Nuova CIGO: criteri di valutazione delle domande e concessione

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Con la circolare n.139 del 2016, l’INPS individua i criteri per l’esame delle istanze di CIGO presentate a partire dal 29 giugno. Si completa così la regolamentazione dell’ammortizzatore sociale nella nuova forma voluta dal Jobs Act. Molte le precisazioni e le indicazioni operative preziose per le aziende richiedenti.

Con la Circolare n.139 dell’1 agosto 2016, l’INPS fornisce le tanto attese istruzioni operative per la gestione delle pratiche di Cassa Integrazione Ordinaria presentate a partire dal 29 giugno di quest’anno. Sono di fatto abrogate le Commissioni provinciali, dunque la competenza esclusiva per l’intero procedimento di concessione è rimessa alle sedi, che dovranno attenersi ai criteri univoci e standardizzati stabiliti per la valutazione delle domande. Le aziende richiedenti sono obbligate a presentare, sempre in via telematica, unitamente all’istanza di concessione una relazione tecnica dettagliata, resa in forma di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che fornisca gli elementi probatori oggettivi indispensabili per la concessione. Nella relazione dovranno altresì essere esposti gli elementi in base ai quali è possibile prevedere che l’azienda continuerà ad operare sul mercato. In allegato alla circolare sono pubblicati tutti i fac-simile utili alla predisposizione della relazione tecnica con riferimento alle varie causali di intervento.

In caso di non sufficienza degli elementi probatori esibiti dall’azienda, la Sede territoriale competente può richiedere, a mezzo PEC o cassetto bidirezionale, l’integrazione dei dati forniti necessari al completamento dell’istruttoria, assegnando al richiedente 15 giorni di tempo per rispondere. Possono altresì essere sentite le organizzazioni sindacali. Anche l’eventuale richiesta di proroga della domanda originaria deve essere accompagnata da una apposita relazione tecnica obbligatoria. Alla relazione originaria può essere allegata ulteriore documentazione che riguardi, per esempio, alla solidità finanziaria dell’impresa o a report concernenti la situazione temporanea di crisi del settore, oppure alle nuove acquisizioni di ordini o alla partecipazione qualificata a gare di appalto, all’analisi delle ciclicità delle crisi e alla CIGO già concessa. Il provvedimento di concessione o di reiezione totale o parziale della CIGO deve sempre essere motivato, con espresso riferimento agli elementi documentali.

Requisiti generali
Requisito comune a tutte le fattispecie è la transitorietà della crisi aziendale: deve essere prevedibile, al momento della presentazione della domanda di CIGO, la ripresa della normale attività lavorativa.

L’INPS sottolinea che le aziende soggette a cicliche contrazioni dell’orario di lavoro in periodi ricorrenti causate da particolari caratteristiche del processo produttivo non possono accedere all’intervento di CIGO durante tali soste, siano o no le stesse a carattere stagionale.

Altro requisito trasversale è la “non imputabilità”, intesa come involontarietà, mancanza di imperizia e negligenza delle parti, ma anche non riferibilità dell’evento all’organizzazione o programmazione aziendale.

Si ribadisce infine che la mono-committenza non può costituire elemento di valutazione ai fini della concessione o meno della CIGO e quindi non è, di per sé, causa di rigetto della domanda.

Sospensione dei lavori in caso di contratto di appalto
L’INPS afferma che in linea di massima la causale non è integrabile, in quanto la sospensione dell’attività lavorativa è già contemplata nel capitolato di appalto ed è quindi connessa al rischio di impresa.

Soltanto in caso di circostanze del tutto imprevedibili, casi fortuiti o di forza maggiore,
che inducano l’azienda committente ad ordinare la sospensione dei lavori, sarà possibile ricorrere alla CIGO.

Le causali previste dal decreto ministeriale
mancanza di lavoro/commesse da parte di un’impresa che abbia avviato l’attività produttiva da più di un trimestre;

crisi di mercato o settore merceologico, per un’azienda che abbia avviato l’attività produttiva da almeno un trimestre. In entrambi i casi, nella relazione tecnica dettagliata, deve essere data prova di un andamento involutivo degli ordini e delle commesse perdurante nel tempo. In questo caso costituiscono elementi probanti: il significativo calo di ordini e commesse, la diminuzione dei consumi energetici, l’andamento involutivo e/o negativo del fatturato, o del risultato operativo, o del risultato di impresa o dell’indebitamento rispetto alle due annualità precedenti l’anno in cui il periodo di integrazione è richiesto.

fine cantiere/fine lavoro: si tratta di brevi periodi di sospensione dell’attività lavorativa tra la fine di un lavoro e l’inizio di un altro che non devono essere superiori a tre mesi. Nella relazione va documentata la prevista durata dei lavori nonché la fine degli stessi;

fine fase lavorativa è caratterizzata, invece, dalla sospensione dell’attività di lavoratori specializzati in una particolare lavorazione che, terminata la fase di lavoro cui sono addetti, rimangono inattivi in attesa di un nuovo reimpiego. La sospensione tuttavia non deve interessare l’intera maestranza;

perizia di variante e suppletiva: sospensioni dell’attività lavorativa dovute a situazioni di accertata imprevedibilità ed eccezionalità non imputabile alle parti o al committente. La fattispecie non deve derivare dalla necessità di variare i progetti originari o di ampliare gli stessi per esigenze della committenza sopraggiunte in corso d’opera, ma da situazioni di accertata imprevedibilità ed eccezionalità non imputabile alle parti o al committente. Non sono pertanto integrabili sospensioni dovute ad esigenze della committenza di variare i progetti originari o di ampliare gli stessi sopraggiunte in corso d’opera (ampliamento dei lavori per l’utilizzo dei ribassi delle basi d’asta, modifiche progettuali, necessità di provvedere a nuovi calcoli ecc.).

In questo caso possono essere presentati i seguenti ulteriori elementi: copia del contratto con il committente, copia del verbale del direttore dei lavori attestante la fine fase lavorativa, la documentazione probante o dichiarazione della pubblica autorità circa l’imprevedibilità della variante per le richieste motivate da perizia di variante e suppletiva.

mancanza di materie prime/componenti, non imputabile all’azienda. A corredo della domanda, le imprese dovranno, in particolare, documentare con la relazione tecnica dettagliata sia le modalità di stoccaggio seguite, sia la data dell’ordine delle materie prime o delle componenti, attraverso infruttuose ricerche di mercato effettuate (tramite e-mail, contatti epistolari etc. ).

eventi meteo: nella relazione tecnica dettagliata va dettagliata l’attività e/o la fase lavorativa in atto al verificarsi dell’evento insieme alle conseguenze che l’evento stesso ha determinato. Alla relazione tecnica vanno allegati i bollettini meteo rilasciati da organi accreditati. Le Direzioni regionali potranno fornire indicazioni sugli enti o organismi usualmente consultati dalle Sedi territoriali per la verifica della sussistenza degli eventi meteo. Le imprese industriali svolgenti attività di impiantistica non al coperto, sono tenute a provare che l’attività aziendale espletata non poteva proseguire al coperto, senza un aumento dei costi, il prolungamento dei tempi di lavoro e/o il pregiudizio per la qualità dei prodotti o dei servizi resi.

Costituiscono elementi meteo rilevanti:
– le precipitazioni:

– tra i mm.2 e i mm.3 per i lavori di costruzione veri e propri, comprensivi delle fasi concernenti le armature, la messa in opera di carpenteria e di prefabbricati, l’impianto e il disarmo dei cantieri;
di mm. 1,5 per lavori di escavazione, fondazioni, movimento terra, lavori stradali, arginamento fiumi. In questo caso deve essere valutata anche la quantità di pioggia caduta nei giorni precedenti;

– mm.1 per lavori esterni di intonacatura, verniciatura, pavimentazione e impermeabilizzazione. Anche in questi casi deve essere presa in considerazione la pioggia dei giorni precedenti;

– nebbia e foschia di particolare intensità ed eccezionalità oppure nei casi di alcune tipologie di lavorazioni;

– il vento, di velocità pari o superiore ai 30 nodi. Può essere valutata positivamente anche una velocità inferiore per lavorazioni particolari, quali quelli svolti ad una altezza elevata, sulle gru e quelli che richiedono l’uso della fiamma ossidrica.

– le temperature superiori ai 35/40 gradi, tenuto conto del tipo di lavoro e della fase lavorativa in atto.

sciopero di un reparto/Sciopero di altra azienda: in caso di sciopero e picchettaggio di maestranze non sospese dall’attività lavorativa all’interno della medesima impresa o di sciopero di altra impresa la cui attività è strettamente collegata all’impresa richiedente, sempreché motivato da rivendicazioni che non coinvolgono le maestranze per le quali è stata chiesta l’integrazione salariale.
Nel la relazione tecnica va dimostrato che lo sciopero non ha riguardato il reparto per il quale è stata richiesta la Cigo e che dallo stesso è derivata la mancata evasione di ordini. In caso di picchettaggio l’azienda dovrà altresì allegare alla relazione tecnica, dichiarazione di pubblica autorità attestante l’impossibilità per i lavoratori di accedere in azienda.

incendi, alluvioni, sisma, crolli, mancanza di energia elettrica: in questo caso potrebbe essere necessario produrre anche verbali ed attestazioni delle competenti autorità comprovanti la natura dell’evento (VV.FF., Enti erogatori, etc.) o una dichiarazione della pubblica autorità circa l’impraticabilità dei locali e le cause che ne hanno determinato la decisione. In caso di mancata fornitura dell’energia elettrica deve inoltre risultare che la stessa sia stata imprevista ed imprevedibile.

guasti ai macchinari – Manutenzione straordinaria con carattere di eccezionalità ed urgenza che non rientra nella normale manutenzione. Nella relazione tecnica allegata all’istanza va dimostrata la non imputabilità degli eventi all’azienda e/o ai lavoratori, e deve essere quindi documentata la puntuale effettuazione della manutenzione, secondo la normativa vigente. In caso di guasto ai macchinari, inoltre, l’azienda dovrà allegare l’attestazione rilasciata dall’azienda che ha svolto l’intervento, specificando la tipologia di intervento effettuato e la non prevedibilità del guasto; per la “manutenzione straordinaria”, nella suddetta attestazione deve risultare l’eccezionalità dell’intervento, non riferibile ad attività di manutenzione ordinarie e programmabili.
Informazione e consultazione sindacale

Per le imprese dell’industria e dell’artigianato edile e dell’industria e dell’artigianato lapidei, l’obbligo di informazione delle organizzazioni sindacali sussiste solo per le richieste di proroga dei trattamenti con sospensione dell’attività lavorativa oltre le 13 settimane continuative, pena l’inammissibilità della richiesta.

L’esame congiunto può anche concludersi senza addivenire ad un accordo. L’azienda deve indicare nell’apposito campo della domanda telematica (quadro N – procedura di consultazione sindacale) le informazioni richieste e deve inoltre allegare, pena l’inammissibilità della domanda stessa, copia della comunicazione (PEC, raccomandata) inviata alle organizzazioni ed eventuale copia del verbale di consultazione nel caso di esperimento della stessa.

Altri chiarimenti
L’INPS ribadisce che il rispetto del requisito dell’anzianità lavorativa effettiva di almeno 90 giorni è escluso, per gli eventi oggettivamente non evitabili, in tutti i settori. Ai fini del raggiungimento di tale requisito vanno computati come giorni di effettivo lavoro sia il sabato, in caso di articolazione dell’orario di lavoro su 5 giorni a settimana, che il riposo settimanale. Ai fini della determinazione della durata complessiva delle 52 settimane nel biennio mobile, non vengono presi in considerazione i periodi di cassa integrazione ordinaria richiesti per eventi oggettivamente non evitabili, ad eccezione delle ipotesi in cui tali trattamenti sono stati richiesti da imprese, industriali ed artigiane dell’edilizia ed affini, imprese industriali ed artigiane esercenti l’attività di escavazione e/o di lavorazione di materiale lapideo. Con l’autocertificazione dell’autonomia organizzativa l’azienda dichiara sotto la propria responsabilità che l’unità produttiva è lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale: si tratta dunque di una unità indipendente, dotata di risorse proprie e di autonomia organizzativa e che ha maestranze ad essa adibite in via continuativa.

Fonte: Ipsoa.it

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