Nuove istruzioni per accertare lo stato di inabilità pensionati pubblici ultrasessantacinquenni

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L’INPS ha fornito alcuni chiarimenti circa il rilascio della certificazione sanitaria attestante le condizioni di assoluta e permanente inabilità a proficuo lavoro prescritta dalla normativa in materia di assegno per il nucleo familiare in favore dei soggetti ultrasessantacinquenni titolari di pensione pubblica.

L’Istituto ricorda che la necessità di rilasciare nuovi chiarimenti deriva dalle perplessità interpretative e di ordine pratico in merito all’accertamento dell’inabilità a proficuo lavoro dei pensionati pubblici richiedenti la corresponsione del citato assegno.

In via preliminare l’Istituto si rileva che l’art.2 del D.L.13 marzo 1988, n.69, prevede al comma 2 che l’assegno per il nucleo familiare compete in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti ed al reddito del nucleo stesso secondo tabelle prestabilite e che i livelli di reddito di tali tabelle sono aumentati nei casi in cui il nucleo familiare comprenda soggetti che si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro, ovvero, se minorenni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere compiti e funzioni proprie della loro età.

Al comma 6 viene, inoltre, precisato che del nucleo fanno parte anche i figli ed equiparati di età superiore ai diciotto anni compiuti qualora si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità a dedicarsi a proficuo lavoro.

L’inabilità a proficuo lavoro comporta, pertanto, l’inclusione nel nucleo familiare e la maggiorazione dei livelli reddituali se relativa ad un figlio o equiparato maggiorenne, mentre, la persistente difficoltà a compiere gli atti e le funzioni proprie dell’età del figlio o equiparato minorenne consente solo l’aumento del livello reddituale, trattandosi di soggetti che già fanno parte del nucleo familiare.

Al successivo comma 8 è indicato che l’assegno in questione può essere corrisposto anche ad un nucleo familiare composto da una sola persona, qualora la stessa risulti titolare di pensione ai superstiti da lavoro dipendente ed abbia un’età inferiore ai diciotto anni compiuti ovvero, se maggiorenne, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.

Si applicano, dunque, anche agli orfani minorenni e maggiorenni le disposizioni sopra richiamate in merito all’inclusione nel nucleo ed alla maggiorazione dei livelli reddituali.

La Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – per effetto delle sentenza n.7668 del 23/5/1996, ha inoltre stabilito che l’assegno per il nucleo familiare spetta anche, nel caso in cui il nucleo sia composto da una sola persona, al coniuge superstite che si trovi nella condizione di assoluta inabilità a proficuo lavoro e sia già titolare di pensione indiretta o di reversibilità (si veda al riguardo l’informativa INPDAP in data 23 settembre 1999 n.1712/M nonché la circolare INPS – Direzione Centrale Prestazioni Temporanee – n.98 del 6 maggio 1998).

Delineato a grandi linee il quadro normativo, si evidenzia che ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare, le ex Direzioni Provinciali del Tesoro prima e, dal 1° gennaio 1999, le sedi provinciali INPDAP si sono attenute alle direttive impartite dalla Ragioneria Generale dello Stato – I.G.O.P. – con circolare n.31 del 27 giugno 1988, che subordinano il riconoscimento di tale beneficio alla presentazione del certificato rilasciato dalla competente A.S.L. da cui risulti espressamente che “il soggetto si trova, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro”.

In concreto, qualora la sopracitata documentazione sanitaria non attesti in modo inequivocabile “l’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro”, i benefici in parola non vengono riconosciuti ai potenziali aventi diritto, atteso che le Strutture provinciali e/o territoriali della Gestione Dipendenti Pubblici non sono dotate di propri Uffici sanitari e tenuto conto, altresì, che non può essere considerata quale idonea attestazione la certificazione rilasciata ai soggetti ultrasessantacinquenni a norma dell’art.6 del D.Lgs.23 novembre 1988, n.509.

Ciò in quanto lo stesso art.6 precisa che i soggetti in questione si considerano mutilati ed invalidi “ai soli fini dell’assistenza sociosanitaria e dell’indennità di accompagnamento”, come indicato nella circolare INPS

Tutto ciò premesso, considerato che l’art.21 del D.L.6 dicembre 2011, n.201, convertito, con modificazioni, nella legge 22 dicembre 2011, n.214, ha disposto l’unificazione nell’INPS anche delle funzioni riguardanti la previdenza dei dipendenti pubblici, al fine di realizzare uniformità di comportamenti ed omogeneità delle procedure operative tra le varie gestioni dell’Istituto, anche alla luce dell’orientamento giurisprudenziale della Corte dei Conti, si provvede all’unificazione dei criteri riguardo agli accertamenti inerenti la ricorrenza del requisito prescritto per l’attribuzione dell’assegno per il nucleo familiare ai pensionati pubblici ultrasessantacinquenni affetti da stati invalidanti.

Pertanto, come già disciplinato al punto 2) della circolare n.11/1999, nel caso di richiesta dell’assegno in parola da parte di pensionati pubblici o privati ultrasessantacinquenni, a cui la prestazione viene erogata direttamente dall’Istituto, la documentazione comprovante la sussistenza dello stato invalidante, in ogni, caso dovrà essere sottoposta al vaglio dell’Ufficio Sanitario di Sede, affinché il Responsabile della UOC (Unità Operativa Complessa), ovvero delle UOST (Unità Operative Semplici Territoriali), o altro medico da lui delegato, esprima il giudizio medico legale definitivo, assumendosi, comunque, la responsabilità del giudizio.

Conseguentemente, si dispone che l’accertamento del requisito dell’inabilità a proficuo lavoro possa ritenersi soddisfatto qualora, come sopra precisato, l’Ufficio sanitario di Sede, dopo visita diretta ovvero dopo valutazione della documentazione sanitaria prodotta, giudichi il richiedente in possesso del suindicato requisito (assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro), prescritto dalle disposizioni di cui all’art.2, commi 2 e 6, della citata legge n.153/1988.

Dal punto di vista pratico ed operativo, perciò, il personale medico-legale dell’Istituto dovrà valutare, caso per caso, il tipo di invalidità evidenziata dal richiedente i benefici di cui trattasi, nonché riconoscere, se ne sussistono le condizioni, lo stato inabilitante derivante dall’accertamento della menomazione sofferta.

Fonte: Ipsoa.it

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