Pensioni: la data di pagamento slitta solo per i pluripensionati

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Lo slittamento al 10 del mese per il pagamento delle pensioni a decorrere da gennaio 2015, non riguarderà tutti i pensionati ma solo chi percepisce più di un trattamento previdenziale. Dopo la querelle sorta all’approvazione del DDL Stabilità, con la firma del Presidente della Repubblica del testo ufficiale e bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato può finalmente comprendersi l’effettiva portata della norma.

Il 15 ottobre scorso, il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’approvazione del DDL Stabilità 2015. Per circa una settimana sono state disponibili esclusivamente le slides illustrative e l’articolato non era stato redatto. Tant’è che la prima bozza inviata al Presidente della Repubblica per la sua necessaria firma ai fini dell’avvio dell’iter parlamentare era incompleta e, soprattutto, priva della cosiddetta “bollinatura”, ossia del provvedimento della Ragioneria Generale dello Stato che certifica l’effettività e la sussistenza delle coperture contabili delle misure.

Ora, con la firma del Presidente della Repubblica (ma in attesa del completamento dell’iter di verifica da parte delle Istituzioni comunitarie previste dai Trattati UE) è possibile valutare il testo completo delle misure.

In particolare, in questa sede illustriamo una misura tecnicamente ed economicamente marginale che – tuttavia – proprio a causa dell’assenza di un testo ufficiale, ha comportato nei giorni scorsi una notevole e (come vedremo) sostanzialmente immotivata polemica, da parte dei pensionati e dei loro rappresentanti.

Ci riferiamo, in particolare, alla disposizione che modifica le regole in materia di pagamento delle pensioni.

Le nuove regole di pagamento delle pensioni

Uniformazione e slittamento di (alcuni) termini di pagamento
L’articolo 26.3 del DDL Stabilità, dispone che, a partire dai ratei in pagamento dal 1 gennaio 2015 i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sono poste in pagamento il giorno 10 di ciascun mese (o il giorno successivo se festivo o non bancabile), con un unico pagamento.

I destinatari della norma
Le polemiche sorte nelle more della pubblicizzazione del testo della norma, discendevano, innanzitutto, dal fatto che in un primo momento non era chiaro che essa, in realtà, non riguarda tutti i pensionati (e gli altri soggetti assimilati sopra indicati), ma solo quanti – tra loro – percepiscono più di un trattamento previdenziale. Ora, quindi, la norma ha chiarito questo primo aspetto di iniziale incertezza.

La ratio della norma
Come segnalato nei giorni scorsi in un primo commento, la disposizione non è “neutra” o, peggio, dettata da mere esigenze burocratiche. Essa – infatti – comporterà, ove approvata un notevole risparmio in termini di oneri di gestione per l’INPS.

Rammentiamo, infatti, che a seguito dei vari processi di “ristrutturazione previdenziale” che hanno comportato la incorporazione nell’Istituto, prima dell’INPDAI, poi dell’INPDAP e, quindi, dell’ENPALS, l’INPS si è trovata a dover far fronte alla gestione di diversi regimi previdenziali che – venendo al punto dell’odierna questione – prevedono, ciascuno, un termine di pagamento della pensione diverso.

Questa circostanza, non comporta particolari problemi nel caso in cui si tratti di liquidare un singolo trattamento a ciascun titolare e, infatti, contrariamente ai timori iniziali, il testo dell’art. 26.3 chiarisce che questa tipologia di pensionati non è toccata dalla modifica dei termini di pagamento.

Invece, nei casi in cui i soggetti percepiscano più di un trattamento, questo comporta – oggi – la moltiplicazione delle scadenze di pagamento e dei processi amministrativi a monte.

Con l’odierna modifica, quindi, l’INPS potrà unificare (e quindi, semplificare) le procedure di gestione dei pagamenti migliorando, al contempo le possibilità di controllo dei flussi contabili.

Ma, soprattutto, riducendo il numero delle operazioni bancario/postali di pagamento, otterrà un risparmio non indifferente (nell’ordine di milioni di euro, a quanto pare) sui costi delle commissioni di pagamento.

Tra l’altro, l’odierna misura si pone nel solco di quanto già disposto dall’INPS – in sede amministrativa – c con il Messaggio 3506 del 24 marzo 2014, con il quale l’Istituto aveva comunicato che a partire dal maggio scorso, le pensioni corrisposte in Italia dalle gestioni ex INPDAP ed ex ENPALS sarebbero state poste in pagamento con le stesse modalità previste dai contratti stipulati dall’INPS con banche e Poste Italiane per il pagamento delle pensioni delle gestioni private e attraverso analogo “colloquio telematico bidirezionale” con gli Enti pagatori.

Riguardo a tale norma, rammentiamo che le accese proteste che l’avevano riguardata, si fondavano sulla presunzione che essa avrebbe riguardato la totalità dei pensionati e non solamente i circa 800.000 che beneficiano di più di un trattamento. E, quindi, anche quella gran parte di soggetti che beneficiano di importo molto bassi sui quali – tuttavia – possono aver contratto impegni di pagamento (prestiti, mutui, ecc.) con scadenze “incompatibili” con quella che verrà introdotta con la norma in commento.

Ebbene, al riguardo va sottolineato che:

1) per i pensionati “ex INPDAP” si verificherà una anticipazione di pagamento, dato che i loro trattamenti vengono attualmente erogati al 16 del mese;
2) per i titolari di assegno ex ENPALS, non cambia nulla, posto che i loro trattamenti prevedono già l’erogazione dei ratei al 10 del mese non cambia nulla, posto che i loro trattamenti prevedono già l’erogazione dei ratei al 10 del mese
3) chi percepisce più di un trattamento (di cui solo quello delle gestioni ordinarie INPS in futuro verrebbe ad essere erogato “in ritardo”, il 10 anziché il 1° del mese) non dovrebbe veder significativamente pregiudicata la possibilità di mantenere gli eventuali impegni di pagamento contratti.

Modifica delle procedure in caso di decesso del titolare di pensione
Sempre a decorrere dal 1° gennaio 2015 il medico che constati un decesso dovrà trasmettere all’INPS, entro 48 ore dall’evento, il certificato di accertamento del decesso per via telematica, secondo le specifiche tecniche e le modalità procedurali già in vigore. In caso di violazione di tale obbligo, il medico incorrerà in una sanzione pecuniaria.

Quale conseguenza della comunicazione telematica di cui sopra, per espressa disposizione dell’art.26.5 del DDL Stabilità, le prestazioni in denaro versate dall’INPS per il periodo successivo alla morte dell’avente diritto su un conto corrente presso un Istituto bancario o postale sono da considerarsi come “corrisposte con riserva”.

Viene altresì specificato che la Banca o l’agenzia di Poste Italiane sono tenuti alla restituzione all’INPS di quanto erogato al beneficiario che non ne avesse diritto. Evidentemente, tale obbligo non è posto a carico del soggetto erogatore quale debitore “in proprio” e, quindi, la norma specifica che esso sussiste “nei limiti della disponibilità esistente sul conto corrente”. E comunque, la norma precisa che l’Istituto bancario o Poste Italiane spa che rifiutino la richiesta per impossibilità sopravvenuta del relativo obbligo di restituzione o per qualunque altro motivo, sono tenute a comunicare all’INPS le generalità del destinatario o del disponente e l’eventuale nuovo titolare del conto corrente.

Le precisazioni di cui sopra sono funzionali ad un ulteriore disposizione del citato comma che precisa che la banca o Poste Italiane “non possono utilizzare detti importi per l’estinzione dei propri crediti”.

D’altra parte il medesimo comma 5 dispone che chi abbia ricevuto direttamente le prestazioni in contanti per delega o ne abbia avuto la disponibilità sul conto corrente (bancario o postale), anche per ordine permanente di accredito sul proprio conto, o abbia svolto o autorizzato un’operazione di pagamento a carico del conto disponente, è obbligato al “reintegro delle somme a favore dell’Istituto nazionale della previdenza sociale”.

Fonte: Ipsoa.it

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