prima applicazione delle disposizioni adottate ai sensi del D.L. n.112/2008, di sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, quando questi siano stati adottati prima dell’entrata in vigore del D.L. n.112/2008 (valutazione da effettuare nei 180 giorni dall’entrata in vigore dell’art.16).

Pertanto, il funzionario, in part-time dal 2000 con un orario settimanale in cui il 50% del normale orario di lavoro è distribuito su tre giorni settimanali (c.d. “part-time verticale”), è passata a un lavoro a tempo pieno, con un orario distribuito su sei giorni settimanali. Secondo la dipendente, il suo tempo parziale non poteva essere trasformato in un tempo pieno contro la sua volontà.

Su tali norme si è pronunciato sia il dipartimento della Funzione pubblica con una sua circolare, sia la Corte costituzionale (sentenza n.224/2013).

Sul caso ha ora rassegnato le sue conclusioni l’AG Nils Wahl che ha suggerito alla Corte Ue di dichiarare compatibili con la direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale le norme italiane che consentono a un datore di lavoro di trasformare il rapporto di lavoro del proprio dipendente da part-time a tempo pieno, anche contro la volontà di questi. Secondo l’AG non ci sarebbero discriminazioni nei confronti dei lavoratori a tempo parziale.

Fonte: Ipsoa.it

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