Pensione di vecchiaia: regime agevolato per i lavoratori a domicilio non occupati per l’intero anno solare

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È legittima la norma che ha escluso il più favorevole regime di accesso alla pensione di vecchiaia dei lavoratori subordinati i quali, potendo far valere un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni, pur avendo lavorato in via continuativa per almeno 10 anni, in ragione del sistema di accredito dei contributi proprio del rispettivo settore di appartenenza, abbiano accreditati periodi di durata inferiore a 52 settimane nell’anno solare.

Nell’ambito di una causa civile promossa da una “lavorante a domicilio” per ottenere dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) il riconoscimento del diritto alla liquidazione della pensione di vecchiaia ai sensi dell’art.2, comma 3, lett. b), del D.Lgs. n.503/92, la Corte d’appello di Firenze ha sollevato questione incidentale di legittimità costituzionale sia della suddetta norma (intesa quale norma delegata), sia dell’art.2, comma 3, lettera b), del D.Lgs. n.503/1992 (intesa quale norma delegante), per contrasto con l’art.3 Cost.

La Corte d’appello aveva, infatti, ritenuto irragionevole il combinato disposto di tali norme ma la Corte di cassazione ha già esaminato la norma delegata dichiarando che essa fa “chiaramente riferimento all’intento del legislatore di proteggere, con il più favorevole regime previgente, i lavoratori non occupati per l’intero anno solare e non già i lavoratori che, sebbene occupati nell’intero anno solare, possano anch’essi far valere una minore contribuzione” (sentenza n.3044/2012). D’altro canto, la norma delegante fa riferimento al più favorevole regime contributivo dei soggetti titolari di “rapporti di lavoro a tempo determinato” inferiore a 52 settimane per anno solare.

La Corte Costituzionale ha, quindi, dichiarato non fondata la questione. L’individuazione dei presupposti per il conseguimento dei trattamenti di quiescenza, al pari della determinazione della misura delle prestazioni o delle correlative variazioni, rientra, infatti, nel novero delle scelte riservate al legislatore, attraverso un bilanciamento dei valori contrapposti, che tenga conto accanto alle esigenze di vita dei beneficiari anche delle concrete disponibilità finanziarie e delle esigenze di bilancio.

L’aver voluto limitare la più favorevole disciplina, derogatoria al nuovo regime di riordino del sistema previdenziale, alla sola prima delle due comparate, ma non del tutto omogenee, categorie di lavoratori non presenta, quindi, alcun profilo di irragionevolezza.

Fonte: Ipsoa.it

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