Onere della prova nel danno da demansionamento

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Cassazione Lavoro: onere della prova nel danno da demansionamento. “Dall’inadempimento del datore di lavoro, che non può prescindere da una specifica allegazione nel ricorso introduttivo , non deriva automaticamente l’esistenza del danno, essendo necessario che si produca una lesione aggiuntiva ed autonoma rispetto alla perdita della retribuzione, con riflessi sulle aspettative di progressione professionale, sulle abitudini di vita del lavoratore e sulle relazioni da lui intrattenute. Tali profili di danno peraltro possono essere dimostrati con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, ivi compresa la prova per presunzioni, la quale, con prudente apprezzamento del giudice dei precisi elementi dedotti, consente di risalire al fatto ignoto, con ricorso ex art.115 C.P.C. a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove”.

La Corte di Cassazione ha così ribadito, in materia di danno da demansionamento, l’orientamento elaborato dalle Sezioni Unite con sentenza 6572/2006, cassando così la pronuncia della corte d’appello ha fatto malgoverno dei principi in materia di onere della prova, in quanto ha fatto discendere automaticamente da una presunta situazione di demansionamento la sussistenza del diritto al risarcimento del relativo danno.

In particolare, nel riconoscere a favore del lavoratore il diritto al risarcimento dei danni a causa dello svolgimento di mansioni dequalificate, il giudice d’appello non ha esplicitato il suo convincimento circa la sussistenza ed entità del relativo danno da demansionamento, limitandosi ad osservare che il lavoratore si era visto assegnare solo incarichi di coadiutore del direttore dei lavori, ossia un ruolo oggettivamente inferiore rispetto a quello di direttore dei lavori precedentemente ricoperto presso altra sede della società datore di lavoro.

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