No alla videosorveglianza non autorizzata da parte dei datori: pesanti sanzioni e pochi rimedi

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Con un parere emesso dalla Direzione generale per l’attività ispettiva, il Ministero del lavoro chiarisce le modalità sanzionatorie che riguardano l’accertamento di condotte illecite da parte dei datori di lavoro in materia di installazione di apparecchi audiovisivi sui luoghi di lavoro. Dopo l’apertura operata dal Jobs Act, il dicastero riprende in esame le fattispecie consentite e soprattutto i limiti e le modalità procedurali ai quali le aziende devono comunque adeguarsi: in nessun caso la sorveglianza può precedere il rilascio dell’autorizzazione o la sigla dell’accordo sindacale.

La Direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del Lavoro ha espresso un parere in merito al reato commesso dal datore di lavoro che, in assenza di accordo sindacale o autorizzazione da parte della DTL competente, installi impianti audiovisivi di sorveglianza sui luoghi di lavoro.

Tra le novità contenute nel decreto legislativo n.151 del 14 settembre 2015, attuativo del Jobs Act, vi è l’abolizione del previgente divieto assoluto di utilizzo degli impianti audiovisivi e di altri strumenti di controllo a distanza dei lavoratori. Fino allo scorso 23 settembre, infatti, le norme in materia di controllo a distanza prevedevano il sostanziale divieto di utilizzo di «impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori», tranne che per motivi organizzativi, produttivi o di sicurezza e comunque previo accordo o richiesta all’Ispettorato del Lavoro, con possibilità per i sindacati di presentare eventuale ricorso.

La disciplina introdotta dal Jobs Act
Con la riforma operata dal Decreto semplificazioni, la fruizione oggi è consentita purché giustificata da:
– esigenze organizzative o produttive;
– ragioni inerenti la sicurezza del lavoro;
– la tutela del patrimonio aziendale.

Il potere di controllo può essere esercitato:
– direttamente dal datore di lavoro;
– da personale preposto in via gerarchica al controllo e/o alla vigilanza;
– attraverso personale specializzato.

La normativa innovata prevede che il datore di lavoro può effettuare i controlli a distanza esclusivamente nel rispetto dei principi di pertinenza e di non eccedenza.

Il datore di lavoro è legittimato al controllo che il lavoratore, nell’esecuzione della prestazione lavorativa, utilizzi la diligenza dovuta e rispetti gli obblighi di fedeltà e ad esercitare una possibile azione disciplinare nel caso in cui rilevi l’inosservanza di tali obblighi.

Tale potere non è, tuttavia, assoluto: è necessario non ledere i diritti fondamentali, quali dignità e riservatezza, del lavoratore.

L’utilizzo di impianti audiovisivi
L’impiego di impianti audiovisivi e simili è consentito soltanto in caso di preventivo accordo sindacale con la rappresentanza sindacale unitaria o le rappresentanze sindacali aziendali. Qualora l’impresa sia ubicata in diverse province o regioni, l’accordo può essere firmato anche con le rappresentanze sindacali più rappresentative a livello nazionale. In mancanza di accordo è necessario chiedere autorizzazione direttamente all’Ispettorato Unico del lavoro o al Ministero del Lavoro.

Nel parere emesso lo scorso 1 giugno, il Ministero prende in esame l’ipotesi di emissione di un provvedimento di prescrizione da impartire qualora, nel corso di una verifica ispettiva, si accerti l’installazione e l’impiego illecito di tale strumentazioni. Viene sottolineato innanzitutto che l’installazione non può mai essere antecedente alla stipula dell’accordo sindacale: tale divieto opera anche qualora le apparecchiature installate non siano ancora funzionanti. Irrilevante è la circostanza che i lavoratori siano stati comunque preavvisati o che si tratti di locali presso i quali l’attività lavorativa sia svolta saltuariamente.

La Direzione generale, nell’esprimere il proprio parere, fa riferimento ad una serie di sentenze e ad interventi espressi dal Garante della privacy che si sono espressi sulla illegittimità di tali condotte. L’indicazione rivolta ai funzionari ispettivi è dunque quella di impartire, al datore di lavoro che abbia commesso la violazione, una prescrizione al fine di porre rimedio all’irregolarità riscontrata: la condotta illecita dovrà essere immediatamente cessata e il materiale installato rimosso nel più breve tempo possibile: a tal fine, anche considerando la complessità dell’intervento tecnico necessario, il termine da assegnare dovrà essere congruo.

In caso di inottemperanza, la violazione sarà punita con un ammenda che va da € 154 a € 1.549 o l’arresto da 15 giorni ad un anno.

Il Ministero aggiunge che, qualora nel periodo di tempo assegnato al datore di lavoro per adempiere, venga siglato l’accordo sindacale o intervenga l’autorizzazione della DTL competente, l’ispettore può ammettere l’azienda al pagamento, nel termine di trenta giorni, di una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa, pari ad € 387,25.

Fonte: Ipsoa.it

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