Nel 2013 è previsto un aumento della disoccupazione

0
29

Nel 2012, purtroppo, in tutto il mondo, i disoccupati sono saliti a quota 197 milioni, senza contare i 39 milioni di scoraggiati usciti dal mercato del lavoro, perché vittime di uno stato di crisi che colpisce ad oggi soprattutto i giovani.  Per quanto ci sia la volontà di superare questo momento d’inerzia da parte dell’Italia, tutt’oggi gli ultimi dati reperibili ci dimostrano che in realtà il 2013, non sarà ancora l’anno della svolta. Rallentando l’attività economica, i giovani non solo non riescono a entrare nel mercato del lavoro, ma se hanno la fortuna di poter avere un contratto, non sono tutelati, perché le aziende forti del momento che stiamo vivendo, hanno più possibilità di appellarsi a delle norme che le tutelano e che permettono di licenziare il lavoratore pur rispettando i termini di preavviso e di tutela del contratto di riferimento.

Queste lunghe fasi di disoccupazione e scoraggiamento, soprattutto quando una persona si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro, danneggiano anche le prospettive di lungo termine, perché le abilità professionali e sociali vengono meno, poiché non è offerta la possibilità di crearsi un percorso lavorativo di valore. In Italia ormai avere la laurea non è più una sicurezza, contano le referenze e l’esperienza, tant’è vero che un sondaggio condotto in collaborazione con il sito di Tesionline, dimostra come su un campione di 11mila laureati, il 56% abbia affermato che la laurea oggi per trovare lavoro serve a poco. Anche il grado di preparazione del laureato è diventato più articolato: aver conseguito il titolo accademico con voti alti e sapere delle lingue straniere (anche due delle quali una non europea), un tempo elementi fondamentali per sperare di avere un contratto a tempo indeterminato, oggi non bastano più.

Nel 2013, solo il 28,4% delle aziende del comparto privato prevede di assumere nel proprio organico giovani laureati. Quindi questo significa che solo un’azienda su tre prevede di assumere un giovane che ha un percorso accademico alle spalle. Gli stage invece sono in aumento, infatti, il 46% delle aziende dichiara che inserirà laureati attraverso la formula dello stage, che ad oggi secondo le ultime normative prevede obbligatoriamente il pagamento di un rimborso spese. Tra le aziende che hanno già attivato nel periodo ottobre-dicembre 2012 convenzioni-stage, il 36% dichiara che molti di essi saranno trasformati in contratti nei primi mesi del 2013, mentre il 20% sostiene che nessuno stage diverrà un rapporto di assunzione e ben il 33% delle aziende intervistate dichiara che non è ancora in grado di fare previsioni sull’argomento.

Sarebbe importante trovare delle soluzioni più concrete per dare sia una possibilità ai giovani che hanno studiato, sia a quelli che per cause indipendenti da loro, hanno perso il lavoro e sono nella fascia d’età che va dai 30 ai 40 anni e che adesso hanno difficoltà a ricollocarsi nello stesso. Avere oggi, la voglia e la possibilità di mettersi in gioco, è diventata più che un’ambizione, una vera e propria necessità. Il modo migliore per poter affrontare un periodo così critico per noi giovani è quello di reinventarci, fossilizzarsi in un solo ambito lavorativo, non solo non ci permette di crescere umanamente e professionalmente ma ci limita nella scoperta di quelle che potrebbero essere attitudini nascoste, e che invece potrebbero rivelarsi prospettive di vita migliori.

Autore: Alessia Rigoli – Redazione Lavorofisso.com