Part time agevolato: quando e perché conviene

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A partire dal 2 giugno 2016 i datori di lavoro possono presentare l’istanza di autorizzazione al part-time agevolato per i dipendenti che matureranno il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2018, avvalendosi della procedura telematica predisposta dall’INPS. L’iter della procedura si articola in due distinte fasi con diversi adempimenti rispettivamente a carico del lavoratore e del datore di lavoro e specifici obblighi informativi in materia previdenziale. Cosa comporta l’accesso al beneficio per datori di lavoro e lavoratori? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi in caso di trasformazione del rapporto?

Il Legislatore è nuovamente intervenuto nell’ambito del mercato del lavoro, con l’art.1, comma 284, della legge 28 dicembre 2015, n.208 (“Legge di stabilità 2016”), introducendo la possibilità, per i dipendenti che matureranno il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2018, di ridurre il tempo della prestazione lavorativa attraverso la stipula di un contratto di “part-time agevolato” in accordo con il datore di lavoro, fino al compimento dell’età pensionabile.

In presenza dei requisiti e dei presupposti previsti dalla norma, il lavoratore titolare di rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato può concordare con il datore di lavoro una riduzione di orario compresa tra il 40 ed il 60 per cento per un periodo non superiore a quello intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia.

Il provvedimento non è del tutto nuovo in quanto troviamo analoghi tentativi
– nella L.243/2004 (art.1, commi da 12 a 17 ), con il riconoscimento di un “superbonus previdenziale” in busta paga collegato all’accesso ritardato alla pensione;
– nella L.296/2006 che prevedeva una “staffetta generazionale” (mai realizzata);
– nella L.92/2012 (Legge Fornero per la riforma del mercato del lavoro) in cui era stata introdotta la possibilità di accesso anticipato ad uno speciale trattamento pensionistico fino a 4 anni con oneri a carico del datore di lavoro (eccessivamente oneroso per essere apprezzato).

Il provvedimento che avrebbe dovuto trovare attuazione attraverso un apposito Decreto Ministeriale da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di Stabilità di fatto ha subito una proroga a 90 giorni del predetto termine ed una leggera modifica nel testo, già con D.L.30 dicembre 2015, n.210 poi convertito nella L.26 febbraio 2016, n.21.

Solo, quindi, con la pubblicazione in G.U. il 18 maggio 2016 del Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 7 aprile 2016, il provvedimento ha trovato definitiva attuazione con decorrenza dal 2 giugno 2016.

Da ultimo, l’INPS con la circolare 26 maggio 2016, n.90 ha analizzato in dettaglio il testo di legge e fornito le istruzioni di tutti gli adempimenti e le procedure necessarie alla fruizione dei benefici, rendendo, così, operativo il provvedimento fin dal 2 giugno 2016.

Finalità del provvedimento
La circolare INPS sottolinea come il citato beneficio – con i conseguenti oneri posti a carico del bilancio dello Stato – abbia la duplice finalità di mitigare l’impatto dell’allungamento dell’età di pensionamento disposto dalla Legge Fornero (art.24, comma 6, del decreto legge 22 dicembre 2011, n.201) ed, in connessione, accrescere l’offerta potenziale di posti di lavoro da parte del sistema.

Potrebbe così realizzarsi, in concreto, la più volte invocata e mai attuata “staffetta generazionale” al fine di un più consistente inserimento dei giovani nel mondo del lavoro affiancati, per un tempo più o meno significativo, ai lavoratori anziani portatori di “esperienze”.

Requisiti soggettivi
L’INPS nella circolare 90/2016 riassume come di seguito il diritto all’accesso al “part-time agevolato” al ricorrere delle seguenti condizioni:

1. sussistenza, al momento della richiesta, della titolarità di un rapporto di lavoro subordinato del settore privato (imprenditori e non imprenditori- es. professionisti) anche agricolo, con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato, compatibile con la trasformazione a tempo parziale (no lavoro domestico; no lavoro intermittente; no co.co.co; no associazione in partecipazione ecc.);
2. iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive o esclusive della medesima quali i Fondi speciali previsti dalle norme vigenti (es. Fondo lavoratori dello Spettacolo, Fondo Postelegrafonici ecc.);
3. maturazione entro il 31 dicembre 2018 del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia da parte dei lavoratori già in possesso, al momento della domanda, del relativo requisito contributivo (20 anni di contributi).

Procedure
L’iter della procedura si articola in due distinte fasi con diversi adempimenti rispettivamente a carico del lavoratore e del datore di lavoro, come di seguito analizzati.

Fase 1

Adempimenti a carico del lavoratore
Rimane a carico del lavoratore l’acquisizione della certificazione idonea a comprovare l’avvenuto raggiungimento del requisito contributivo nonché la maturazione, entro il 31 dicembre 2018, del requisito anagrafico per il conseguimento del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia.

La richiesta dovrà essere inoltrata avvalendosi delle procedure telematiche disponibili sul sito www.INPS.it attraverso l’utilizzo del PIN dispositivo ovvero utilizzando l’assistenza degli enti di patronato (la specifica procedura è già operativa).

Adempimenti a carico di lavoratore e datore di lavoro
Dopo aver acquisito la predetta certificazione, il lavoratore ed il datore di lavoro che hanno concordato la riduzione dell’orario di lavoro possono trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time mediante la stipula di un apposito “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato”.

Il nuovo contratto decorre dal primo giorno del periodo di paga mensile successivo a quello di accoglimento della domanda. La durata del contratto sarà pari al periodo intercorrente tra la predetta data (di accesso al beneficio) e la data di maturazione, da parte del lavoratore, del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia.

Fase 2

Adempimenti a carico del datore di lavoro
Il datore di lavoro trasmette il nuovo contratto part-time alla competente Direzione Territoriale del Lavoro che, esaminate le previsioni contrattuali, rilascia, entro 5 giorni lavorativi decorrenti dalla ricezione, apposito provvedimento di autorizzazione. In caso entro tale termine la DTL non si esprima l’autorizzazione deve intendersi rilasciata (cd. silenzio-assenso).

Una volta ottenuta l’autorizzazione della DTL (o trascorso il termine per il silenzio-assenso) il datore di lavoro può inoltrare la domanda all’INPS per l’ammissione al beneficio avvalendosi esclusivamente del modulo di istanza on-line denominato “PT-284”, all’interno dell’applicazione “DiResCo – Dichiarazioni di responsabilità del Contribuente” . sul sito www.INPS.it.

Nella già citata circolare INPS n.90/2016 vengono dettagliati i contenuti per la corretta compilazione di ogni singolo campo del modulo.

Va, in particolare, sottolineato che deve essere indicata la tipologia del rapporto di lavoro a tempo parziale, ossia orizzontale, verticale o misto, pur non essendo più indicate tali definizioni nel D.Lgs.81/2015 (cd. “codice contratti “ del Jobs Act).

Il beneficio riguarda i contratti di lavoro a tempo parziale agevolato stipulati a decorrere dall’entrata in vigore del citato decreto ministeriale (2 giugno 2016).

Vantaggi per i lavoratori
I lavoratori interessati potranno ridurre il ritmo di lavoro in modo più compatibile con l’avanzare dell’età senza ripercussioni negative sul futuro trattamento pensionistico grazie alla garanzia della contribuzione figurativa per la prestazione non effettuata.

I dipendenti potranno inoltre contare, in aggiunta alla normale retribuzione spettante in relazione al nuovo orario ridotto, su un bonus liquidato mensilmente in busta paga , esente da prelievo fiscale e contributivo, pari alla quota di contribuzione pensionistica a carico del datore di lavoro (di norma 23,81%) che l’azienda avrebbe dovuto versare all’INPS sulla parte di retribuzione non corrisposta agli interessati rispetto a quella che sarebbe spettata per il tempo pieno.

Nella determinazione dell’importo da corrispondere in busta paga si terrà conto dell’assetto contributivo relativo all’ultimo periodo di paga del rapporto full time.

Vantaggi per il datore di lavoro
A differenza dei precedenti provvedimenti legislativi sopra ricordati la legge di Stabilità 2016, per la concessione del beneficio, non prevede alcun obbligo o incentivo all’occupazione a carico del datore di lavoro, consentendo, invece, di ridurre il costo per i dipendenti vicini all’età pensionabile pur continuando ad utilizzare la loro professionalità ed esperienza acquisita negli anni.

Sulla somma corrisposta ai lavoratori a titolo di bonus, e relativa alla prestazione lavorativa non effettuata, non è dovuto, a carico del datore di lavoro, il premio per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Svantaggi per il datore di lavoro
Il provvedimento subordina la concessione del “beneficio” alla decisione del lavoratore in “accordo con il datore di lavoro”. In caso di mancato accordo con il datore di lavoro nulla dice il testo normativo lasciando aperta l’ipotesi di un potenziale contenzioso tra le parti. Sul punto si auspica, quindi, un intervento interpretativo da parte del Ministero e, in subordine, della giurisprudenza.

Qualora il datore di lavoro, che ha aderito alla decisione espressa dal lavoratore, si trovasse nelle condizioni di dover assumere nuovo personale da affiancare al dipendente in “part time agevolato “ si troverà, sul piano economico-finanziario, inevitabilmente, a dover sostenere maggiori oneri con riferimento al costo del personale salvo che la nuova assunzione non sia riferita ad un lavoratore con la qualifica di apprendista.

Meno vantaggioso rimane, invece, assumere un lavoratore a tempo indeterminato con gli sgravi biennali previsti dall’art.1, comma 178, della L.208/2015 (Legge stabilità 2016).

Svantaggi per il lavoratore
Il lavoratore, per effetto della ridotta prestazione lavorativa (ad esempio 50%) pur tenuto conto del “bonus” in aggiunta alla retribuzione spettante, subisce, comunque, una perdita economica di poco più del 20% rispetto alla retribuzione netta che avrebbe percepito lavorando a tempo pieno.

Qualora, poi, il lavoratore che ha avuto accesso al part-time agevolato intraprenda, per lo stesso periodo, un’altra attività lavorativa che comporta l’iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria ovvero ai fondi sostitutivi, esclusivi, esonerativi della gestione predetta, comprese le gestioni speciali dei lavoratori autonomi e la gestione separata ( art.2, comma 26, della legge 335/1995), è tenuto a darne tempestiva comunicazione al proprio datore di lavoro, il quale comunicherà all’Istituto – prima dell’inizio della nuova attività – la revoca del beneficio attraverso l’apposita procedura telematica e opererà la cessazione dell’erogazione in busta paga del cd. bonus (somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro).

Gli effetti della revoca del beneficio decorreranno dal momento in cui sono venuti a mancare i requisiti previsti dal comma 284, art.1, L. n.208/2015.

Da pari data, il part-time perderà la connotazione di rapporto di lavoro agevolato, con conseguente esclusione di accrediti figurativi.

Infatti non può normalmente essere riconosciuta contribuzione figurativa per un periodo comunque coperto da contribuzione.

Svantaggio per entrambi
L’INPS ricorda che qualora dal monitoraggio delle domande di accesso comunicate dalle imprese e dai relativi oneri corrispondenti al riconoscimento della contribuzione figurativa, risulti superata, anche in via prospettica e per una sola annualità, la soglia dell’importo stanziato, l’INPS respingerà ulteriori istanze per esaurimento delle risorse finanziarie riferite a quello specifico anno.

Fonte: Ipsoa.it

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