Marina Calderone, per i contratti “servono flessibilità e semplicità”

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Le modifiche al D.L. n.34/2014, ora all’esame del Senato, “non vanno nella direzione necessaria per soddisfare le esigenze attuali del mercato del lavoro. Le rigidità introdotte per il contratto a termine e le complicazioni per l’apprendistato non perseguono gli obiettivi di flessibilità e semplicità”.

E’ quanto dichiarato a IPSOA Quotidiano da Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro e del CUP, che ha nei giorni scorsi discusso di questi e altri temi con il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

L’esecutivo, guidato dal presidente del consiglio Matteo Renzi, ha avviato una serie di misure in materia di lavoro. Il D.L. n.34/2014 che attualmente sta faticosamente seguendo, non senza polemiche, l’iter parlamentare per la conversione in legge sono state introdotte importanti modifiche al contratto a tempo determinato ed a quello di apprendistato. La riduzione del cuneo fiscale che proprio questo mese renderà tangibile una riduzione dell’IRPEF per una fascia di lavoratori. La presentazione del disegno di legge che dovrà completare le misure previste dal. Jobs act. Ed ancora la prossima adozione del decreto attuativo che modificherà le attuali regole sul DURC.

Su questi temi è intervenuta Marina Calderone, presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro e del CUP, che nei giorni scorsi ha avuto modo di discutere di questi temi con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

Presidente, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.L. n.66/2014 che prevede a favore dei lavoratori un credito di imposta che potrà raggiungere 80 euro mensili. Che ne pensa di tale misura?

Ritengo possa rappresentare un segnale che va nella direzione della necessità di intervenire sul fronte della riduzione del carico fiscale. Appare tuttavia poco comprensibile che siano stati esclusi altri soggetti dalla possibilità di ottenere il beneficio. Pensionati, lavoratori con redditi fino a 8 mila euro sono certamente coloro che si trovano esclusi. Ma non va trascurato che quando si parla di lavoratori, non si può pensare a lavoratori di serie A (lavoro dipendente) e di serie B. Oggi gli effetti della crisi investono tutto il lavoro anche quello autonomo e professionale ed anche a “questo mondo” è necessario offrire segnali positivi.

È fiduciosa rispetto a queste esigenze?
Spero si possano trovare le coperture finanziarie per garantire al comparto del lavoro autonomo e professionale l’adeguato sostegno perché possa ripartire in modo da garantire l’occupazione. È noto infatti che il lavoro dipendente nasce se lo crea il lavoro autonomo.

Il D.L.34/2014 è passato dalla Camera con modifiche significative rispetto al testo originario. Che ne pensa?
Sinceramente l’impressione è che le modifiche non vanno nella direzione necessaria per soddisfare le esigenze attuali del mercato del lavoro.

Servono flessibilità e semplicità. Le rigidità introdotte per il contratto a termine e le complicazioni per l’apprendistato non perseguono tali obiettivi. Non bisogna dimenticare infatti che se è vero che non sono le regole a creare lavoro, è altrettanto vero che le stesse regole possono ostacolarlo.
Basti pensare all’apprendistato.

Perché mai un contratto che risulta forse il più vantaggioso tra quelli presenti nel mercato del lavoro, che consente di costruire le risorse umane dell’azienda con un costo del lavoro ridottissimo, è utilizzato in maniera così insignificante?

Le cause le conoscono tutti, a cominciare dalla pesante burocrazia regionale che impedisce lo sviluppo dell’istituto.
Ebbene il D.L. n.34/2014 aveva fatto un passo avanti, ma ora sembra se ne stia facendo due indietro.

Cosa ha detto al Ministro rispetto a questi aspetti?
Abbiamo espresso la volontà di voler contribuire al miglioramento delle regole del diritto del lavoro. E questo grazie al contributo che può dare chi quotidianamente gestisce la maggior parte dei rapporti di lavoro ed assiste i datori di lavoro del nostro Paese. A giugno prossimo, i consulenti del lavoro hanno messo al centro del Congresso Nazionale e del Festival delle Lavoro le riforme del diritto del lavoro di cui c’è bisogno. Ed in quella occasione presenteremo le nostre proposte di modifica.

Che ci può dire del rapporto delle professioni con l’Esecutivo?
Il clima che si sta instaurando mi sembra proficuo. Finalmente si prende atto che i professionisti rappresentano una risorsa per il paese e degli interlocutori affidabili.

Anche in Europa il clima sta cambiando
Quando si è parlato di Europa e professioni spesso si è pensato che il nostro sistema basato sugli ordini fosse in contrasto con il pensiero comunitario.
Molte volte si è evidentemente equivocato.
In ogni caso, l’incontro avuto con il vice presidente della Commissione Antonio Tajani nel mese di aprile ha prodotto ottimi risultati sia per quanto concerne il riconoscimento del sistema delle professioni del nostro paese basato sugli ordini ed anche per quanto concerne l’apertura per l’utilizzo delle risorse comunitarie.
Col verbale di accordo 6 febbraio 2014 la Commissione formata da Fidaldo, Domina con Federcolf, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs-Uil ha determinato i nuovi minimi retributivi, a decorrere dal 1° gennaio 2014, per i lavoratori domestici.

Fonte: Ipsoa.it

 

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