Non è condotta antisindacale negare i permessi retribuiti alle RSU

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La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui, poiché la contrattazione collettiva, in virtù dell’accordo interconfederale, ha trasferito dalle RSA alle neocostituite RSU l’attribuzione dei soli diritti di cui al titolo 3 dello Statuto dei Lavoratori, ne resta escluso il diritto ai permessi retribuiti, trattandosi di disposizione contenuta nel titolo 4 di tale legge.

Il caso trae origine dal contenzioso tra la Fiat Auto ed un’organizzazione sindacale.
In sintesi, i fatti. Il Tribunale adito dal S.IN Cobas (poi SdL – Sindacato Lavoratori Intercategoriale ed ora USB -Unione Sindacale di Base Lavoro Privato), dichiarò, l’antisindacalità della condotta della Fiat Auto spa (ora Fiat Group Automobiles spa) consistita nella concessione ai propri dipendenti presso uno degli stabilimenti del Gruppo, membri del coordinamento provinciale dell’organizzazione ricorrente, dei permessi sindacali retribuiti di cui allo Statuto dei Lavoratori e dell’art.4, disciplina generale, seconda sezione, del CCNL metalmeccanici, ordinando, per l’effetto alla Società convenuta di rimuovere ogni effetto di tale censurata condotta e di concedere tali permessi.

Il Tribunale respinse il ricorso in opposizione svolto dalla Società e la Corte d’Appello respinse l’appello proposto dalla parte datoriale. A sostegno del decisum, la Corte d’appello osservava, per quanto di interesse in questa sede in relazione alle spettanza dei permessi, che era circostanza pacifica che presso lo stabilimento già dal 1994 non erano più presenti le RSA bensì le RSU previste dall’accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 e dall’accordo per il settore metalmeccanico del 2 febbraio 1994; appariva condivisibile l’argomentazione contenuta nella sentenza di primo grado secondo cui la contrattazione aveva trasferito, in virtù dell’accordo interconfederale del 20 dicembre 1993, l’attribuzione dei diritti di cui al titolo III dello Statuto dei Lavoratori dalle RSA alle neocostituite RSU (compreso il S.IN. Cobas); con l’art.4 dell’accordo del settore metalmeccanico 2 febbraio 1994, erano stati garantiti i diritti minimi di cui allo Statuto dei Lavoratori ai membri delle RSU in materia di permessi sindacali retribuiti per la partecipazione alle riunioni dei direttivi provinciali, fermo restando il trattamento di maggior favore rispetto a tale previsione minima a vantaggio delle organizzazioni firmatarie del CCNL.

Contro la predetta sentenza, ha proposto ricorso per cassazione la Fiat Group Automobilies spa, in particolare dolendosi che la Corte d’appello avesse ritenuto che il Sindacato potesse beneficiare dei permessi per i direttivi, posto che tali permessi spettano unicamente alle organizzazioni sindacali firmatarie di contratti collettivi e che la decisione sul punto si fondava su un’errata interpretazione dei richiamati articoli dell’accordo interconfederale del 1993 sulla costituzione delle RSU e dell’omologo accordo nel settore metalmeccanico del 1994.

La Cassazione ha accolto il ricorso della società, fornendo alcuni interessanti spunti di valutazione.
Ricordano gli Ermellini che, in base allo Statuto dei Lavoratori (art 30), il diritto a permessi retribuiti secondo le norme dei contratti di lavoro, spetta ai componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni di cui all’art. 19 per la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti; il richiamato art. 19, al comma 1, prevede che possano essere costituite rappresentanze sindacali aziendali “…nell’ambito: (…) b) delle associazioni sindacali, che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva”.

La Corte Costituzionale (sentenza n.231/2013) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della suddetta lettera, nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda.

Dopo aver operato una ricognizione degli accordi interconfederali del 193 e del 1994, quindi, i giudici di legittimità hanno concluso che il subentro dei componenti delle RSU ai dirigenti delle RSA nella titolarità dei diritti, permessi e libertà sindacali, previsto dall’art. 4 dell’Accordo interconfederale del 1993, è testualmente limitato alle “disposizioni di cui al titolo 3° della Legge n.300/1970”, restandone perciò escluso il diritto ai permessi retribuiti contemplati dall’art.30 legge n.300/70, trattandosi di disposizione contenuta nel titolo 4° di tale legge.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Suprema Corte di Cassazione, alle neocostituite R.S.U. non spetta il diritto ai permessi retribuiti, sicchè se la società opponga un diniego alla loro concessione ciò non integra comportamento antisindacale, punibile ai sensi del noto art.28 dello Statuto dei Lavoratori.

Fonte: Ipsoa.it

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