Meno pratiche per chi si ammala: Il lavoratore non è più tenuto a inviare il certificato all’Inps

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Il sistema telematico ha snellito gli adempimenti in azienda e trasferito le informazioni sul web
La malattia, adesso, è un fatto tutto “personale”. Il lavoratore che si ammala, infatti, non è più tenuto a dirlo all’Inps e neanche al suo datore di lavoro. A tanto provvedono i medici, indirettamente, con la trasmissione telematica dei certificati di malattia.

Tuttavia, se il primo adempimento (invio di una copia del certificato all’Inps) può dirsi definitivamente venuto meno, il secondo ancora permane in alcune situazioni (e resta ovviamente anche l’obbligo di avvisare l’azienda della propria assenza per malattia). Vediamo, dunque, come lavoratori e imprese devono districarsi nel labirinto delle nuove regole.

La malattia è su internet
Le nuove regole sono entrate a regime il 1° febbraio, con l’operatività del regime sanzionatorio a carico dei medici inosservanti, nonostante il nuovo sistema fosse in atto da qualche tempo. Del resto è solamente dalla piena operatività delle nuove regole che deriva la modifica degli adempimenti a carico di lavoratori e datori di lavoro. Oggi, dunque, i medici sono tenuti a inviare telematicamente all’Inps i certificati di malattia. Il nuovo obbligo riguarda sia i certificati dei lavoratori del pubblico impiego che quelli dei lavoratori del settore privato. Nel primo caso (pubblico impiego) sono esonerati dall’invio del certificato medico i dipendenti in regime di diritto pubblico appartenenti alle categorie di: magistrati ordinari, contabili e amministrativi e contabili; avvocati e procuratori dello stato; professori e ricercatori universitari; personale della carriera diplomatica; personale della carriera prefettizia; personale del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr); personale della Commissione nazionale per le società e borsa (Consob); personale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato; personale militare; forze di polizia di stato; personale della carriera dirigenziale e direttiva penitenziaria; personale, anche di livello dirigenziale, del corpo nazionale dei vigili del fuoco, esclusi il personale volontario e il personale volontario di leva (articolo 3 del dlgs n.165/2001).

Il sistema centrale (Sac)
La procedura telematica, gestita dall’Inps, funziona in questo modo. Il medico curante, attraverso il collegamento internet, trasmette all’Inps le informazioni relative alla certificazione di malattia che ha rilasciato a un lavoratore, accedendo al Sistema di accoglienza centrale (Sac) del ministero dell’economia. Le certificazioni, «telematiche», si compongono di: a) un attestato di malattia per il datore di lavoro, privo di diagnosi; b) un certificato di malattia per l’assistito (cioè il lavoratore) con i dati della diagnosi e/o il codice nosologico. Completato l’invio, il Sac restituisce al medico un numero di protocollo attribuito all’operazione (al certificato); il medico procede, se possibile, alla stampa del certificato e dell’attestato da consegnare, entrambi, al lavoratore. Se si trova impossibilitato a effettuare una stampa della certificazione, il medico è tenuto soltanto a comunicare al lavoratore il numero di protocollo della certificazione affinché, successivamente, il lavoratore possa recuperare copia della certificazione su internet. L’Inps, ricevuto il certificato dal Sac, mette il relativo attestato di malattia a disposizione del datore di lavoro (privato e pubblico) sul proprio portale web. Lo stesso fa anche per il lavoratore, il quale può accedere sempre dal sito web dell’Inps ai dati di tutti i certificati a lui intestati (accesso tramite codice Pin) o al singolo attestato di malattia (attraverso l’inserimento del codice fiscale personale e del numero identificativo del certificato). Imprese e lavoratori, inoltre, possono registrarsi all’Inps per ottenere una copia delle certificazioni mediche per Pec (Posta elettronica certificata).

Quando il datore attiva la procedura telematica scattano gli esoneri
Prima dell’entrata in vigore della procedura telematica per le certificazioni mediche, i lavoratori che si ammalavano erano tenuti fondamentalmente a due obblighi (oltre a quello di avvisare l’azienda dell’assenza): far pervenire una copia del certificato medico all’Inps, entro due giorni; far pervenire una copia del certificato medico al proprio datore di lavoro, entro due giorni.

Entrambi gli adempimenti scaturivano dall’articolo 2 del dl n.633/1979 (convertito dalla legge n.33/1980). La legge n.311/2004 (che ha introdotto la procedura telematica) ha modificato la predetta disposizione (si veda tabella). Il primo adempimento, dunque, è definitivamente scomparso. Con la nuova procedura telematica, in altre parole, non esiste più l’obbligo a carico dei lavoratori di far pervenire una copia del certificato medico alla struttura territoriale dell’Inps: a tanto provvedono direttamente i medici.

La consegna del certificato all’azienda. Diverso è il discorso riguardo al secondo adempimento che concerne l’obbligo, per i lavoratori, di recapitare ovvero di trasmettere a mezzo raccomandata a/r al proprio datore di lavoro, entro due giorni dal rilascio, l’attestazione di malattia. L’obbligo sussiste solo ed esclusivamente qualora il datore di lavoro non abbia richiesto all’Inps di ricevere le attestazioni di malattia in via telematica. In altre parole, se e quando il datore di lavoro abbia richiesto all’Inps il recapito, tramite internet, delle attestazioni di malattia che riguardano la sua azienda, ossia i suoi dipendenti, il lavoratore può dirsi esonerato (non più obbligato) a recapitare al suo datore di lavoro una copia dell’attestazione di malattia. Il problema, dunque, diventa un altro: la verifica della sussistenza (o meno) dell’obbligo. Problema che si risolve rispondendo a due domande. Prima: «quando» questa richiesta dei datori di lavoro può ritenersi soddisfatta (così da venir meno l’obbligo a carico dei lavoratori); seconda: come venire a sapere (come provare) da parte dei lavoratori che l’azienda ha attivato il canale telematico. Alla prima domanda sono possibili due risposte, che corrispondono alle modalità attraverso le quali il datore di lavoro può chiedere all’Inps di ottenere le attestazioni di malattia in via telematica: 1) attraverso l’accreditamento sul sito dell’Inps; 2) attivando la richiesta di ricevere le attestazioni via Pec. Dunque, una volta che il datore di lavoro abbia attivato una delle due procedure, il lavoratore può ritenersi esonerato (cioè non più obbligato) dal recapitare/trasmettere l’attestazione di malattia al proprio datore di lavoro. Resta la seconda domanda: come fa il lavoratore a sapere se il datore di lavoro ha attivato la modalità telematica di ricezione delle attestazioni di malattia? La risposta è una soltanto: deve chiederlo direttamente all’azienda. La sua richiesta peraltro non può venire disattesa, perché in virtù del principio di buona fede nell’esecuzione dei contratti (articolo 1375 del codice civile), il datore di lavoro è tenuto a confermargli o meno questa sua scelta. Anzi, proprio in virtù di tale principio, il datore di lavoro sarebbe tenuto a informare i dipendenti circa l’esonero alla consegna del certificato medico, una volta che ha richiesto all’Inps la trasmissione telematica delle attestazioni di malattia.

Infine, un’ultima ipotesi: il mancato funzionamento della modalità telematica. Nei casi in cui la trasmissione on-line non sia possibile (server Inps non funzionante, zona sprovvista di collegamento internet ecc.) il medico è automaticamente autorizzato a usare il cartaceo senza rischio di sanzioni. In tal caso, deve ritenersi sussistente l’obbligo, a carico dei lavoratori, di consegnare il certificato al proprio datore di lavoro, anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro sia abilitato alla consultazione online.

Fonte: Carla De Lellis – ItaliaOggi Sette

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