Nessun obbligo retributivo se il lavoratore licenziato opta per l’indennità sostitutiva

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Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno affermato il principio secondo cui, ove il lavoratore illegittimamente licenziato in regime di c.d. tutela reale opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione al datore di lavoro di tale opzione senza che permanga alcun obbligo retributivo.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore e la società di cui era dipendente.

Il giudice del lavoro, su richiesta del lavoratore, emetteva ingiunzione di pagamento della somma pretesa a titolo di retribuzioni maturate dalla data di esercizio del diritto di opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra nel posto di lavoro fino a quella di effettiva erogazione dell’indennità, assumendo che con una precedente sentenza, il medesimo Giudice aveva accertato e dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato da R.F.I. S.p.A., ordinando la sua reintegra nel posto di lavoro. con la corresponsione, a titolo di risarcimento dei danni, di un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento fino a quello della reintegra. Con apposita comunicazione il dipendente aveva esercitato l’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra, indennità che era stata corrisposta solo quattro anni dopo.

Sulla scorta di tali premesse, e ritenendo che il rapporto di lavoro fosse continuato fino al giorno dell’effettiva corresponsione dell’indennità sostitutiva, chiedeva in via monitoria il pagamento di tutte le retribuzioni maturate e non percepite nell’intervallo di tempo intercorso tra la data di esercizio dell’opzione e quella di effettivo pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegra.

Il ricorso monitorio veniva accolto e la successiva opposizione della società, fondata sulla deduzione che il rapporto di lavoro doveva considerarsi risolto con l’esercizio del diritto di opzione e non già, come ritenuto dal tribunale, con il pagamento dell’indennità sostitutiva, veniva rigettata.

La Corte di Appello confermava la statuizione di primo grado, prestando adesione al tradizionale, e più volte affermato, orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui – costituendo la richiesta del lavoratore illegittimamente licenziato di ottenere l’indennità sostitutiva della reintegra esercizio di un diritto riconosciuto secondo lo schema dell’obbligazionecon facoltà alternativaex parte creditoris – l’obbligo di reintegrazione nel posto di lavoro si estingue solo con l’effettivo pagamento dell’indennità sostitutiva e non già con la semplice dichiarazione del lavoratore di scegliere tale somma in luogo della reintegrazione, con la conseguente permanenza dell’obbligo di corrispondere la retribuzione globale di fatto a titolo risarcitorio.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., investendo le Sezioni Unite della questione di diritto al riconoscimento, in favore dei lavoratori, delle somme richieste a titolo di risarcimento per l’illegittimo licenziamento fino al giorno dell’effettivo pagamento dell’indennità sostitutiva, questione rilevante prima della riforma recata dalla legge Fornero.

La Cassazione ha, sul punto, accolto il ricorso di R.F.I., risolvendo un contrasto giurisprudenziale venutosi a formare nella giurisprudenza della Corte Suprema, affermando quindi un importante principio di rilievo per gli operatori, trattandosi di fare il punto su una disciplina in una formulazione normativa attualmente non più in vigore ed applicabile transitoriamente solo a fattispecie in via di esaurimento.

Ed invero, sulla questione si erano venuti a formare tre ricostruzioni diverse:

a) quella tradizionale, fondata essenzialmente sulla ricostruzione della sentenza n.81 del 1992 della Corte costituzionale, e così sintetizzabile: i) l’ordine di reintegrazione e con esso il rapporto di lavoro si estinguono solo con il pagamento dell’indennità sostitutiva: ii) nel periodo dall’esercizio dell’opzione all’effettivo pagamento dell’indennità sostitutiva sono dovute dal datore di lavoro al lavoratore le retribuzioni ovvero l’indennità risarcitoria commisurata alle retribuzioni;
b) quella tradizionale “rettificata”, affermata a partire dal 2009, che, discostandosi da Corte cost. n. 81 del 1992, è così sintetizzabile: i) l’ordine di reintegrazione e con esso il rapporto di lavoro si estinguono con la dichiarazione (recettizia) del lavoratore di opzione in favore dell’indennità sostitutiva; ii) nel periodo dall’esercizio dell’opzione all’effettivo pagamento dell’indennità sostitutiva sono dovute dal datore di lavoro al lavoratore le retribuzioni ovvero l’indennità risarcitoria commisurata alle retribuzioni;
c) infine, quella più recente, affermata nel 2012, cosi sintetizzabile: i) l’ordine di reintegrazione e con esso il rapporto di lavoro si estinguono con la dichiarazione (recettizia) di opzione in favore dell’indennità sostitutiva; ii) nel periodo dall’esercizio dell’opzione all’effettivo pagamento dell’indennità sostitutiva il ritardato adempimento del datore di lavoro trova la sua regolamentazione nella disciplina dell’inadempimento dei crediti pecuniari del lavoratore (interessi legali e rivalutazione monetaria).

Le Sezioni Unite della Cassazione, scelgono di comporre il contrasto, optando – con una sentenza di grande spessore argomentativo – per quest’ultima soluzione, affermando il principio in precedenza espresso.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione, in tanto c’è la persistenza dell’obbligo retributivo per un ammontare crescente progressivamente alla durata dell’inadempimentodel datore di lavoro con evidente effetto dissuasivo per quest’ultimo, in quanto il rapporto prosegue. Sicché – con argomento a contrario -, se il rapporto deve intendersi come risolto per effetto della rinuncia del lavoratore alla reintegrazione con l’opzione in favore dell’indennità sostitutiva della stessa, non c’è alcun obbligo retributivo né risarcitorio che permanga e non è ipotizzabile un effetto dissuasivo dell’inadempimento – o del ritardo nell’adempimento – di un’obbligazione pecuniaria al di là dell’ordinaria disciplina della mora debendi.

Fonte: Ipsoa.it

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